Uno dei tratti distintivi della storia di Bologna è quello della “conoscenza”. Qui è nata la prima Università del mondo occidentale più di novecento anni fa, e a questo tratto guardiamo anche per costruire il nostro futuro. 

La conoscenza dei dati, la capacità di analizzarli ed elaborarli anche in chiave predittiva, rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare alcune delle sfide più impegnative del nostro tempo che incidono sulla dimensione urbana, a partire da quella per l’ambiente e la salute delle persone.

Bologna, da questo punto di vista, ha una posizione privilegiata ed è al centro di questa rivoluzione. L’avvio dei lavori per il nuovo Tecnopolo, infatti, ci consentirà presto di essere il primo Big Data Hub europeo e una delle prime tre città al mondo per capacità di calcolo e uso dei dati. 

Questo, insieme al tessuto di centri di ricerca e di istituti culturali pubblici e privati, offre le condizioni ideali per lo sviluppo del Gemello digitale, che può rappresentare il catalizzatore perfetto di una nuova politica della conoscenza. 

Politica che per sua natura ha bisogno di superare le proprie ‘mura’ per porsi in relazione con altre città, costruendo una vera e propria alleanza per affrontare insieme sfide che nessuna realtà, da sola, sarebbe in grado di fronteggiare. 

Anche per questo credo che le città non debbano più guardare all’Europa in termini di politica estera, ma devono cominciare a considerarla come una dimensione fondamentale del governo delle città. In questo senso vogliamo contribuire a promuovere una rete europea di città con ‘Gemello digitale’ per rispondere insieme alle grandi sfide urbane del nostro tempo.

Ne abbiamo parlato ieri pomeriggio in occasione di un’evento organizzato dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana ed Eurocities, grazie a cui ci siamo confrontati con le città di Rotterdam, Rennes, Barcellona ed Helsinki, e abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare le parole di Eddy Hardog, Capo unità Technologies for Smart Communities della DG CONNECT. Potete rivedere l’evento qui.

Ma che cos’è un gemello digitale?

Per raccontarvelo, vi propongo questa intervista che ho rilasciato ieri lunedì 20 novembre a Repubblica Bologna. Vi invito a leggerla.

Bologna guarda al futuro attraverso il suo gemello digitale (di Caterina Giusberti)

Un sistema predittivo per immaginare lo sviluppo della città. Grazie ai supercomputer del Tecnopolo

Cosa succederebbe se da domani il centro di Bologna venisse chiuso alle automobili? Quanti alberi servono per ridurre le emissioni? Come cambierebbe la sanità? Qualsiasi politico lungimirante vorrebbe prevedere il futuro, e dal prossimo mandato chi guiderà Palazzo d’Accursio nei prossimi anni potrebbe avere a disposizione qualcosa di molto simile: non una sfera di cristallo, ma un supercomputer, quello del Tecnopolo.

Si chiama “gemello digitale” e a Singapore già lo utilizzano da qualche anno. È un modello digitale della città, una sorta di gemello virtuale, una riproduzione il più fedele possibile in stile Second Life, da sfruttare per sviluppare modelli predittivi attraverso i big data. A Bologna nascerà attorno al Tecnopolo, che dal 2022 ospiterà il cervellone in grado di raccogliere da solo il 90% della capacità di calcolo italiana e il 70% di quella europea. Un progetto del Comune e dell’Università, che è in cima alla lista di quelli presentati da Bologna per i finanziamenti del Recovery Fund. Sarà presentato oggi pomeriggio sul sito della Fondazione Innovazione Urbana.

Lanciamo questa idea in collaborazione con altre città europee e alla rete Eurocities – spiega l’assessore e candidato sindaco Matteo Lepore -. Insieme a noi ci sono Rotterdam, Rennes, Barcellona e Helsinki. Vogliamo fare di Bologna la capitale italiana del calcolo dei dati e per la sua applicazione a livello urbano. Già oggi con il Cineca, l’Universita e l’Enea abbiamo una capacità di calcolo molto elevata, che è uno dei motivi per i quali il professore Luciano Floridi da Oxford ha accettato di venire a insegnare qui. La sfida vera sarà quella di far sì che questi supercomputer portino una ricaduta concreta anche sulla città, sull’architettura di Bologna”.

In che modo? “Da un lato dobbiamo fare un salto di scala e creare una rete europea delle città della conoscenza, a partire da una forte collaborazione con Barcellona. Dall’altro dobbiamo sfruttare l’opportunità del Tecnopolo per ridisegnare la città, perché tutta questa area che va dal Ravone alla Fiera alla Bolognina cambierà profondamente nel prossimo futuro. Nasceranno spazi di ricerca, imprese, arriveranno investimenti, residenze e studentati. Sarà la nostra Silcon Valley, la nostra cittadella della conoscenza. Ma le decisioni vanno prese adesso”.

E il gemello digitale può dare una mano ad orientare le politiche, soprattutto in termini ambientali: “In Asia hanno realizzato un’associazione delle nazioni del sud-est asiatico, dove città hanno cominciato a scambiarsi tra loro i dati. Oggi – conclude Lepore – ne iniziamo a parlare anche qui, poi nelle prossime settimane proseguiremo questo percorso, coinvolgendo anche imprese e associazioni di categoria”.

Presso la direzione generale la prossima amministrazione avrà un ufficio che si occuperà proprio di questo: “Un ufficio per la transizione ecologica e digitale – promette Lepore -: sarà uno degli strumenti più importanti che chi governerà la città avrà a disposizione per costruire il nostro futuro”.