Vorrei che il prossimo sindaco metropolitano di Bologna fosse eletto direttamente dai cittadini. Bologna è già una città metropolitana con un milione di abitanti, che dalla pandemia deve uscire più forte nella sanità, nel lavoro e nell’impegno per la transizione ecologia. Di questo e altro ho parlato con La Repubblica Bologna, in un’intervista che vi invito a leggere.

Comunali, lo slancio di Lepore: il prossimo Sindaco sia eletto da tutta la città metropolitana.
(La Repubblica Bologna, 8 maggio 2021, di Silvia Bignami)

BOLOGNA – “Vorrei che il prossimo sindaco metropolitano di Bologna fosse eletto direttamente dai cittadini”. Matteo Lepore lo ha detto ai 25 sindaci metropolitani, la maggioranza dei primi cittadini di centrosinistra (solo otto quelli mancanti, compresa la sfidante alle primarie Isabella Conti) all’iniziativa di venerdì sera sulla sua pagina Facebook. L’obiettivo non è, spiega, una maxi-fusione dei municipi, con scioglimento dei Comuni, ma “una grande federazione dei Comuni”. Una rivoluzione, con trasformazione della città metropolitana da un milione di abitanti in ente di primo grado, che ha bisogno di una modifica delle leggi nazionali, e che nel frattempo deve essere sostenuta da un “patto tra i sindaci del territorio, su alcuni temi: lavoro, trasporti e mobilità e servizi”.

Lepore, lei vuol dire che il prossimo sindaco sarà eletto direttamente dalla Bologna metropolitana?

“Sì, vorrei che il prossimo sindaco metropolitano fosse eletto direttamente, dall’appennino alla pianura. Il mio impegno quindi, se sarò eletto, è lavorare direttamente con gli altri sindaci per una riforma, per rendere la Bologna Metropolitana ente di primo grado. E’ chiaro che servono anche alcune modifiche legislative nazionali, perché non vogliamo sciogliere il Comune di Boogna, ma occorre costruire una federazione di sindaci perché le entità territoriali devono essere ben rappresentate, anche per dare maggiori poteri alla città metropolitana. E occorre farlo senza strappi con Imola…”
Anche Imola eleggerebbe il sindaco della Bologna metropolitana?
“Sì, anche Imola ne fa parte. E bisogna coinvolgere il circondario imolese e il sindaco di Imola, che incontrerò nei prossimi giorni, perché Imola è un asset fondamentale del territorio nei prossimi anni. Il punto è che questo milione di abitanti della città metropolitana hanno tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri, e il voto è un elemento fondamentale”.

Le fusioni di Comuni non sono state sempre molto accettate…
“Più che fusione, qui parliamo di una federazione. Ripeto, perché questo deve essere chiaro: io non sono affatto per sciogliere i Comuni, sono per lasciarli come sono. Perché come Bologna ha i quartieri e nei quartieri vive la partecipazione, noi non dobbiamo immaginarci il sindaco metropolitano come un uomo solo al comando che viene eletto. Quella è una idea populista che non mi appartiene. Dobbiamo immaginarci un sindaco eletto dai cittadini ma che ha come sua giunta i sindaci eletti dai territori. E in attesa di questa riforma, io vorrei proprio che la mia giunta metropolitana sia fatta dai sindaci. Occorre un patto tra i sindaci della città metropolitana, con Imola, a partire da priorità”.
Quali?
“La prima è il lavoro. Bologna ha il 9% del lavoro nazionale, e con lo sblocco dei licenziamenti che sta arrivando rischiamo una crisi più dura di quella del 2008-2011. Poi c’è la priorità del servizio ferroviario metroplitano: servono investimenti su questo e serve il biglietto unico. Con un unico biglietto metropolitano bisogna poter girare su ferro e su gomma, sugli autobus e sui treni. Il servizio ferroviario ha bisogno di risorse non solo per completare le tratte, ma per la gestione. La Regione deve investire sull’Sfm perché diventi davvero la metropolitana di superficie di Bologna. I treni devono arrivare ogni 5 o 10 minuti non ogni mezz’ora come adesso”.

E deve anche calare il prezzo del biglietto? Il ticket della metropolitana costa meno del biglietto dei treni dell’Sfm.
“Sì, assolutamente. Deve diventare come una metropolitana per tutti i cttadini, dobbiamo costruire un servizio accessibile a tutti, di qualità e frequente. Terzo punto del patto, è quello sui servizi, su welfare e scuola. Oggi noi abbiamo servizi di qualità diffusa su tutto il territorio metropolitano, ma dobbiamo avere la stessa offerta per tutti nell’ambito dei servizi socio sanitari e della scuola. Questo significa che i Comuni che hanno più risorse devono aiutare gli altri e far sì che si riducano le disuguaglianze. A Bologna ci siamo dati l’obiettivo della copertura del 100% dei bambini e bambine con scuola dell’infanzia e nidi, dobbiamo aiutare gli altri Comuni a fare altrettanto. A partire dalla consapevolezza che ci sono Comuni, come quelli montani o quelli di pianura più piccoli, che hanno meno risorse e hanno un contributo irpef più basso. Lo specchio di questa disuguaglianza è la contribuzione irpef, ci sono Comuni ricchi che possono permettersi più servizi, ma noi dobbiamo dare più servizi a chi ha redditi più bassi. La città metropolitana deve essere uno strumento di ridistribuzione e di solidarietà. Questa è una politica di sinistra”. 


Questo patto dovrebbe essere attivo prima dell’elezione diretta del sindaco metropolitano?
“Sì, con una giunta di sindaci. Tutte le decisioni devono essere condivise con loro e da questo sarà legittimato il sindaco metropolitano, in attesa dell’elezione diretta. Penso ad esempio alle società partecipate. Il sindaco di Bologna, prima di ogni nomina, deve secondo me consultare i sindaci dell’area metropolitana di maggioranza e di opposizione. E il mio obiettivo oggi non è vendere azioni delle società partecipate ma di cercare di rafforzare gli asset pubblici. Abbiamo di fronte una delle crisi più forti del Dopoguerra e nessuno deve restare indietro”.