Bologna trasforma il CIE in Centro di accoglienza

Mentre continuano ad arrivare notizie drammatiche dal Mediterraneo e da Lampeusa, Bologna fa la sua parte. Dopo le richieste del sindaco Virginio Merola e l’Amministrazione comunale tutta, supportata da molte voci della società civile e del territorio, la nostra città e la prima ina Italia a trasformare il vecchio CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) in un luogo di accoglienza per profughi in fuga dalla guerra. Tanti si sono impegnati affinchè il CIE collocato in via Mattei da circa 10 anni, non riaprisse più con la stessa funzione e così venerdì scorso a fronte di nuove arrivi di 200 profughi annunciati sul nostro territorio, il Ministero degli Interni ha consentito nel giro di 24 ore che il CIE venisse convertito in un luogo di prima accoglienza. In questa foto è stata catturata un’immagine evocativa ed importante dell’evento, durante lo smontaggio del portone di ferro all’ingresso del Centro. Leggi il seguito di questo post »


Liberare Adama: un appello e una denuncia di tutti

Faccio mio l’appello per liberare Adama, una donna senegalese che ha trovato il coraggio di denunciare uno stupro subìto, ma poiché irregolare è stata rinchiusa al Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. In questo momento mi trovo a Ghent, per rappresentare Bologna all’Assemblea annuale di ECCAR, la Coalizione delle città europee contro il razzismo e la xenofobia, alla quale aderiscono 108 città da 22 paesi diversi. In questi giorni è stato difficile per me spiegare ai colleghi europei, quante e quali drammatiche assurdità preveda la legislazione italiana in tema di immigrazione, dal mancato riconoscimento della cittadinanza per i “nuovi italiani” ragazzi nati in Italia da famiglie straniere (come ci ha ricordato pochi gg fa il Presidente Napolitano), alle follie dei CIE. La vicenda di Adama rappresenta un fatto grave. La direttrice del CIE ci rassicura che se la tesi di Adama verrà confermata, lei uscirà e sarà tutelata in una struttura protetta e contemporaneamente sarà avviato il processo di regolarizzazione. Ma come è possibile che una persona, solo perchè è una migrante, debba subire quello che nessun cittadino italiano avrebbe mai subito? Ce lo chiediamo oggi nella giornata nazionale contro la violenza alle donne, ma è ormai da troppo tempo che in Italia vige la Legge Bossi-Fini, una legge xenofoba e contraria agli stessi interessi del nostro paese. Difficile parlare di diritti civili e diritti umani qui a Ghent, quando nel proprio paese vengono negati.