A Beirut, Libano

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Sala giochi nel campo di Chatila

Prima notte a Beirut. La guerra che insanguina la Siria ormai da sei anni ha creato una situazione di necessità, serve assistenza sanitaria per oltre 12 milioni di persone, 5,6 milioni dei quali sono bambini e adolescenti sotto i 18 anni. Ad essi si aggiungono 6 milioni di profughi (2 milioni di bambini) fuggiti verso altri paesi della regione. In Libano i rifugiati siriani registrati dall’UNHCR sono circa 1,2 milioni su 4,5 milioni di abitanti.  Secondo le cronache dei giornali internazionali sulla loro pelle i paesi che contano si giocano il terzo conflitto bellico mondiale. Con una delegazione composta da tecnici del settore socio-sanitario (Fondazione ASPHI Onlus, Open Group, il Dipartimento di scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, l’INAIL di Vigorso – Budrio e l’Associazione annulliamo la distanza), sono stato invitato dalla ONG Armadilla e UNICEF per conoscere da vicino un progetto rivolto a medici e insegnanti siriani, che si occupano di minori in difficoltà a causa di disabilità e stress post traumatici. Ci ritroviamo in Libano perchè è il posto più sicuro oltre che l’occasione per conoscere il paese che accoglie il ‘record mondiale’ di profughi e rifugiati.

Qualche mese fa entra nel mio ufficio Gianluca Borghi per presentare Armadilla, a me e alla collega Susanna Zaccaria (Assessore Diritti e pari opportunità). L’Ong opera da tempo in Siria e Libano e ha già effettuato missioni nel passato insieme con la Regione Emilia-Romagna, la quale ha firmato un protocollo di cooperazione alla fine dell’ultimo mandato Errani, con Teresa Marzocchi assessore. Ci interessa capire come riprendere una concreta presenza di Bologna sul fronte della cooperazione internazionale, in un momento di cambiamenti a livello globale, a partire dalla grande questione delle migrazioni. In Italia e nella nostra regione stiamo gestendo un flusso importante di migranti e richiedenti asilo, ma non mancano anche tra i nostri comuni voci preoccupate. Dunque voglio vedere in prima persona come in un paese grande quanto l’Abruzzo si riesca ad accogliere la più massiccia ondata di profughi della storia recente. Qui nella ‘fortezza Europa’ nascono le Goro, si chiudono le frontiere a Venimiglia, si brandiscono i forconi fuori dai centri di accoglienza a Milano. Rumori che a volte coprono un’Italia ben più larga e coraggiosa che accoglie silenziosamente, fatta di comunità, tanti sindaci, tante famiglie. E’ anche per loro che la politica deve alzare la testa e metterci il cuore. Questa è il racconto della mia (breve) missione a Beirut e in Libano. Leggi il seguito di questo post »


Le lacrime del coccodrillo

Questa estate, mi sono imbattuto in una foto arichiviata nella storia recente della Gran Bretagna. Si tratta di un fotomontaggio realizzato dagli artisti Peter Kennard and Cat Phillipps nel 2005, manipolando una foto opportunity scattata durante la terza campagna elettorale di Tony Blair. Due anni dopo l’invasione dell’Iraq. La guerra al terrorismo combattuta sul campo del nemico. Una guerra vinta e una missione compiuta, si disse allora. Salvo poi scoprire che non era finito un bel niente. Se allora avevamo gli ‘stati terroristi’ in Medio Oriente, l’opinione pubblica avrebbe scoperto presto che esistono anche ‘i terroristi che vogliono farsi stato’.  Rispetto ad allora il mondo non è un luogo più sicuro. Secondo l’UNHCR, sono 59,5 milioni i migranti forzati costretti a fuggire dalle loro case alla fine del 2014 rispetto ai 51,2 milioni di un anno prima e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. ​Nel 2014, ogni giorno 42.500 persone in media sono diventate rifugiate, richiedenti asilo o sfollati interni, dato che corrisponde a un aumento di quattro volte in soli quattro anni. Una forte accelerazione si è avuta nei primi mesi del 2011, quando è scoppiata la guerra in Siria, diventata la principale causa di migrazione forzata a livello mondiale. Una minima parte arriva sulle nostre coste e i loro corpi abbandonati sulla sabbia ci raccontano solo una parte della tragedia che li ha colpiti. ‘Effetto domino’ dicevano, la democrazia portata con la forza nel mondo che recita la Sharia. E’ quasi grottesco il pensiero delle tute arancioni e dei cani sull’isola di Guantanamo (era di Bush e Blair) per difenderci dai terroristi, mentre oggi i cani e il filo spinato si trovano lungo le frontiere inglesi ed europee per difenderci dall’arrivo di chi fugge da guerra e persecuzioni. Così come i il terrorismo politico estremista si è impadronito dei media ora la stessa mano perpetra violenza e distruzione, pulizia etnica e religiosa.  Leggi il seguito di questo post »