Vivere in centro storico: una questione di redditi, casa e consumi

pr1955grandeTra le sfide dei prossimi anni, per Bologna, c’è anche quella dello ‘spopolamento’ del centro storico. Un fenomeno che colpisce molte grandi città, in Italia e nel mondo. Un argometo importante che tocca corde sociali e urbanistiche, economiche e politiche. In altre parole, l’idea di città che abbiamo ma soprattutto che siamo in grado di affermare. Nel gioco dobbiamo tenere presenti molteplici aspetti, non solamente ciò che emerge in superficie e che siamo abituati a notare come il turismo che cresce, le tag sui muri, piccoli fenomeni d’abusivismo. Ci sono forze più efficaci che spingono alla trasformazione e quasi tutte puntano dritto sulle condizioni di vita, di reddito e di opportunità delle persone. Fenomeni non nuovi ma aplificati dall’avvento della cosiddetta sharing economy, che ha già prodotto mutamenti nei rapporti di lavoro, nei valori immobiliari, negli stili di vita. Oppure l’onda lunga di decisioni urbanistiche che vengono da lontano, che a Bologna hanno congelato il centro storico e i quartieri a favore di uno sviluppo dell’edilizia residenziale nei comuni dell’area metropolitana. Non è usuale di questi tempi riuscire a dibattere attorno a temi d’interesse pubblico mettendo da parte ideologie e strumentalizzazioni. Ecco perchè mi ha fatto piacere che diverse testate abbiano ripreso (inaspettatamente) l’intervento che ho svolto nell’ultima seduta di Question time ad una domanda della Consigliera Comunale Simona Lembi (Pd) e che di seguito ripropongo. Una riflessione che in parte avevo già svolto e che sarà alla base di alcune nostre prossime scelte di regolamentazione e programmazione. Leggi il seguito di questo post »


20 luoghi di Bologna da rigenerare

Ieri sera all’Opificio Golinelli, la Giunta e il Sindaco hanno presentato il ‘Piano dell’innovazione urbana’, coordinato dall’Ufficio dell’immaginazione civica, nel quale sono riportati gli investimenti dedicati a Bologna e ai suoi Quartieri. Idee e progetti selezionati dopo il percorso di partecipazione “Collaborare è Bologna” che si è sviluppato tra ottobre 2015 e maggio 2016 con il coinvolgimento dei sei Quartieri e oltre 1.200 cittadini. Così sono stati individuati i 20 luoghi che cambieranno il volto della nostra città e avranno il compito di rilanciare opportunità e relazioni sociali. Gli interventi verranno finanziati grazie a fondi europei e risorse recuperate tramite bandi e accordi sottoscritti, due anni di lavoro partiti nel mandato precedente. Di seguito trovate la mappa di questi 20 ‘luoghi di opportunità’. Si tratta di Biblioteche, come quella di Villa Spada e la Luigi Spina al Pilastro, di un mercato come il Mercato Sonato, della creazione di alcune palestre popolari ad esempio grazie alla ristrutturazione di un edificio al Centro sportivo Pizzoli in zona Lame o dell’ex bocciofila al Centro Sportivo Barca e altri. Tra le occasioni, la predisposizione di un fondo per riqualificare spazi Acer inutilizzati, vecchi negozi o spazi condominiali riadattabili e utilizzabili per la nascita di startup o attività per la comunità. Centrale in tutto questo programma il coinvolgimento degli adolescenti e delle fasce sociali più deboli, le zone di edilizia popolare.

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Smart city e nuova agenda urbana

time-to-think-urban-unhabitat-brochure-2013-3-638(Articolo pubblicato dalla Rivista Italiani Europei 4/2016) Per decenni abbiamo creduto che i livelli di governo locale non potessero rappresentare un ambito soddisfacente per rispondere alle problematiche del pianeta, cercando soluzioni strutturali attraverso i modelli sovranazionali, le interconnessioni digitali, la combinazione di formule finanziarie. Esiste invece un nesso tra la qualità della vita nelle comunità e le strategie di sviluppo di un sistema territoriale di più o meno vaste dimensioni. È arrivato il tempo di definire una nuova agenda urbana per sistematizzare l’allineamento tra città e paesi, ribaltando il paradigma e indicando in modo definitivo le aree urbane come fattore chiave nel futuro economico e sociale di Stati e continenti. Di questo va tenuto conto anche nel dibattito sulle smart city, dove al venir meno dell’attenzione delle istituzioni si contrappone l’attivismo dei grandi player tecnologici e delle grandi piattaforme digitali private. A quando una visione dove le reti e le tecnologie siano messe effettivamente a servizio esclusivo del bene comune e dei cittadini? Leggi il seguito di questo post »