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L’appello a Draghi di Gori, Lepore e Nardella: “Non perdiamo il treno del PNRR”

da | Nov 22, 2021 | Economia

Il Foglio, articolo di Giuseppe De Filippi – 10 novembre 2021

I timori dei sindaci sui fondi europei

Il primo a lanciare l’allarme era stato Beppe Sala, sindaco di Milano, che in un’intervista al Foglio, il 30 ottobre, ha detto senza mezzi termini, sul Pnrr, queste parole: “Ho l’impressione che la velocità di marcia, al momento, non sia quella adeguata”. Oggi, nel giorno che precede l’arrivo di Mario Draghi a Parma in occasione dell’assemblea dell’Anci, ci sono altri tre sindaci che, dialogando con il Foglio, mostrano altri timori. Sono Dario Nardellasindaco di Firenze (“se il modello amministrativo rimane quello vigente non riusciremo nei prossimi 24 mesi ad attuare e appaltare tutte le opere finanziate dal Pnrr”). Giorgio Gori, sindaco di Bergamo (“rispetto ai bandi attraverso i quali verranno erogate le risorse del Pnrr ne sappiamo poco e temiamo così che  possano uscire alla rinfusa, sovrapponendosi”). Matteo Lepore, sindaco di Bologna (“i sindaci vogliono essere presi sul serio dal governo e ascoltati”). 

Lepore ci dice cosa non funziona ancora sul Pnrr

Prima della recente, e travolgente, elezione a sindaco di Bologna Matteo Lepore ha fatto per 10 anni l’assessore e racconta di aver incrociato in quel periodo ben sette diversi governi, dai quali erano venute varie misure, alcune anche un po’ famigerate, per il controllo stringente della spesa corrente. Ora, ovviamente, vede un mondo trasformato, per la messa a disposizione di risorse, indirizzate quasi del tutto a spesa per investimenti, ma continua a percepire, e ne nota tutta la negatività, una certa incapacità di dialogo tra governo, amministrazione centrale e comuni. “Per Bologna ci sono – ci racconta – almeno 8 miliardi e mezzo in 5 anni, e forse non li ho ancora contati tutti, ma, a fronte di queste enormi disponibilità, non c’è ancora un corpo di nuove regole e, peggio ancora, non c’è la comprensione di quanto sia necessario lavorare davvero assieme tra governo e comuni”.

La sua non è semplicemente la richiesta delle famose semplificazioni o di quell’armamentario un po’ banale di lamentele contro la burocrazia o contro le leggi mal tarate tra responsabilità e compito degli amministratori locali. Chiede qualcosa di più. “Dovremmo chiamarla agenda urbana nazionale – ci dice – prendendo a modello, magari, l’esperienza francese, il modo in cui opera il loro ministero per l’agenda urbana. Vorrei che ci fosse un confronto continuo, orientato verso la collaborazione e non verso la rivendicazione, tra grandi comuni metropolitani, l’Anci e il presidente del Consiglio, perché noi sindaci non vogliamo fare una specie di sindacato, ma vogliamo essere direttamente coinvolti e impegnati in questo sforzo realizzativo gigantesco, per il quale servono le energie di tutti”.

Per Bologna le realizzazioni attese sono impressionanti. “Praticamente dobbiamo completare in 5 anni ciò che non si è potuto fare in 30 anni. È recentissimo – cita come primo esempio – il finanziamento per due nuove linee di tram e ci mettiamo con impegno a realizzarle, ma sappiamo, dall’esperienza del passato, che ci vengono richiesti tempi di attuazione mai registrati nella storia di questa o di altre città italiane. Abbiamo poi da completare il tecnopolo, dove c’è la più forte capacità di elaborazione dati in Europa e per il quale serviranno due tralicci interrati di alimentazione, dobbiamo fare il passante per la A14, 3 ponti, rinnovare lo stadio e il teatro comunale, mentre attendiamo che Ferrovie completi la stazione dell’alta velocità, e decine di altri interventi minori. È un programma che esige serietà ma i sindaci vogliono essere presi sul serio dal governo e ascoltati. Non è questione di differenze tra nord e sud o di diversa efficienza o capacità, è proprio una grande partita nazionale che va compresa e giocata. Tutta la politica deve assumersi la responsabilità di questa agenda straordinariamente impegnativa, perché poi le competenze sono varie, sul mio territorio ho anche opere da realizzare che competono all’amministrazione sanitaria, a quella scolastica, a quella universitaria. È fondamentale che ci si parli tra tutti gli attori e che ci sia sintesi. Serve chiarezza su strutture, personale e servizi. Anche la spesa corrente, in qualche misura, va rimessa in movimento, perché la qualità di ciò che offro, per fare un esempio la frequenza di un tram, la finanzio con la spesa corrente. Allo stesso modo ne ho bisogno per poter avere personale di qualità”.

C’è una questione politica, però, perché non si tratta solo di mettersi tutti a remare nella stessa direzione. Per Lepore bisogna stare molto attenti agli sviluppi delle prossime settimane, perché tra legge di stabilità e altri interventi legati al Pnrr si rischia di tornare indietro e di limitare l’autonomia dei comuni. Un paradosso proprio nel momento in cui si chiede ad essi un grande sforzo. “Vogliamo essere ascoltati e presi sul serio”, ci ripete. E ci racconta che proprio in questi giorni ha riletto nei discorsi di un grande sindaco bolognese degli anni Settanta, Renato Zangheri, la rivendicazione, non pienamente ascoltata, di autonomia amministrativa per la città. “Erano tempi – ci dice – in cui il bilancio del comune sostanzialmente lo faceva il prefetto. Ecco, ora non è proprio il caso di tornare a quel modo di operare”.