Smart city e nuova agenda urbana

time-to-think-urban-unhabitat-brochure-2013-3-638(Articolo pubblicato dalla Rivista Italiani Europei 4/2016) Per decenni abbiamo creduto che i livelli di governo locale non potessero rappresentare un ambito soddisfacente per rispondere alle problematiche del pianeta, cercando soluzioni strutturali attraverso i modelli sovranazionali, le interconnessioni digitali, la combinazione di formule finanziarie. Esiste invece un nesso tra la qualità della vita nelle comunità e le strategie di sviluppo di un sistema territoriale di più o meno vaste dimensioni. È arrivato il tempo di definire una nuova agenda urbana per sistematizzare l’allineamento tra città e paesi, ribaltando il paradigma e indicando in modo definitivo le aree urbane come fattore chiave nel futuro economico e sociale di Stati e continenti. Di questo va tenuto conto anche nel dibattito sulle smart city, dove al venir meno dell’attenzione delle istituzioni si contrappone l’attivismo dei grandi player tecnologici e delle grandi piattaforme digitali private. A quando una visione dove le reti e le tecnologie siano messe effettivamente a servizio esclusivo del bene comune e dei cittadini? Leggi il seguito di questo post »


Le città come beni comuni

Conflitti sociali, crisi e mutazione del lavoro, rigenerazione degli spazi inutilizzati, nuove povertà urbane, migranti e rifugiati, cambiamento climatico e dissesto idrogeologico, diritto alla casa. Negli ultimi anni questi temini sono tornati prepotentemente alla ribalta sulla scena politica, non più unicamente a seguito delle campagne promosse da organizzazioni non governative e movimenti. Per la prima volta le città sono diventate il palcoscenico sul quale questi problemi sono piombati prepotentemente pretendono una soluzione. In realtà, in molte comunità e governi urbani, tra la società civile organizzata tanto quanto tra i sindaci,  è esplosa la consapevolezza che le vecchie ricette che contrappongono gli interventi dello ‘Stato’ all’assolutismo del ‘Mercato’ non funzionano più. Semmai, più che risolvere, finisco per dilaniare le comunità locali. A Bologna abbiamo individuato una strada per interpretare questo cambiamento, un cammino che ci ha portato a scegliere i ‘beni comuni’ come paradigma e visione del nostro futuro urbano. Come ho già avuto modo di dire, attorno al tema è stata sparsa retorica a fiumi, coì come attorno a espressioni quali ‘smart city’ e ‘sharing economy’. Recentemente, Giovanni Battistuzzi su il Foglio ha affermato: ‘si è assistito alla creazione, all’esaltazione e poi al tracollo indecoroso di molti satrapi benecomunisti che sbandieravano la gestione comune della città come la panacea di tutti i mali non tenendo in considerazione però che la gestione di ciò che deve essere di tutti non può essere fatto nel modo burocratizzato della pubblica amministrazione, ma deve nascere da altro’. A Bologna abbiamo provato rompere questi schemi lavorando sul fronte concreto dei ‘Patti di collaborazione’ prima e poi sull’affermazione di un’idea di città, nella quale i ‘beni comuni’ non vengano solamente difesi ma immaginati come un giacimento da rigenerare e dal quale estrarre valore sociale, culturale, economico e ambientale. Fattori che abilitano la comunità a fare e a prendersi cura di sè, fattori che redistribuiscono potere prima ancora che reddito. Un metodo democratico scomodo, lo potremmo definire anche così, che ha scompaginato qualche aspettativa e allargato gli schemi politici tradizionali. Da qui gli esempi che ho più volte riportato destinati alla rigenerazione di spazi dismessi che creano opportunità di servizi e lavoro, la collaborazione tra scuole tecniche e imprese, la gestione condivisa aree verdi e strade, la nuova rete civica iperbole e l’utilizzo degli strumenti digitali per abilitare la comunità al ‘fare’, la rete delle ‘Case Zanardi’ e l’emergenza abitativa negli spazi inutilizzati, fino al percorso ‘Collaborare è Bologna’ nei quartieri cittadini per la scelta dei progetti chiave ai quali destinare i fondi europei 2014-2020. Progressivamente, questo nostro metodo è diventato una visione di città a tutti gli effetti, tanto da essere riconosciuto come tale a livello internazionale. Ecco dunque perchè si tiene a Bologna, all’Opificio Golinelli, il 6 e il 7 novembre, la conferenza “The City as a Commons: Reconceiving Urban Space, Common Goods and CityGovernance” organizzata da LabGov – LABoratorio per la GOVernance dei beni comuni – progetto in collaborazione tra l’Urban Law Center della Fordham University di New York e l’International Center on Democracy and Democratization (ICEDD) della LUISS Guido Carli di Roma. Leggi il seguito di questo post »


Tra il dire e il fare, la differenza è fare

Sabato scorso, Riccardo Luna ha speso delle belle parole su di noi dalle pagine de La Repubblica. Ha parlato di una città e di un’amministrazione capaci di raggiungere risultati importanti nel campo dell’Agenda digitale e della collaborazione civica. Fa piacere, chiaramente. E’ segno che non siamo più solo una ‘strana’ coincidenza del destino. A Bologna è tornata una forte ‘febbre del fare’. La spinta a cambiare il Paese, a ricostruire una capacità di vedere il futuro passa da qui. Lo ha affermato anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, pochi giorni fa, in visita personale al MAST e al nuovo Opificio Golinelli. Opere che, seppure con approcci differenti, rappresentano la strada che una grande impresa può intraprendere in collaborazione con le istituzioni locali per restituire alla comunità valore sociale; scommettere sulla diffusione della cultura del cambiamento, i linguaggi dell’arte contemporanea, della divulgazione scientifica, dell’educazione all’imprenditorialità. A partire dai più giovani, MAST e Opificio raccontano un ‘made in Italy’ vero e profondo, che ruota attorno alla formazione culturale e scientifica dei ‘buoni cittadini’ di oggi e di domani. A Bologna, però, è cresciuto anche molto altro negli ultimi quattro anni. Ad esempio, una rete diffussa di luoghi rigenerati e aperti alla città, come Le Serre dei Giardini Margherita, il Mercato Sonato, la Velostazione, i progetti Eta Beta in via Battirame e Instabile Portazza, Kinodromo in via San Rocco e Pietralata, il fablab di MakeinBo in Piazza dei Colori, il progetto Empori solidali Case Zanardi, le Cucine popolari, le Social street, i laboratori degli istituti tecnici aperti al mondo dell’impresa (e potrei continuare). Una rete di comunità attive e collaborative, di imprenditorialità sociale, culturale e creativa, che non gestisce unicamente dei ‘beni comuni’ ma li rigenera. Leggi il seguito di questo post »


Largo all’avanguardia

Quando per la prima volta abbiamo presentato al Sindaco Virginio Merola l’idea di rigenerare l’autorimessa sotto la scalinata del Pincio, da pochi giorni ci aveva lasciato il grande Freak Antoni. Volevamo fare qualcosa di importante e di creativo, così proposi di montare una scritta al neon giusto fuori dal garage di Via Indipendenza: “Largo all’Avanguardia”. Oltre un anno dopo, abbiamo presentato la nuova destinazione di questo spazio. La Velostazione di Bologna sarà un progetto punk, creativo, necessario. L’avanguardia delle città è rappresentata oggi dalla collaborazione tra cittadini e PA per la soluzione dei problemi, per un disegno condiviso del futuro. Non c’è avanguardia senza cambiamento, non cè cambiamento sostenibile senza collaborazione. D’ora in avanti quando passerete di fronte a quel garage (che non dispero un giorno possa davvero fregiarsi di quella scritta) pensate a questo, Bologna corre, corre verso la frontiera. Il progetto Dynamo prevede la realizzazione della prima Velostazione della città di Bologna, di fronte alla Stazione centrale e di fianco all’Autostazione. Un’idea selezionata attraverso il bando Incredibol!, che ha assegnato l’ex autorimessa di propietà comunale. Sarà un posto dove parcheggiare la bici in sicurezza e molto di più: un hub di servizi di riparazione, noleggio, logistica, turismo, piccolo ristoro e consulenza, tutti dedicati alle due ruote. Rinascono così gli spazi del Pincio, sotto la terrazza panoramica del giardino della Montagnola: da autorimessa si trasformano in un luogo di incontro, formazione e servizi dedicati alla mobilità nuova e alla cultura urbana. Dopo le Serre dei Giardini Margherita e prima della prossima assegnazione del Mercato San Donato all’Orchestra Senza Spine, un altro sogno che si avvera.

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Le giornate della Collaborazione civica

collSabato una festa dedicata a chi ogni giorno si attiva per rendere Bologna una città più bella e vivibile. Domenica 150 cittadini, divisi in 10 squadre puliranno i muri della città. La prima Festa della Collaborazione Civica mette al centro l’attivismo civico e la cooperazione in campo economico e sociale di Bologna, una città che innova e rinnova la propria identità costruendo sulla tradizione un nuovo modello di governance urbana e locale, dalla città intelligente alla comunità collaborativa. Bologna è la città in cui si sta sperimentando un nuovo metodo di governo e nuovi strumenti amministrativi con il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani, in cui sono nate e cresciute le prime Social Street e la Nuova Rete civica Iperbole. Per questo nasce una festa che ogni anno coinvolgerà un quartiere diverso. Nella città che ogni 10 anni cambia il 25% della propria popolazione, la Collaborazione civica è il vero fattore che crea cittadinanza e identità. La Collaborazione per il bene comune, lo sappiamo, è ciò che ha sempre reso speciale e diversa Bologna. In ogni campo e di fronte ad ogni ostacolo, noi i problemi li affrontiamo così, collaborando insieme. Collaborare significa soprattutto esserci e non cedere al rancore, perché a Bologna la solidarietà è in fondo l’unico modo che conosciamo per essere davvero liberi.

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La Prima Festa della Collaborazione Civica

Salvatevi la data del prossimo 16 maggio perchè il Comune di Bologna promuoverà la prima “Festa della Collaborazione Civica”. Una giornata dedicata a festeggiare lo spirito di Bologna, che in molti ormai chiamano “collaborazione civica”, con l’obiettivo di chiamare a raccolta i tanti bolognesi che ogni giorno si attivano per rendere la nostra città più bella e vivibile. La Collaborazione per il bene comune, lo sappiamo, è ciò che l’ha sempre resa speciale e diversa. In ogni campo e di fronte ad ogni ostacolo, noi i problemi li affrontiamo così, collaborando insieme. Collaborazione come antitesi alla separazione e all’individualismo, la partecipazione del fare insieme per il bene comune, l’impegno civico per la cura e la valorizzazione condivisa del bene comune. Stiamo parlando del motore che ogni anno muove migliaia di cittadini bolognesi e li spinge ad inventare soluzioni ai problemi della comunità, attraverso appunto il fare insieme e l’innovazione sociale. Leggi il seguito di questo post »


A Bologna la terza Smart City Exhibition “Comunicazione, qualità e sviluppo nelle città intelligenti”

Stand Bologna SmartCity "Le idee che cambiano Bologna"Si è conclusa ieri SCE2014, la manifestazione che vede protagoniste le Smart City e le politiche di innovazione e sostenibilità, con l’obiettivo di diffondere e condividere esperienze, strategie, problematiche e soluzioni. Bologna, con le sue politiche innovative, è stata protagonista di questo appuntamento: da una parte lo spazio “Smart City, le idee che cambiano Bologna” che ha ospitato numerosi incontri di confronto e diffusione delle tante esperienze collaborative e innovative attivate nella nostra città, dall’altra la partecipazione del Comune di Bologna come relatore in diversi convegni, per raccontare le proprie esperienze e potersi confrontare con altre importanti realtà nazionali e internazionali. Durate l’evento, Forum PA ha presentato i dati di ICity Rate 2014 – La classifica delle città intelligenti italiane, II ed; dove Bologna conferma la vivibilità che la contraddistingue: prima nella cura dell’infanzia e con punteggi molto elevati rispetto alla media nazionale nell’assistenza ospedaliera e nell’assistenza domiciliare agli anziani (11,2% della popolazione over 65 trattata in assistenza domiciliare contro una media nazionale del 4,12%) oltre che nella coesione sociale, grazie alla modesta quota di popolazione in condizione di povertà relativa. Leggi il seguito di questo post »