Il mio intervento alla Direzione del PD di Bologna

Ieri sera sono intervenuto alla Direzione provinciale del PD di Bologna. Voglio condividere anche qui con voi il testo del mio intervento.

“Care compagne e cari compagni,

sono qui stasera per dirvi che intendo candidarmi a Sindaco di Bologna, la città dove sono nato e dove intendo crescere i miei figli. Una città metropolitana con un programma metropolitano.

Per questo mi metto a disposizione del percorso che il Partito Democratico ha deciso di intraprendere.

Ho scelto di annunciare la mia candidatura il 17 di marzo, giornata dell’Unità d’Italia. Perché penso che la missione della nostra città sia quella di essere un esempio per il paese, dimostrare cioè che una città democratica e progressista può innovare e includere, spostando in avanti la frontiera dei diritti e delle opportunità per tante persone. 

Da sempre, infatti, Bologna è scelta da molti giovani italiani che vengono qui per studiare, per lavorare, per vedere tutelati i propri diritti civili o realizzare i propri progetti di vita. Sono i giovani italiani che hanno aspettative verso di noi, aspettative verso le quali dobbiamo essere all’altezza.  Perché questa è una delle più importanti missioni di Bologna, dare forza alle persone, ai loro sogni e alle loro speranze.

Questo maledetto Covid sta picchiando duro ed è l’ora più buia.  Ognuno di noi ha visto soffrire persone care, familiari. Voglio qui ricordare i nostri iscritti che ci hanno lasciato come Davide Orsini – figure importanti del mondo sindacale come Bruno Pizzica e purtroppo dovrei continuare a lungo. 

Una generazione in particolare è stata colpita, anzi due. Gli anziani, il nerbo della nostra comunità, la quercia che ci tiene insieme, che ha fondato e costruito con le proprie mani il bene comune di Bologna. E poi i bambini e le bambine, i nostri ragazzi. 

Le bugie hanno le gambe corte e dobbiamo dire la verità, il nostro paese non li ha messi fino ad oggi al primo posto come dovrebbe. Ho visto piangere imprenditori, ho letto messaggi di madri disperate e dopo tutto questo dolore mi sono convinto che solo rimanendo uniti potremo uscirne. 

Voglio raccontarvi questo. Durante il primo lockdown ho raccolto oltre 200 storie di donne che mi hanno scritto, raccontandomi la loro storia. Episodi di violenza domestica, il carico dello smart working e della vita familiare. La perdita silenziosa del lavoro che anche le statistiche ci hanno consegnato a livello nazionale.

Con queste persone non servono promesse. E’ il momento in cui la risposta pubblica sia per tutti e di qualità.

Cari democratici, 

inutile dircelo, noi qui abbiamo una grande responsabilità.

Una responsabilità che ci consegna la storia, è vero, ma che ci consegnano anche gli ultimi risultati elettorali. Dopo le difficili elezioni amministrative del 2016, alle ultime europee e alle regionali, siamo tornati a superare il 40% dei consensi nelle periferie di Bologna. 

E’ la che dobbiamo batterci contro fratelli d’Italia, contro la Lega, ma è soprattutto là che un partito popolare, riformista e democratico come il nostro si deve candidare a battere la solitudine e la disperazione.

Tocca a noi, alla nostra comunità politica. Figlia di Dozza e di Dossetti, figlia delle donne che manifestavano per la riapertura dell’Ospedale Maggiore nel dopoguerra, per la nascita dei consultori pubblici, degli asili nido comunali.

Figlia di una cultura che in questa terra ha dato sangue per il diritto a esercitare la buona politica, la politica vera, quella che si spacca la schiena sotto il sole per diritto al lavoro, alla casa, per le riforme sociali in Parlamento. Quella che scende in strada con i familiari delle vittime del terrorismo. 

Per me, nato un mese dopo il 2 agosto 1980, c’è un simbolo più di altri che mi accomuna a questa città: il fiore bianco della memoria, indossato dai familiari della strage nera e assassina alla stazione.

Quella strage, che in questi mesi forse avrà giustizia, cioè i nomi dei mandanti, le trame della politica, i depistaggi dello stato. Quel fiore bianco è l’anima di questa città, ciò che mi ha insegnato a piangere e indignarmi per le cause civili, le stragi di mafia, le ingiustizie del nostro paese. 

Un’Italia che ha bisogno di Bologna, come Bologna ha bisogno dell’Italia. 

Perchè Bologna è la culla delle battaglie per la giustizia e la verità. Perché solo da qui può nascere la speranza di un altro mondo possibile

Grazie al linguaggio dell’arte, la militanza dei giovani, lo studio la creazione di leggi buone, di formule matematiche innovative e della ricerca scientifica, medica e universitaria. Da qui, da questa terra emiliana, prima contadina e poi industriale sono state coniate parole forti, che risuonano oggi ancora: mutualismo, cooperazione, sindacato, partecipazione, dialogo industriale.

Non posso non ricordare proprio questa sera, un’altra bella figura della nostra terra. Il professor Marco Biagi, che domani ricorderemo ancora una volta. Travolto dalla mano vigliacca del terrorismo. Un uomo gentile, un riformista, uno studioso dei diritti e del lavoro. Oggi ho sentito il figlio Lorenzo. A lui, alla moglie Marina e a tutte le persone che gli vollero bene va il nostro pensiero.

Ecco, tutto questo è la nostra storia, fino ai giorni nostri. I giorni del Covid, passando per questi dieci anni che si stanno per concludere.

E a questo proposito, voglio ringraziare qui il Sindaco Virginio Merola.

Abbiamo cambiato 5 sindaci in quasi vent’anni, ma lui ha fatto due mandati. A lui, dobbiamo il dimezzamento del debito comunale, ricordatevelo nei prossimi anni. Chiunque sarà il Sindaco sarà questa una delle eredità più importanti di Virginio: le risorse per uscire dalla pandemia, per essere il primo Comune in Italia per investimenti pro capite e risorse dedicate a scuola, al welfare, alla casa. Le risorse che ci serviranno per abbattere la pressione fiscale, le tariffe, in alcuni casi azzerando il costo dei servizi municipali. 

L’ho detto chiaro ieri: i cittadini si aspettano ora una guida affidabile e progressista. 

Un Sindaco tra la gente, che ami la città e che da ottobre la faccia ripartire. 

Ecco perché voglio essere un Sindaco di strada, con un progetto di livello internazionale, perché la politica deve essere sia competente che vicina alle persone. 

E mi impegnerò ad essere un sindaco di tutti e tutte. 

Prima però dovremo vincere le elezioni, per questo agli iscritti del PD e agli elettori che guardano al centrosinistra con speranza chiedo di unire le forze per scrollarci di dosso le correnti di partito.  Bologna viene prima di tutto.

Cari democratici e care democratiche,

ci siamo dati un percorso che tutti abbiamo condiviso con l’obiettivo di arrivare ad una proposta unitaria. 

Il percorso è stato lungo e in mezzo ad una situazione molto complessa come una pandemia. 

In questi mesi, come tutti, ho cercato di dare un contributo al percorso condiviso.

Ci siamo scontrati è vero, anche se io, e lo rivendico, non ho mai e dico mai proferito una parola contro nessuno.

Voglio ringraziare chi con lealtà in questi mesi mi ha fatto notare che la pensasse diversamente da me e anche chi oggi intende candidarsi alle primarie. 

Penso ad Andrea De Maria, con il quale oggi ci lega un’amicizia rafforzata proprio grazie alla lealtà e alla franchezza.

O Alberto Aitini, che intende fare un passo avanti.

Ma parliamo di Bologna compagni, non di noi.

Vedete, Bologna può essere un laboratorio nazionale del nuovo centrosinistra

Il nostro nuovo segretario Enrico Letta è stato molto chiaro in questo senso e io sono per lavorare sodo alla costruzione di alleanze e di reti che allarghino il consenso tra i moderati tanto quanto tra la società civile. 

Da Bologna passa il futuro dei progressisti e dei democratici, anche di quanti oggi militano in partiti o movimenti differenti.

Le elezioni a Bologna produrranno un cambiamento nella politica nazionale.

E vengo su questo alle conclusioni.

Ci eravamo dati tutti l’obiettivo di costruire un percorso che arrivasse a un nome unitario da proporre alla coalizione.

Bene che oggi ci sia da parte di alcuni un ripensamento legittimo sulle primarie, ma a condizione che ci sia una divergenza di visioni tale sul futuro di Bologna da giustificare un confronto. 

Perché in questa situazione, se anche solo si desse la parvenza di una conta interna credo che i bolognesi non ci capirebbero e ci volterebbero le spalle.

Quindi, lo chiedo con grande trasparenza stasera: quali sono i punti politici che ci dividono? 

Le alleanze? 

C’è qualcuno che ritiene che non vada bene lo schema di alleanza largo? 

Che non ci si debba allearsi con la sinistra e con il centro? 

Se c’è qualcuno che lo pensa questo è il luogo e il momento per dirlo.

E sui temi? c’è qualcuno che ritiene che la transizione ecologica non sia un tema prioritario? la realizzazione del Tram, le pedonalizzazioni?  

Teniamo sempre bene a mente chi sono i nostri avversari: non i nostri compagni di partito o i nostri stessi elettori, come a volte è sembrato nel passato – ma la destra sovranista.

Compagni. 

Nella nostra città il covid sta picchiando duro. Gli ospedali sono pieni e il contagio è a livelli doppi rispetto alla prima e alla seconda ondata. Io stesso ho perso persone care. Ma ci tengo a dire ai bolognesi che il nostro sistema sanitario sta reggendo l’urto e voglio ringraziare la AUSL, tutto il personale medico sanitario che sta svolgendo un lavoro enorme. Così come il Presidente Stefano Bonaccini, l’assessore Raffaele Donini e l’assessore Giuliano Barigazzi.

Ne usciremo se acceleriamo sui vaccini. Lo sappiamo.

Attenzione però.

La seconda emergenza che dobbiamo affrontare è quella occupazionale. Bologna rappresenta circa l’8% della forza lavoro nazionale, l’impatto dello sblocco dei licenziamenti sarà fortissimo. 

Occorre adesso un piano congiunto tra Regione, Città Metropolitana, sindacati e forze economiche anche perché, già oggi, presso i nostri assistenti sociali si presentano famiglie intere, sono tutti italiani che hanno perso il lavoro o la casa. 

Ecco li voglio ringraziare pubblicamente i nostri assistenti sociali così come tutti i nostri dipendenti comunali, perché so che il peso sulle loro spalle è enorme, e va sostenuto maggiormente. Non facciamo un lavoro diverso, ma siamo insieme e insieme dobbiamo ritrovarci.

Ecco queste sono le mie idee e le mie energie. Le metto a disposizione.

E infine vi saluto con le parole di una giovane ragazza madre che vive al Pilastro. 

Me le ha mandate proprio questa sera. 

Spesso abbiamo parlato con lei in questa settimane di scuola e di sicurezza.

il diritto alla città è molto più che un diritto di accesso individuale o plurale

alle risorse che la città detiene:

è il diritto di cambiare

e reinventare

la città secondo i nostri desideri più profondi.”

(David Harvey, Città ribelli)



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