Newlat: ritirati i licenziamenti e firmato nuovo accordo

Tre mesi di cassa integrazione straordinaria (fino ad aprile), corsi di formazione e riqualificazione professionale, ricerca di contatti con altre aziende del territorio per ricollocare i lavoratori in esubero. E’ questo il nuovo stasto dell’arte dopo gli scioperi dei lavoratori del gruppo Newlat che si sono svolti a Natale e gli incontri successivi al Ministero e oggi in Regione. La strada è stata condivisa oggi da istituzioni, sindacati e Newlat per i 220 addetti degli stabilimenti di Reggio Emilia e Bologna, che nei giorni scorsi hanno rischiato di perdere il posto di lavoro. Per i 35 della Corticella di Bologna, in particolare, le lettere di licenziamento erano arrivate la vigilia di Natale. Oggi in Regione, le parti si sono accordate quindi su tre mesi di cassa integrazione straordinaria in deroga, dall’1 gennaio all’1 aprile, per i 185 lavoratori dello stabilimento reggiano, mentre per quelli di Bologna la Cigs vale anche retroattivamente per dicembre. Leggi il seguito di questo post »


Restituite il panificio alla città

Dopo alcuni anni di tira e molla, questo Natale i 35 lavoratori del pastificio Corticella a Bologna rischiano di vedere messa la parola fine al loro futuro lavorativo in azienda. La Newlat ha consegnato le lettere di licenziamento e, secondo lavoratori e sindacati, sono a rischio anche altri 11 posti di lavoro a Bologna perche’ il mulino vicino all’ex panificio e pastificio, sempre gestito dell’azienda ha i giorni contati. Il 24 dicembre mattina, una ventina di lavoratori hanno deciso di incrociare le braccia e partecipare al presidio organizzato dai sindacati che li rappresentano (Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil) davanti al cancelli della Corticella. “Siamo arrivati al dunque– si legge in un comunicato Flai-Cgil- dopo due anni di promesse e aria fritta in attesa di un progetto produttivo alternativo, Newlat ha deciso di investire in Germania e lasciare a piedi i lavoratori di Bologna“. Un’accusa, quest’ultima, su cui anche il Comune ha deciso di prendere posizione. Siamo al punto di non ritorno. L’impresa non può pensare di relazionarsi col nostro territorio in questo modo, che speculativo è dire poco. Dopo avere utilizzato risorse del territorio, se proprio se ne vuole andare da Bologna l’azienda regali il pastificio al Comune, che ci pensiamo noi a riqualificarlo insieme ai lavoratori e ai cittadini.
Leggi il seguito di questo post »


Newlat-Corticella: ritirati i trasferimenti dei lavoratori…un primo passo importante

Ieri sera abbiamo siglato una prima intesa con Newlat, Unindustria, i sindacati e la Provincia di Bologna. Dopo la commissione della settimana scorsa è stato fatto una passo avanti importante: sono stati ritirati i trasferimenti dei lavoratori. Di seguito il comunicato congiunto che spiega i termini dell’accordo e il percorso che si avvia da oggi. Leggi il seguito di questo post »


La New Lat ritiri le lettere di trasferimento dei suoi 46 dipendenti

La New Lat ritiri le lettere di trasferimento dei suoi 46 dipendenti. Questa è la condizione che abbiamo posto giovedì 17 novembre alla New Lat, nel corso della commissione consiliare Attività produttive convocata per parlare della crisi aziendale. Solo così possiamo pensare che ci sia una buona volontà da parte dell’azienda, che possa produrre poi accordi sindacali e relativo piano industriale, precondizione  per una valutazione da parte nostra su eventuali cambi di destinazioni d’uso del sito produttivo in via di Corticella. Ho ribadito quanto detto dal sindaco Merola e cioe’ che, visto lo stato della trattativa sindacale, il Comune non e’ disponibile a cambiare la destinazione d’uso al Pastificio. L’amministratore delegato della New Lat, Stefano Cometto, ha invece ricordato che l’azienda e’ disposta a creare un nuovo stabilimento a Bologna, ma vuole capire quanto potrebbe rendere la vendita di quello attuale per calcolare quanto investire. Beh… noi non siamo un’agenzia immobiliare.

Cometto ha ribadito che “il trasferimento in uno degli altri siti (tra i quali Eboli, Lodi e Sansepolcro) non ci pare una possibilita’ cosi’ penalizzante”, e che “se ce li chiedono ci sono anche gli ammortizzatori sociali”, i consiglieri, in primis Claudio Mazzanti e Francesco Critelli (Pd) e poi Massimo Bugani (Movimento 5 stelle) hanno preso le difese dei dipendenti. E hanno sottolineato quanto possa essere problematico per ognuno trasferirsi in un luogo lontano con nuove spese e senza adeguate garanzie (“Ci risulta che anche gli altri stabilimenti non navighino in buone acque”).    Vito Rorro, segretario della Flai-Cgil, invece, e’ tornato a chiedere una garanzia “vera”, con l’azienda “che si vincoli in solido, magari con una fideiussione”. La buona notizia della commissione, ha aggiunto poi, “e’ che abbiamo capito che l’area dove oggi sorge lo stabilimento (la stessa che New Lat vorrebbe vendere) e’ strategica” e quindi di alto valore. L’auspicio resta quello “di trovare un accordo al tavolo di martedi’”, ha concluso.

Il Comune garantirà la propria presenza al prossimo incontro del tavolo di crisi fissato per martedì per salvaguardare la presenza dello stabilimento sul territorio e l’occupazione dei dipendenti.


Angolo B: ospite a Radio Città del Capo

Ospite negli studi di Radio Città del Capo durante la trasmissione AngoloB, oggi ho parlato di diversi argomenti e risposto alle domande degli ascoltatori.

Ascolta la puntata.


Oggi in piazza al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici Newlat-Corticella

Oggi sarò in piazza al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici della Newlat di Bologna, i quali hanno indetto uno sciopero di otto ore e una manifestazione in piazza Maggiore. La protesta vuole impedire la chiusura dello stabilimento e salvare 60 posti di lavoro. “In questo caso – spiega una nota del sindacato Flai-Cgil – non c’è nessuna crisi industriale: la ‘Newlat-Corticella’ produce alimenti e pasta dal 1948 e ha la piena possibilità di continuare, pur nelle difficoltà della crisi economica generale, la sua attività industriale”. Lo sciopero è stato proclamato contro la decisione di chiudere lo stabilimento, mossa che secondo i sindacati è finalizzata a vendere l’area su cui è situato, con l’obiettivo di speculare indisturbatamente su un affare di milioni di euro che ricaverebbe dalla sua trasformazione in area urbana edificabile. Il sindacato ha anche denunciato il “ricatto” contro i dipendenti, “minacciati di trasferimento in altri stabilimenti a partire da dicembre” da un’azienda che “si rifiuta di applicare gli accordi, anzi li disdetta”. L’Amministrazione comunale di Bologna si è già espressa chiaramente nei giorni scorsi in merito alla richiesta di cambio di destinazione d’uso dell’area: non siamo disponibili.