Insieme per il lavoro: il progetto di Bologna

Dopo mesi di lavoro, svolto insieme ai colleghi di Giunta Marilena Pillati e Rizzo Nervo oltre che gli amici della Curia di Bologna e del mondo imprenditoriale e sindacale, siamo arrivati a un risultato importante. . Il Sindaco di Bologna e della Città metropolitana Virginio Merola e l’Arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, hanno firmato questa mattina il Protocollo d’intesa “Insieme per il lavoro”. Alle loro firme si sono aggiunte quelle dei rappresentanti delle organizzazioni datoriali, d’impresa e dei sindacati: Alleanza delle Cooperative Italiane – Bologna, CNA Bologna, Confartigianato Imprese di Bologna e Imola, Confcommercio ASCOM Bologna, Confesercenti Bologna, Confindustria Emilia Area Centro, Cgil, Cisl e Uil di Bologna. L’accordo è alla base di un piano che intende mettere a sistema risorse del Comune e della Città Metropolitana con quelle della Curia per sviluppare una vasta azione per creare lavoro intercettando in particolare chi è più fragile e è stato più colpito dalla crisi economica di questi anni. Si procederà tramite bandi per l’erogazione delle risorse pubbliche e grazie alla presenza della Fondazione San Petronio sarà possibile intervenire anche direttamente per sostenere singoli individui o realtà bisognose. La dotazione economica del piano è ampia e si pone, per il momento, l’orizzonte temporale di 4 anni: 10 milioni di euro di risorse comunali e metropolitane, 4 milioni di euro della Fondazione San Petronio. Un progetto di questo tipo rappresenta un unicum per il nostro paese in termini di collaborazione tra istituzioni. Leggi il seguito di questo post »


Le parole di Carla

indexPubblico sul blog l’intervento di Carla, storica iscritta del Circolo PD San Rufillo a Bologna. In questo Congresso, per la prima volta dopo oltre cinquanta anni di militanza, ha deciso di non dire quale candidato alla segreteria avrebbe sostenuto pur partecipando al voto e rimanendo iscritta. Carla ha messo per iscritto le sue ragioni e sabato mattina si è presentata al Congresso del circolo per leggerle. La sua voce tremava, tanto che si è dovuta sedere per svolgere il suo intervento. Le parole di Carla prima di tutto vanno lette per questo, per la passione e la sofferenza che le hanno prodotte, per l’appello che lancia. Ci ricordano quello che i nostri padri costituenti hanno scritto nell’articolo 49 della Carta Costituzionale, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale e dopo la lotta di liberazione nazionale: ‘tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale’. Le parole di Carla sono una lezione per tutti noi che ci spendiamo ogni giorni in quella causa così bistrattata che si chiama Politica, per i politologi e i commentatori, ma soprattutto per i cinici e i tanti ‘ladri di senso’ che avvelenano il nostro tempo. Un monito per chi si accontenta delle sale vuote nei processi di partecipazione. Leggi il seguito di questo post »


Un patto con la comunità LGBTI di Bologna

Su proposta dell’Assessore Pari opportunità e differenze di genere Susanna Zaccaria, la giunta del Comune di Bologna ha approvato nei giorni scorsi un atto di orientamento per la realizzazione di un percorso partecipato per la co-progettazione e realizzazione di servizi, progetti e interventi a tutela dei diritti delle persone e della comunità LGBTI. Nelle linee per il mandato amministrativo uno degli obiettivi prioritari delle politiche comunali è infatti quello di caratterizzare Bologna come città accogliente per i cittadini e le cittadine lavorando per le pari opportunità, il contrasto a qualunque discriminazione, i diritti della comunità LGBTI e altre azioni di tutela dei diritti della persona. Il patto sarà sottoscritto dall’amministrazione e dalle realtà associative che aderiranno al percorso, con l’obiettivo di condividere un quadro complessivo di politiche e progetti per i prossimi anni in città. Tutti soggetti interessati potranno partecipare, contribuendo così a comporre la mappa degli spazi e delle attività d’interesse pubblico. Si aprirà una nuova stagione di politiche e si farà il punto a oltre trent’anni dalla fondazione del primo circolo arcigay italiano. Oggi, infatti, Bologna è una città plurale anche nella composizione delle pratiche e dei servizi LGBTI, molteplici sono gli spazi e gli approcci. Nuova è anche l’esigenza di rilanciare la tradizione di impegno della città nelle battaglie per l’affermazione dei diritti a livello locale e internazionale, con sempre maggiore attenzione alle tematiche relative alla sfera individuale e collettiva, come ad esempio il welfare, il lavoro, l’educazione, la salute. Una consapevolezza che ho maturato negli anni passati quando, in qualità di Vicepresidente della rete Eccar UNESCO contro la xenofobia e il razzismo, ho avuto modo di visitare diverse esperienze di politiche arcobaleno in ambito europeo. In questo post ho pubblicato il mio intervento in Consiglio Comunale, in occasione della presentazione del percorso in aula (intervento che ho svolto in qualità di Assessore con delega alla Collaborazione civica e al Patrimonio). L’ho fatto anche a seguito delle varie richieste di chiarimento che mi sono arrivate. Leggi il seguito di questo post »


A Beirut, Libano

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Sala giochi nel campo di Chatila

Prima notte a Beirut. La guerra che insanguina la Siria ormai da sei anni ha creato una situazione di necessità, serve assistenza sanitaria per oltre 12 milioni di persone, 5,6 milioni dei quali sono bambini e adolescenti sotto i 18 anni. Ad essi si aggiungono 6 milioni di profughi (2 milioni di bambini) fuggiti verso altri paesi della regione. In Libano i rifugiati siriani registrati dall’UNHCR sono circa 1,2 milioni su 4,5 milioni di abitanti.  Secondo le cronache dei giornali internazionali sulla loro pelle i paesi che contano si giocano il terzo conflitto bellico mondiale. Con una delegazione composta da tecnici del settore socio-sanitario (Fondazione ASPHI Onlus, Open Group, il Dipartimento di scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, l’INAIL di Vigorso – Budrio e l’Associazione annulliamo la distanza), sono stato invitato dalla ONG Armadilla e UNICEF per conoscere da vicino un progetto rivolto a medici e insegnanti siriani, che si occupano di minori in difficoltà a causa di disabilità e stress post traumatici. Ci ritroviamo in Libano perchè è il posto più sicuro oltre che l’occasione per conoscere il paese che accoglie il ‘record mondiale’ di profughi e rifugiati.

Qualche mese fa entra nel mio ufficio Gianluca Borghi per presentare Armadilla, a me e alla collega Susanna Zaccaria (Assessore Diritti e pari opportunità). L’Ong opera da tempo in Siria e Libano e ha già effettuato missioni nel passato insieme con la Regione Emilia-Romagna, la quale ha firmato un protocollo di cooperazione alla fine dell’ultimo mandato Errani, con Teresa Marzocchi assessore. Ci interessa capire come riprendere una concreta presenza di Bologna sul fronte della cooperazione internazionale, in un momento di cambiamenti a livello globale, a partire dalla grande questione delle migrazioni. In Italia e nella nostra regione stiamo gestendo un flusso importante di migranti e richiedenti asilo, ma non mancano anche tra i nostri comuni voci preoccupate. Dunque voglio vedere in prima persona come in un paese grande quanto l’Abruzzo si riesca ad accogliere la più massiccia ondata di profughi della storia recente. Qui nella ‘fortezza Europa’ nascono le Goro, si chiudono le frontiere a Venimiglia, si brandiscono i forconi fuori dai centri di accoglienza a Milano. Rumori che a volte coprono un’Italia ben più larga e coraggiosa che accoglie silenziosamente, fatta di comunità, tanti sindaci, tante famiglie. E’ anche per loro che la politica deve alzare la testa e metterci il cuore. Questa è il racconto della mia (breve) missione a Beirut e in Libano. Leggi il seguito di questo post »


Di Internazionale, birre, pipì e sfruttamenti vari

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Capita di venire citati da un blogger che pubblica per Internazionale.it. L’argomento è interessante ed è anche molto ‘bolognese’ (paradossi di Internazionale o grandeur di Bologna?!). Di ordinanze, di pipì e di birre in strada se ne parla da diversi decenni a Bologna, qualcuno potrebbe affermare da oltre 900 anni. Partire da qui, però, ci porterebbe troppo lontano, mentre voglio iniziare da un dato solido. Il blogger in questione mi tira in ballo, allude a varie storie ma fa anche delle affermazioni circostanziate: “i colossi dell’alimentare vogliono avere campo libero fin sotto le due torri (letteralmente: una piccola Coop è a pochi metri dal simbolo della città), e la giunta cittadina colpisce gli esercizi dei bangladesi nelle loro due caratteristiche peculiari: le birre fresche e l’orario serale prolungato“. Da maggio fino a ottobre 2016, infatti, l’Amministrazione ha emesso un’ordinanza anti alcol e vetro che limita gli orari di negozi e laboratori artigianali (locali senza licenza di somministrzione) alle 21 qualora vendano alcolici e vieta loro la refrigerazione degli stessi. Il limite delle 21 decade qualora il negozio opti per la rinuncia alla vendita di alcol. L’informazione che probabilmente manca al blogger è che tale ordinanza vale anche per i supermercati o minimarket della grande distribuzione organizzata. Tanto che proprio una nota marca della ‘gdo’ ha impugnato la nostra ordinanza chiedendo una sospensiva al TAR. Nei prossimi giorni, si attende il pronunciamento del giudice che potrebbe sospendere il provvedimento immediatamente o rimandare più avanti per un pronunciamento sul merito. Partiamo da qui. Perchè l’articolo a firma Wolf Bukowski pubblicato da Internazionale è molto romantico, tutt’altro che Pulp, ma una cosa è certa: è male informato. La nostra ordinanza non favorisce la grande distribuzione, affatto. Tanto è vero che il ricorso è stato presentato da una grande marca, preoccupata per la limitazione al proprio orario. Chiarito questo, passiamo al resto. Leggi il seguito di questo post »


Il testo più importante che leggerete

IMG_6308“Cari ragazzi e ragazze, consegnamo nelle vostra mani il testo più importante che leggerete nella vostra vita”. Con queste parole, oggi, come ormai da molti anni, in Valsamoggia (una cerimonia orginariamente della municipalità di Bazzano) il Sindaco Daniele Ruscigno ha consegnato il testo della Costituzione italiana ai diciottenni e ad alcuni giovani che hanno ricevuto la cittadinanza italiana. Insieme a lui, la studiosa di diritto costituzionale Francesca Minni, che ha dedicato ai ragazzi un breve discorso sulla Costituzione Italiana, sui diritti e sui doveri in essa contenuti e sull’importanza di leggere, conoscere e comprenderne i contenuti, la storia e le potenzialità. Questa mattina ho deciso di esserci e di accompagnare Francesca, un’amica, perchè davvero ritengo che questa sia una straordinaria iniziativa. Cogliere l’importanza di valorizzare e diffondere la conoscenza della nostra Carta fondamentale, non è un fatto scontato. Ieri sera, ho avuto modo di parlarne anche con il Sindaco Virginio Merola e abbiamo condiviso che, dal prossimo 2 giugno, sarebbe bello che tutti i nuovi diciottenni della città metropolitana di Bologna ricevessero la Carta Costituzionale partecipando ad un appuntamento come questo, organizzato dai vari comuni del territorio, a partire dal capoluogo. A questo scopo, abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di Francesca e dei suoi colleghi studiosi di i diritto costituzionale. Dopo le elezioni, infatti, sottoscriveremo un “Patto di collaborazione” per promuovere una conoscenza critica della Costituzione e dei suoi principi, un patto per prendersi cura della Carta Costituzionale come bene comune e irrinunciabile. Leggi il seguito di questo post »


Le città come beni comuni

Conflitti sociali, crisi e mutazione del lavoro, rigenerazione degli spazi inutilizzati, nuove povertà urbane, migranti e rifugiati, cambiamento climatico e dissesto idrogeologico, diritto alla casa. Negli ultimi anni questi temini sono tornati prepotentemente alla ribalta sulla scena politica, non più unicamente a seguito delle campagne promosse da organizzazioni non governative e movimenti. Per la prima volta le città sono diventate il palcoscenico sul quale questi problemi sono piombati prepotentemente pretendono una soluzione. In realtà, in molte comunità e governi urbani, tra la società civile organizzata tanto quanto tra i sindaci,  è esplosa la consapevolezza che le vecchie ricette che contrappongono gli interventi dello ‘Stato’ all’assolutismo del ‘Mercato’ non funzionano più. Semmai, più che risolvere, finisco per dilaniare le comunità locali. A Bologna abbiamo individuato una strada per interpretare questo cambiamento, un cammino che ci ha portato a scegliere i ‘beni comuni’ come paradigma e visione del nostro futuro urbano. Come ho già avuto modo di dire, attorno al tema è stata sparsa retorica a fiumi, coì come attorno a espressioni quali ‘smart city’ e ‘sharing economy’. Recentemente, Giovanni Battistuzzi su il Foglio ha affermato: ‘si è assistito alla creazione, all’esaltazione e poi al tracollo indecoroso di molti satrapi benecomunisti che sbandieravano la gestione comune della città come la panacea di tutti i mali non tenendo in considerazione però che la gestione di ciò che deve essere di tutti non può essere fatto nel modo burocratizzato della pubblica amministrazione, ma deve nascere da altro’. A Bologna abbiamo provato rompere questi schemi lavorando sul fronte concreto dei ‘Patti di collaborazione’ prima e poi sull’affermazione di un’idea di città, nella quale i ‘beni comuni’ non vengano solamente difesi ma immaginati come un giacimento da rigenerare e dal quale estrarre valore sociale, culturale, economico e ambientale. Fattori che abilitano la comunità a fare e a prendersi cura di sè, fattori che redistribuiscono potere prima ancora che reddito. Un metodo democratico scomodo, lo potremmo definire anche così, che ha scompaginato qualche aspettativa e allargato gli schemi politici tradizionali. Da qui gli esempi che ho più volte riportato destinati alla rigenerazione di spazi dismessi che creano opportunità di servizi e lavoro, la collaborazione tra scuole tecniche e imprese, la gestione condivisa aree verdi e strade, la nuova rete civica iperbole e l’utilizzo degli strumenti digitali per abilitare la comunità al ‘fare’, la rete delle ‘Case Zanardi’ e l’emergenza abitativa negli spazi inutilizzati, fino al percorso ‘Collaborare è Bologna’ nei quartieri cittadini per la scelta dei progetti chiave ai quali destinare i fondi europei 2014-2020. Progressivamente, questo nostro metodo è diventato una visione di città a tutti gli effetti, tanto da essere riconosciuto come tale a livello internazionale. Ecco dunque perchè si tiene a Bologna, all’Opificio Golinelli, il 6 e il 7 novembre, la conferenza “The City as a Commons: Reconceiving Urban Space, Common Goods and CityGovernance” organizzata da LabGov – LABoratorio per la GOVernance dei beni comuni – progetto in collaborazione tra l’Urban Law Center della Fordham University di New York e l’International Center on Democracy and Democratization (ICEDD) della LUISS Guido Carli di Roma. Leggi il seguito di questo post »