Di Internazionale, birre, pipì e sfruttamenti vari

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Capita di venire citati da un blogger che pubblica per Internazionale.it. L’argomento è interessante ed è anche molto ‘bolognese’ (paradossi di Internazionale o grandeur di Bologna?!). Di ordinanze, di pipì e di birre in strada se ne parla da diversi decenni a Bologna, qualcuno potrebbe affermare da oltre 900 anni. Partire da qui, però, ci porterebbe troppo lontano, mentre voglio iniziare da un dato solido. Il blogger in questione mi tira in ballo, allude a varie storie ma fa anche delle affermazioni circostanziate: “i colossi dell’alimentare vogliono avere campo libero fin sotto le due torri (letteralmente: una piccola Coop è a pochi metri dal simbolo della città), e la giunta cittadina colpisce gli esercizi dei bangladesi nelle loro due caratteristiche peculiari: le birre fresche e l’orario serale prolungato“. Da maggio fino a ottobre 2016, infatti, l’Amministrazione ha emesso un’ordinanza anti alcol e vetro che limita gli orari di negozi e laboratori artigianali (locali senza licenza di somministrzione) alle 21 qualora vendano alcolici e vieta loro la refrigerazione degli stessi. Il limite delle 21 decade qualora il negozio opti per la rinuncia alla vendita di alcol. L’informazione che probabilmente manca al blogger è che tale ordinanza vale anche per i supermercati o minimarket della grande distribuzione organizzata. Tanto che proprio una nota marca della ‘gdo’ ha impugnato la nostra ordinanza chiedendo una sospensiva al TAR. Nei prossimi giorni, si attende il pronunciamento del giudice che potrebbe sospendere il provvedimento immediatamente o rimandare più avanti per un pronunciamento sul merito. Partiamo da qui. Perchè l’articolo a firma Wolf Bukowski pubblicato da Internazionale è molto romantico, tutt’altro che Pulp, ma una cosa è certa: è male informato. La nostra ordinanza non favorisce la grande distribuzione, affatto. Tanto è vero che il ricorso è stato presentato da una grande marca, preoccupata per la limitazione al proprio orario. Chiarito questo, passiamo al resto. Leggi il seguito di questo post »


Il testo più importante che leggerete

IMG_6308“Cari ragazzi e ragazze, consegnamo nelle vostra mani il testo più importante che leggerete nella vostra vita”. Con queste parole, oggi, come ormai da molti anni, in Valsamoggia (una cerimonia orginariamente della municipalità di Bazzano) il Sindaco Daniele Ruscigno ha consegnato il testo della Costituzione italiana ai diciottenni e ad alcuni giovani che hanno ricevuto la cittadinanza italiana. Insieme a lui, la studiosa di diritto costituzionale Francesca Minni, che ha dedicato ai ragazzi un breve discorso sulla Costituzione Italiana, sui diritti e sui doveri in essa contenuti e sull’importanza di leggere, conoscere e comprenderne i contenuti, la storia e le potenzialità. Questa mattina ho deciso di esserci e di accompagnare Francesca, un’amica, perchè davvero ritengo che questa sia una straordinaria iniziativa. Cogliere l’importanza di valorizzare e diffondere la conoscenza della nostra Carta fondamentale, non è un fatto scontato. Ieri sera, ho avuto modo di parlarne anche con il Sindaco Virginio Merola e abbiamo condiviso che, dal prossimo 2 giugno, sarebbe bello che tutti i nuovi diciottenni della città metropolitana di Bologna ricevessero la Carta Costituzionale partecipando ad un appuntamento come questo, organizzato dai vari comuni del territorio, a partire dal capoluogo. A questo scopo, abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di Francesca e dei suoi colleghi studiosi di i diritto costituzionale. Dopo le elezioni, infatti, sottoscriveremo un “Patto di collaborazione” per promuovere una conoscenza critica della Costituzione e dei suoi principi, un patto per prendersi cura della Carta Costituzionale come bene comune e irrinunciabile. Leggi il seguito di questo post »


Le città come beni comuni

Conflitti sociali, crisi e mutazione del lavoro, rigenerazione degli spazi inutilizzati, nuove povertà urbane, migranti e rifugiati, cambiamento climatico e dissesto idrogeologico, diritto alla casa. Negli ultimi anni questi temini sono tornati prepotentemente alla ribalta sulla scena politica, non più unicamente a seguito delle campagne promosse da organizzazioni non governative e movimenti. Per la prima volta le città sono diventate il palcoscenico sul quale questi problemi sono piombati prepotentemente pretendono una soluzione. In realtà, in molte comunità e governi urbani, tra la società civile organizzata tanto quanto tra i sindaci,  è esplosa la consapevolezza che le vecchie ricette che contrappongono gli interventi dello ‘Stato’ all’assolutismo del ‘Mercato’ non funzionano più. Semmai, più che risolvere, finisco per dilaniare le comunità locali. A Bologna abbiamo individuato una strada per interpretare questo cambiamento, un cammino che ci ha portato a scegliere i ‘beni comuni’ come paradigma e visione del nostro futuro urbano. Come ho già avuto modo di dire, attorno al tema è stata sparsa retorica a fiumi, coì come attorno a espressioni quali ‘smart city’ e ‘sharing economy’. Recentemente, Giovanni Battistuzzi su il Foglio ha affermato: ‘si è assistito alla creazione, all’esaltazione e poi al tracollo indecoroso di molti satrapi benecomunisti che sbandieravano la gestione comune della città come la panacea di tutti i mali non tenendo in considerazione però che la gestione di ciò che deve essere di tutti non può essere fatto nel modo burocratizzato della pubblica amministrazione, ma deve nascere da altro’. A Bologna abbiamo provato rompere questi schemi lavorando sul fronte concreto dei ‘Patti di collaborazione’ prima e poi sull’affermazione di un’idea di città, nella quale i ‘beni comuni’ non vengano solamente difesi ma immaginati come un giacimento da rigenerare e dal quale estrarre valore sociale, culturale, economico e ambientale. Fattori che abilitano la comunità a fare e a prendersi cura di sè, fattori che redistribuiscono potere prima ancora che reddito. Un metodo democratico scomodo, lo potremmo definire anche così, che ha scompaginato qualche aspettativa e allargato gli schemi politici tradizionali. Da qui gli esempi che ho più volte riportato destinati alla rigenerazione di spazi dismessi che creano opportunità di servizi e lavoro, la collaborazione tra scuole tecniche e imprese, la gestione condivisa aree verdi e strade, la nuova rete civica iperbole e l’utilizzo degli strumenti digitali per abilitare la comunità al ‘fare’, la rete delle ‘Case Zanardi’ e l’emergenza abitativa negli spazi inutilizzati, fino al percorso ‘Collaborare è Bologna’ nei quartieri cittadini per la scelta dei progetti chiave ai quali destinare i fondi europei 2014-2020. Progressivamente, questo nostro metodo è diventato una visione di città a tutti gli effetti, tanto da essere riconosciuto come tale a livello internazionale. Ecco dunque perchè si tiene a Bologna, all’Opificio Golinelli, il 6 e il 7 novembre, la conferenza “The City as a Commons: Reconceiving Urban Space, Common Goods and CityGovernance” organizzata da LabGov – LABoratorio per la GOVernance dei beni comuni – progetto in collaborazione tra l’Urban Law Center della Fordham University di New York e l’International Center on Democracy and Democratization (ICEDD) della LUISS Guido Carli di Roma. Leggi il seguito di questo post »


Un accordo sulla Casa

La casa deve essere una priorità nazionale, per questo stiamo promuovendo un’iniziativa legislativa per l’utilizzo degli edifici statali inutilizzati insieme ai parlamentari del nostro territorio. Un punto centrale dell’accordo siglato oggi da Amministrazione e sindacati CGIL, CISL e UIL, nel solco del lavoro svolto fino ad oggi dal Comune di Bologna per affrontare con soluzioni concrete la domanda crescente di alloggi. La priorità è la riduzione delle lista di attesa ERP, perché la casa è un diritto per i cittadini, un diritto che intendiamo promuovere rilanciando la nostra azione a partire dai quattro punti condivisi questa mattina: 1) Risorse per la riduzione lista di assegnazione alloggi ERP 2) Iniziativa legislativa per l’utilizzo degli immobili statali inutilizzati 3) Progetto per l’emergenza abitativa 4) Risorse adeguate per gli sportelli sociali.  Nei prossimi giorni, sui fronti della casa e del lavoro il Sindaco Virginio Merola presenterà alla città alcune precise misure in questa direzione. Leggi il seguito di questo post »


Ritrovarci in Bolognina

Se volete passare un sabato pomeriggio con la vostra famiglia o i vostri amici, ritroviamoci oggi in Bolognina. I cittadini e il Quartiere hanno promosso molte iniziative per una bella giornata di fine Ottobre. In via Tiarini e via Serra troverete la ‘Festa di strada’ organizzata dai commercianti della zona, animata da bancarelle di prodotti tipici e artigianali, artisti di strada, gruppi musicali, mini luna park e gonfiabili per i bambini. Poco lontano in via Fioravanti, fino al giorno 25, si terrà la prima edizione bolognese del ‘Finger Food Festival’ e le iniziative dell’associazione ‘I Colori del Navile’, tre giorni dedicati al cibo di strada e alla musica. Solo nella giornata di ieri sono passate almeno 8 mila persone. C’è un motivo in più, però per ritrovarci oggi in Bolognina. Nella folla, tra le altre e come le altre, sono sicuro ci capiterà di incontrare molte di quelle famiglie che fino a pochi giorni fa soggiornavano nello stabile occupato dell’ex Telecom sgomberato martedì scorso, 21 delle quali hanno oggi trovato un alloggio presso l’ex residence Galaxy di via Zanardi (il resto delle persone coinvolte sono state sistemate in altre strutture). Leggi il seguito di questo post »


Tra il dire e il fare, la differenza è fare

Sabato scorso, Riccardo Luna ha speso delle belle parole su di noi dalle pagine de La Repubblica. Ha parlato di una città e di un’amministrazione capaci di raggiungere risultati importanti nel campo dell’Agenda digitale e della collaborazione civica. Fa piacere, chiaramente. E’ segno che non siamo più solo una ‘strana’ coincidenza del destino. A Bologna è tornata una forte ‘febbre del fare’. La spinta a cambiare il Paese, a ricostruire una capacità di vedere il futuro passa da qui. Lo ha affermato anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, pochi giorni fa, in visita personale al MAST e al nuovo Opificio Golinelli. Opere che, seppure con approcci differenti, rappresentano la strada che una grande impresa può intraprendere in collaborazione con le istituzioni locali per restituire alla comunità valore sociale; scommettere sulla diffusione della cultura del cambiamento, i linguaggi dell’arte contemporanea, della divulgazione scientifica, dell’educazione all’imprenditorialità. A partire dai più giovani, MAST e Opificio raccontano un ‘made in Italy’ vero e profondo, che ruota attorno alla formazione culturale e scientifica dei ‘buoni cittadini’ di oggi e di domani. A Bologna, però, è cresciuto anche molto altro negli ultimi quattro anni. Ad esempio, una rete diffussa di luoghi rigenerati e aperti alla città, come Le Serre dei Giardini Margherita, il Mercato Sonato, la Velostazione, i progetti Eta Beta in via Battirame e Instabile Portazza, Kinodromo in via San Rocco e Pietralata, il fablab di MakeinBo in Piazza dei Colori, il progetto Empori solidali Case Zanardi, le Cucine popolari, le Social street, i laboratori degli istituti tecnici aperti al mondo dell’impresa (e potrei continuare). Una rete di comunità attive e collaborative, di imprenditorialità sociale, culturale e creativa, che non gestisce unicamente dei ‘beni comuni’ ma li rigenera. Leggi il seguito di questo post »


Terra di tutti

Il 7 ottobre prossimo parte un’edizione speciale del ‘Terra di Tutti Art Festival’, che quest’anno presenta il focus ‘Migrazioni verso l’Europa: cultura, media e diritti umani’. Il Festival nasce nel 2007 dall’esigenza di dare la parola a tanti documentaristi che usano il video come forma di espressione critica, come torcia sul mondo e sui problemi che colpiscono i molti sud del mondo di ogni Paese. Promosso dalle organizzazioni non governative di cooperazione internazionale allo sviluppo GVC (Gruppo di Volontariato Civile) e COSPE (Cooperazione per lo sviluppo dei Paesi Emergenti), con la collaborazione e il sostegno del Comune di Bologna, nel 2015 si è colta l’occasione dell’Anno Europeo per lo Sviluppo, #EYD2015, per aprirsi a tutte le forme d’arte e porre questioni del tutto attuali, anche nella nostra città. In un momento storico particolarmente delicato, quando in Italia sono accettate solo metà delle domande di protezione internazionale e ci si interroga quindi su quale accoglienza e quale integrazione potere offrire ai richiedenti asilo che arrivano; quando in Europa coesistono strategie (o non strategie) molto diverse tra loro e sembra così difficile giungere ad una visione comune su come affrontare il tema dell’immigrazione; istituzioni locali ed europee, società civile, giornalisti ed esperti si confrontano per analizzare ciò che sta accadendo e per capire meglio le tematiche che ONG come GVC e COSPE affrontano da oltre 40 anni, ossia l’imprescindibile legame che esiste tra migrazioni, sviluppo e diritti umani. Leggi il seguito di questo post »


Le lacrime del coccodrillo

Questa estate, mi sono imbattuto in una foto arichiviata nella storia recente della Gran Bretagna. Si tratta di un fotomontaggio realizzato dagli artisti Peter Kennard and Cat Phillipps nel 2005, manipolando una foto opportunity scattata durante la terza campagna elettorale di Tony Blair. Due anni dopo l’invasione dell’Iraq. La guerra al terrorismo combattuta sul campo del nemico. Una guerra vinta e una missione compiuta, si disse allora. Salvo poi scoprire che non era finito un bel niente. Se allora avevamo gli ‘stati terroristi’ in Medio Oriente, l’opinione pubblica avrebbe scoperto presto che esistono anche ‘i terroristi che vogliono farsi stato’.  Rispetto ad allora il mondo non è un luogo più sicuro. Secondo l’UNHCR, sono 59,5 milioni i migranti forzati costretti a fuggire dalle loro case alla fine del 2014 rispetto ai 51,2 milioni di un anno prima e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. ​Nel 2014, ogni giorno 42.500 persone in media sono diventate rifugiate, richiedenti asilo o sfollati interni, dato che corrisponde a un aumento di quattro volte in soli quattro anni. Una forte accelerazione si è avuta nei primi mesi del 2011, quando è scoppiata la guerra in Siria, diventata la principale causa di migrazione forzata a livello mondiale. Una minima parte arriva sulle nostre coste e i loro corpi abbandonati sulla sabbia ci raccontano solo una parte della tragedia che li ha colpiti. ‘Effetto domino’ dicevano, la democrazia portata con la forza nel mondo che recita la Sharia. E’ quasi grottesco il pensiero delle tute arancioni e dei cani sull’isola di Guantanamo (era di Bush e Blair) per difenderci dai terroristi, mentre oggi i cani e il filo spinato si trovano lungo le frontiere inglesi ed europee per difenderci dall’arrivo di chi fugge da guerra e persecuzioni. Così come i il terrorismo politico estremista si è impadronito dei media ora la stessa mano perpetra violenza e distruzione, pulizia etnica e religiosa.  Leggi il seguito di questo post »


21 grammi

Il peso dell’anima, 21 grammi sarebbe quanto chiunque perderebbe esalando l’ultimo respiro. Nessuno escluso. Così la spiega l’attore Sean Penn nel film di Alejandro González Iñárritu. Quando li cediamo esattamente quei 21 grammi, quanto se ne va con loro, quanto si guadagna? 21 grammi sono il peso di un barretta di cioccolato. Ma quanto valgono, davvero? c’è differenza tra noi nella morte? Questo film e il concetto di peso dell’anima in punto di morte, mi sono tornati alla mente questa estate quando mi sono trovato di fronte alla seguente notizia: “Morire in Puglia all’ombra degli ulivi. La storia di Mohammed, stroncato da un infarto per pochi euro al giorno“. Il racconto, purtroppo non inedito, della morte di un bracciante agricolo sudanese nei campi bruciati da temperature incredibili, oltre i 40 gradi. In piedi dall’alba e probabilmente fino al tramonto, per poche decine di euro. In questo primo scorcio del terzo millennio, anche gli italiani percorrono la stessa strada di Mohammed, costretti dalla disoccupazione che nel sud del Paese è a doppia cifra. Quanto vale la vita dei tanti Mohammed o di Paola Clemente, la bracciante italiana 49enne morta nei campi intorno ad Andria in luglio, a causa di un malore?

21 grammi, il peso di 5 nichelini l’uno sull’altro, il peso di due banconote accartocciate che non possono ripagare una giornata di lavoro sfiancante. Leggi il seguito di questo post »


Accordo appalti, lotta alla corruzione e superamento massimo ribasso

Come hanno dimostrato di recente gli accordi tra alcune imprese manifatturiere del nostro territorio e i sindacati, la competitività non fa rima necessariamente con meno diritti e tutela del lavoro, così come meno burocrazia non deve fare rima necessariamente con illegalità. Dopo la grande manifestazione di Libera, in occasione della “XX Giornata della Memoria e dell’Impegno – Associazioni e numeri contro le mafie”, ci eravamo presi l’impegno di siglare un nuovo protocollo appalti, per la prima volta condiviso sia dalle associazioni economiche sia da quelle dei lavoratori. Un accordo che segnasse una svolta nell’azione del Comune e delle società partecipate negli appalti, in grado di contaminare positivamente anche il resto del tessuto sociale ed economico metropolitano e regionale. Così dopo alcuni mesi di confronto, oggi è stato firmato il “Protocollo di intesa” tra il Sindaco Virginio Merola, CGIL, CISL, UIL e Alleanza delle Cooperative Italiane, Confcommercio, Unindustria, CNA, Confartigianato, ANCE Bologna in materia di appalti di lavori, forniture e servizi. Tra gli impegni di quest’anno c’era anche quello di aprire un tavolo tra Comune, cooperative sociali e sindacati per sottrarre il welfare dalle gare al massimo ribasso. Con l’accordo di oggi siamo stati conseguenti, aprendo alla sperimentazione di forme di co-progettazione, secondo quanto consentito dalle nuove direttive europee in materia di rapporto pubblico-privato e privato sociale, che hanno lo scopo di rappresentare una delle forme di superamento delle tradizionali gare di appalto.

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