Matteo Lepore Manifesto Mobile def

“Serve un’estate con il teatro per i bambini”

da | Mar 27, 2021 | Bologna

Stiamo pensando a un’estate speciale, a una collaborazione ad alta intensità fra scuole e terzo settore. E a me piacerebbe che il mondo del teatro, rimasto fermo per così tanti mesi, dedicasse ai più piccoli un ritorno all’attività. La didattica a distanza e la stanzetta dove sono chiusi credo che siano l’inferno per un bambino“.

A parlare su Repubblica Milano è Franco Lorenzoni, un maestro elementare che insegna a Giove, vicino a Terni e che 40 anni fa ha fondato un centro di sperimentazione educativa intorno a temi ecologici e culturali. Le sue parole danno esattamente il senso di quello su cui vogliamo lavorare per l’estate 2021 e quanto facemmo già nel 2020.

Oggi è la giornata Mondiale del Teatro e avremmo voluto trascorrerla davanti ad un sipario che si apre. Ma non è così. Questi sono ancora giorni di resistenza. Ogni giorno da oltre un anno mi batto con i miei colleghi assessori delle altre città italiane per chiedere fondi e diritti per i lavoratori e le lavoratrici della cultura.

Credo che oggi, pensare a progetti speciali che facciano incontrare i bambini con la magia del teatro sia il modo migliore per prepararci a riaprire come si deve. Sia le scuole che i teatri.

Qui trovate tutta l’intervista al Maestro Lorenzoni. Vi invito a leggerla.

La DAD è un inferno. Ai bambini servirebbe un’estate con il teatro

25 marzo 2021. Intervista a Franco Lorenzoni – La Repubblica Milano
(di Tiziana De Giorgio)

“Stiamo pensando a un’estate speciale, a una collaborazione ad alta intensità fra scuole e terzo settore. E a me piacerebbe che il mondo del teatro, rimasto fermo per così tanti mesi, dedicasse ai più piccoli un ritorno all’attività. La didattica a distanza e la stanzetta dove sono chiusi credo che siano l’inferno per un bambino”.

Ha ricevuto dalla Bicocca una laurea magistrale honoris causa in Scienze della formazione primaria Franco Lorenzoni, il “maestro d’Italia”, l’ha definito l’università prima della sua lectio magistralis. Ha insegnato per una vita nella scuola elementare di Giove, vicino a Terni. “E ha saputo ispirare migliaia di colleghi di tutto il Paese, creando reti, aprendo vie che oggi risultano decisive per i nostri bambini, coloro che oggi sono i più penalizzati dalla pandemia”. Sua è la fondazione della Casa laboratorio di Cenci, nella campagna umbra.
Un centro di sperimentazione educativa dove si fa ricerca su temi come l’ecologia e l’inclusione. Un bagaglio ormai condiviso dal mondo della scuola di oggi, ma da illuminati se si pensa a quarant’anni fa. Da poco è stato nominato dal ministro dell’Istruzione Bianchi fra i componenti del comitato tecnico che deve affrontare i problemi legati ai tempi e ai luoghi dell’apprendimento, ancora più decisivi dall’arrivo del Covid.
Lorenzoni, il tema dello spazio nell’educare ha avuto un ruolo da protagonista nella sua ricerca. Gli spazi delle nuove scuole dovrebbero essere ispirati alla bellezza, dice, alla partecipazione, all’arte del convivere. Ma oggi le scuole sono chiuse e quel luogo non c’è del tutto. Come si fa?
“È proprio questa esperienza così sofferta che dovrebbe aiutarci a un ripensamento di questi luoghi. Iniziamo a usare le terrazze, gli spazi all’aperto. Tempo fa, quando lanciai questa proposta, ebbi la sorpresa di ricevere una telefonata da Renzo Piano che mi propose di collaborare all’ideazione di una scuola che stava per progettare. Rendiamole agibili per una buona volta: se ci sono bisogna poterci andare, anche solo per guardare l’orizzonte e il percorso del sole. Creiamo isole pedonali intorno. E usiamo la città: c’è un movimento a Milano della “Scuola sconfinata” che chiede questo”.

Una scuola diffusa quindi?
“L’aula dove si sta chiusi e seduti non è il luogo dove apprendere, ci sono disturbi del comportamento, di attenzione, che si stanno moltiplicando. E io credo che c’entri proprio con i luoghi in cui facciamo scuola. Nello stare dentro a qualcosa, in un mondo sempre più virtuale: bisogna ritrovare il corpo come fonte di conoscenza”.

In questo momento c’è però un tema di resistenza. Come aiutare i bambini che per via delle restrizioni alle elementari o all’asilo non ci possono andare del tutto?
“Non ho competenze epidemiologiche ed è chiaro che la pandemia va limitata al massimo, ma in generale le regioni non dovrebbero poter decidere su temi così complessi. Quello che mi viene da dire è portiamoli fuori, camminiamo. Quando dico che la stanzetta e la dad sono l’inferno è perché se c’è solo quello è asfissiante. Ci sono maestre e maestri straordinari, che stanno facendo cose straordinarie. In tanti hanno fatto passi da gigante rispetto allo scorso anno e si impara. Ma i limiti sono enormi. E c’è un aspetto che mi preoccupa”.

Quale?
“I bambini sono incastrati tra genitori e insegnanti. È normale, non possono fare da soli, c’è bisogno di aiuto con il pc davanti. Ma c’è un invasione di campo. E una delle cose più belle di un bambino che va a scuola è che va in un altro mondo, ha relazioni completamente diverse rispetto ai genitori”.

Da cosa bisognerà ricominciare quando, si spera, sarà tutto finito?
“Dalla memoria di questo tempo strano. Tutti hanno imparato tantissime cose, vissuto esperienze che hanno stravolto il quotidiano. Bisognerà sedimentare, sfruculiare, scavare su questo vissuto, farne tesoro. E poi c’è il contatto”.

Vietato di questi tempi.
“L’idea che il contatto possa essere assimilato al contagio è una cosa potentissima, pensi a un bambino di sette anni che ha passato un periodo della sua vita in cui toccarsi è pericoloso, baciarsi è pericoloso. Bisogna lavorarci. E nella mia esperienza, bisogna farlo in maniera indiretta”.

In che modo?
“Abbiamo bisogno dell’arte, del cinema, della letteratura, di elementi culturali che ci aiutino meglio a capire cosa succede dentro”.

Ha parlato di un’estate speciale per i bambini. Il comitato tecnico del ministero di cui fa parte ha già deciso qualcosa?
“Stiamo lavorando per creare un ponte tra quest’anno scolastico e il prossimo che dia il massimo sostegno dopo questi mesi di privazioni. Vorremmo ridare socialità ai bambini, Una collaborazione fra più attori che passa proprio dalle scuole”.