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Mi candido a Sindaco di Bologna

da | Mar 17, 2021 | Bologna

Mi candido a Sindaco di Bologna, la città dove sono nato e dove intendo crescere i miei figli Irma e Orlando. Ho deciso di annunciarlo oggi, giornata dell’Unità d’Italia. Perché penso che la missione della nostra città sia quella di essere un esempio per il paese, dimostrare cioè che una città democratica e progressista può innovare e includere, spostando in avanti la frontiera dei diritti e delle opportunità per tante persone.

Da sempre, infatti, Bologna è scelta da molti giovani che vengono qui per studiare, lavorare, vedere tutelati i propri diritti civili o realizzare i propri progetti di vita. I giovani hanno aspettative alte verso di noi, aspettative verso cui dobbiamo essere all’altezza. Perché questa è una delle più importanti missioni di Bologna, dare forza alle persone, ai loro sogni e alle loro speranze.

Questo maledetto Covid sta picchiando duro ed è l’ora più buia. Ognuno di noi ha visto soffrire persone care, familiari. Ho visto piangere imprenditori, ho letto messaggi di madri disperate e dopo tutto questo dolore mi sono convinto che solo rimanendo uniti potremo uscirne. Non servono promesse.

Questo è il momento del coraggio e della verità, il momento in cui il Comune deve essere accanto ai bolognesi con tutta la sua forza e la sua capacità di intervento. Il momento in cui la risposta pubblica sia per tutti e di qualità. I cittadini si aspettano una guida affidabile e progressista per Bologna.

Un Sindaco tra la gente, che ami la città e che da ottobre la faccia ripartire. Questo dirò giovedì sera alla Direzione del PD dove proporrò la mia candidatura. Voglio essere un Sindaco di strada tra la gente, con un progetto di livello internazionale, perché la politica deve essere sia competente che vicina alle persone. E mi impegnerò ad essere un sindaco di tutti e tutte.

Dovremo vincere le elezioni, per questo agli iscritti del PD e agli elettori che guardano al centrosinistra con speranza chiedo di unire le forze per scrollarci di dosso le correnti di partito. Bologna viene prima di tutto.

Partiamo da qui insieme, andiamo a incontrare Bologna. Il momento è adesso. Di tutto questo e di alcune proposte ho parlato questa mattina su Il Resto del Carlino Bologna, La Repubblica di Bologna e Il Corriere di Bologna. Puoi trovare qui quello che ho detto.

IL RESTO DEL CARLINO: Matteo Lepore “Mi candido a Sindaco. Serve una guida affidabile e progressista”
di Luca Orsi

L’assessore ufficializzerà la sua decisione domani, durante la Direzione del PD. “Penso ad una squadra di governo di livello Internazionale”.

Bologna, 17 marzo 2021 – Mancava soltanto l’ufficialità. Domani, nel corso della Direzione del Pd, Matteo Lepore formalizzerà la propria candidatura a sindaco. Si conclude così la lunga “fase di ascolto della città”, cominciata a settembre. Mesi in cui l’assessore di Palazzo d’Accursio ha presentato il suo ‘manifesto’, tenuto “oltre 150 incontri con i cittadini” e lanciato il suo progetto civico

Assessore, che sindaco vogliono, secondo lei, i bolognesi?
“Credo si aspettino una guida affidabile e progressista. Un sindaco fra la gente, che ami la città e la faccia ripartire”.

Un sindaco di strada’?
“Sì, vicino alle persone. Ma che abbia allo stesso tempo un vasto progetto di livello internazionale per la città. Insomma, ‘anima e cacciavite’”.

Lo dice Enrico Letta per il Pd.
“Sono convinto che, specie in questo momento difficilissimo, valga anche per Bologna”.

Con il suo collega di giunta Alberto Aitini in campo, la candidatura si deciderà con le primarie. Meglio di coalizione o di partito?
“L’una o l’altra, poco importa. Il punto vero, a mio parere, è un altro”.

Quale?
“Evitiamo di trasformare le primarie nell’ennesimo scontro fra correnti di partito. Chiedo, a tutti, rispetto per la comunità del Pd, per gli elettori e per i bolognesi”.

Che cosa si augura, a partire già dalla Direzione di domani?
“Che si lavori, tutti, con la consapevolezza di dovere scegliere il miglior candidato sindaco del centrosinistra. Una figura capace di allargare l’alleanza e di battere il centrodestra”.

Non teme il ‘peso’ di Aitini all’interno del partito?
“Preferisco parlare di me. Mi candido con il sostegno della maggioranza del Pd e della coalizione. E di tantissime realtà della nostra città. Credo anche di avere dimostrato, in questi mesi, di essere una persona che ha saputo unire ed essere affidabile”.

Si aspetta che Aitini faccia un passo indietro?
“Tutt’altro. Anzi, ringrazio gli amici di Base riformista (la corrente del Pd che sostiene Aitini, ndr ) e invito Alberto ad andare avanti, per valorizzare il lavoro fatto in questi anni come giunta”.

A proposito, Aitini ha di recente auspicato che il Comune destini al welfare i 40 milioni previsti per la riqualificazione dello stadio. Che ne pensa?
“Credo sia stata un piccola gaffe”.

Perché?
“Quei 40 milioni, la cui destinazione fu votata da tutta la giunta, fanno parte di un piano da 700 milioni destinati a lavoro e occupazione. E devono essere destinati a investimenti. Non è quindi tecnicamente possibile ‘deviarli’ sul welfare”.

Lei ha parlato di alleanza. A chi si rivolgerà, se candidato?
“Mi presento con un progetto civico che parla alla sinistra, ai moderati, ai verdi, agli ecologisti. Un progetto che rende partecipe le persone e guarda oltre gli steccati dei partiti. Perché c’è molto più Pd fuori che dentro il Pd”.

È pronto al dialogo anche con Bologna Civica, il movimento di Giancarlo Tonelli e Gianluca Galletti?
“Io parlo con chiunque possa fare parte di un’ipotetica coalizione di centrosinistra. Non ho pregiudizi. Ma chiedo di condividere la nostra proposta, che si richiama all’agenda di Letta”.

Quindi?
“Progressista nei valori, riformista nel metodo, radicale nei comportamenti”.

Quali i tempi prioritari del suo programma?
“Il lavoro. Se ne parla poco. A Bologna c’è l’8% della forza lavoro nazionale. Lo sblocco dei licenziamenti avrà un impatto dirompente sul nostro territorio. Serve, da subito, un piano congiunto fra Regione, Città metropolitana, forze economiche e sindacati per affrontare l’emergenza. Poi servono nuove alleanze per crescere: fondere le Fiere di Bologna e Rimini, creare con Modena un’unica Destinazione turistica e agenzia per attrarre gli investimenti sul made in Italy”.

Un’altra emergenza è quella sanitaria.
“Il Covid picchia duro, ma il nostro sistema sanitario sta reggendo l’urto, grazie al lavoro enorme del personale sanitario”.

C’è però il problema, non piccolo, dei vaccini.
“Su Astrazeneca mi attendo, dall’Ema, un immediato chiarimento. Uno stop delle vaccinazioni al personale scolastico manderebbe nel caos tutto il piano di riapertura delle scuole. Non possiamo permettercelo”.

In tema di scuola, lei ha un progetto per nidi e materne.
“Voglio coinvolgere Elly Schlein e Isabella Conti in un grande progetto di coalizione per il rilancio e l’ampliamento dei servizi all’infanzia”.

Un altro tema chiave sarà l’ecologia. Cosa propone?
“Di creare sotto il sindaco e la direzione generale, un Dipartimento dedicato alla transizione ecologica. Ogni progetto e investimento futuri dovranno essere letti in quest’ottica”.

Qualche anticipazione per il rilancio dell’economia?
“Oltra alla fusione delle fiere di Bologna e Rimini, che darebbe vita al primo gruppo fieristico italiano, e all’alleanza con Modena, penso a un piano strategico con Barcellona sui Big Data e la ricerca scientifica”.

Ha già pensato a una squadra di governo, se sarà eletto?
“Penso a una squadra di figure di livello nazionale e internazionale. A Bologna non mancano ottime competenze”.

Ha già contattato qualcuno?
“Non faccio ancora nomi. Diciamo che nella Fabbrica del programma qualcosa si potrà già intuire. Ma sarebbe bello anche ricevere qualche autocandidatura. Domani, per esempio, apriamo un sito dove chi vorrà dare una mano alla campagna elettorale, potrà farsi avanti”.

La Repubblica di Bologna. Lepore in campo: “Primarie? Certo. Confronto di idee, non una conta”
(di Silvia Bignami)

L’assessore ufficializzerà in Direzione la sua candidatura a sindaco: “Mi sono consultato anche con Prodi”.  “Aitini?: “Sia più leale nel giudicare il lavoro fatto insieme. E riconosca che cultura e sicurezza vanno a braccetto.”

BOLOGNA, 17 marzo 2021 – Dopo una lunga fase di avvicinamento, Matteo Lepore ufficializza la sua corsa a Palazzo d’Accursio. «Giovedì in direzione mi candido a sindaco». L’assessore alla Cultura che ha via via raccolto gli endorsement della maggioranza Pd, da Virginio Merola a Stefano Bonaccini, e che in queste settimane, confessa, ha ascoltato i consigli di Romano Prodi, lancia la sua chiamata alla società civile. E apre le ostilità con lo sfidante ai gazebo Alberto Aitini: «Sono mesi che chiedo di fare le primarie — affila gli artigli Lepore — e mi sono sentito ripetere da chi oggi dice primarie che bisognava invece fare un colpo di mano in assemblea. Finalmente si va ai gazebo: ora spero non ci si tiri indietro. Ringrazio anzi gli amici di Base Riformista, l’area che candida Aitini, di mettersi a disposizione di uno strumento di democrazia. Ma chiedo anche a loro di non trasformare i gazebo in una conta di corrente. Non mi è piaciuto che si parlasse tanto di numeri. Confrontiamoci in mare aperto, sulle idee. Se diventasse un congresso, i bolognesi non ci capirebbero. E la pagheremmo cara».

Proprio sulle correnti, in scia alla combo di «anima e al cacciavite» evocata da Enrico Letta, Lepore è inflessibile. «Serve una guida affidabile e progressista nei valori, come ha detto Enrico. Un sindaco capace di un progetto internazionale, ma che sappia essere in strada con le persone, e penso di essere la persona giusta. Chiedo però a tutti, lo dirò al Pd, di unire le forze per scrollarci di dosso le correnti». Per questo la chiamata alla società civile, con una pagina web dove «iscriversi per essere attivisti, mettendo a disposizione le proprie competenze. Iscritti e non iscritti devono partecipare, e l’obiettivo è includere. Questo voleva dire anche Letta: la priorità è Bologna, non le correnti di partito o gli schemi nazionali». Tutti i “civici” arruolati saranno insieme nella Fabbrica del Programma, attorno alla quale costruire un nuovo Ulivo di «buona politica per le buone politiche, come ha detto il nostro segretario. Qui è nato l’Ulivo, l’abbiamo già fatto una volta e possiamo rifarlo in chiave nuova».
Lepore s’è consultato su questo con Prodi: «Ho chiesto consiglio al Professore, in questi mesi, su tante cose. E mi sono fatto raccontare come la Fabbrica del Programma aveva funzionato. Sia quella del ’96, le Tesi dell’Ulivo, sia quella del 2006. Più che scrivere il programma, fu un luogo di incontro con la società civile, dove studiare i cambiamenti. E se non è oggi il momento di “studiare i cambiamenti”, non so quando lo sarà».

Agguerrito e acuminato, l’assessore non risparmia critiche ad Aitini, unica residua opposizione nel Pd, lo sfidante che punta tutto sulla sicurezza e che ha contestato pure i 40 milioni investiti sullo stadio Dall’Ara, che potevano andare a welfare e nidi. «Io penso che Aitini dovrebbe essere più coraggioso e valutare di più il lavoro fatto insieme». Sulla sicurezza, spiega, «Bologna ha dimostrato di saper investire, tenendo insieme controlli delle forze dell’ordine e presidi sociali e culturali». Ora però, in tempo di lockdown e di pandemia, «degrado e spaccio stanno purtroppo tornando, ad esempio in Bolognina, perché la socialità s’è spenta». Per questo «chi mette in contrapposizione» controlli e socialità «fa una furbizia che per me non è intellettualmente onesta».

Quanto poi al Dall’Ara, «quei 40 milioni venivano dall’avanzo di bilancio, quindi erano vincolati agli investimenti. Non potevano esser messi sulla spesa corrente. In più lui stesso ha votato quella decisione». Il senso, insiste, «è che bisognerebbe ragionare di più sulla lealtà delle cose fatte insieme. Essere orgogliosi di quello che si fa come squadra».

Sulle alleanze, l’assessore alla Cultura non dà per persa la Bologna Civica di Giancarlo Tonelli, che pure ha voltato gli occhi a destra, non appena il Pd s’è schierato in maggioranza su Lepore. Piuttosto, pensa a una «squadra di livello internazionale» per la sua giunta, e offre agli alleati dei temi: «Il primo è la transizione ecologica», con l’idea di un dipartimento ad hoc in Comune dal quale passino tutti i progetti per accertarne la compatibilità ambientale. «Galletti, che è stato ministro dell’Ambiente, non può forse esser d’accordo su questo?».

Poi c’è il tema della scuola e dell’infanzia. Dopo aver proposto una costituente dell’educazione a Elly Schlein e Isabella Conti, Lepore tende la mano alla sindaca di San Lazzaro: «Vorrei che lavorasse con noi sul programma dei servizi per le donne e per la fascia 0-6». Infine, la crescita economica. L’assessore riprende l’idea di Stefano Bonaccini di una grande fiera che unisca Bologna e Rimini e di una fusione tra destinazioni turistiche di Bologna e Modena. I soldi, assicura, non mancano: «Abbiamo un piano di investimento di 700 milioni e quest’anno raddoppieremo a 50 i fondi per welfare, scuola e commercianti».

«Non c’è mai stato — assicura — un momento in cui ho pensato di mollare». Neanche sull’accusa che molti gli hanno fatto di essere “troppo vicino” alle Coop: «Io avevo un lavoro e mi sono licenziato, altri sono andati in aspettativa. Sono rimasto nel mondo cooperativo per tre anni e ho fatto l’assessore per dieci. I bolognesi giudicheranno come ho lavorato. Certo, c’è una questione di autonomia della politica dall’economia. Io rivendico il primato della politica».

Il Corriere di Bologna: «Io ci sono, progressista e affidabile. Aitini? Spero non si tiri indietro ora»
(di Francesco Rosano)

Lepore domani ufficializza la corsa a sindaco: alle primarie decidono gli elettori, non le correnti.
“Io intendo ufficializzare la mia candidatura a sindaco di Bologna. Una candidatura che risponde a un bisogno che i cittadini in questi mesi di incontri hanno raccontato, avere una guida affidabile e progressista in grado di rilanciare la città dopo il covid con un grande progetto internazionale, ma che allo stesso tempo sia un sindaco di strada. “Anima e cacciavite”, come ha detto Enrico Letta nel suo intervento da segretario. Voglio essere il sindaco di tutti, ma prima dobbiamo vincere. Per questo chiedo agli iscritti del Pd e agli elettori del centro sinistra di unire le forze per scrollarci di dosso le correnti. Bologna viene prima, ha bisogno di un progetto civico largo, inclusivo, oltre gli schemi dei partiti. Spero di essere la persona giusta per interpretare questa proposta”.

Vuole scrollarsi di dosso anche la candidatura dell’assessore Alberto Aitini, sostenuto da Base riformista?
“Io sono partito mesi fa lanciando un manifesto di idee e ho chiesto ogni giorno di rispettare lo statuto del Pd, che prevede le primarie, mentre altri parlavano di numeri e delle necessità di una conta in assemblea.

C’è chi ne parla ancora.
“Lo so. Evidentemente chi diceva primarie voleva altro. Io spero che finalmente si faccia rispettare lo statuto e si apra alla partecipazione per scegliere. Anzi, voglio ringraziare Base riformista e il loro candidato,  Alberto Aitini: se come corrente, dopo aver detto il contrario in questi mesi, rinunceranno alla ricerca del colpo di mano in assemblea e si metteranno a disposizione per le primarie ne sarò contento. Spero che Aitini non si tiri indietro ora, penso che si debba valorizzare il lavoro che abbiamo fatto. Mi auguro che base riformista (guidata a Bologna dall’ex segretario, Francesco Critelli, ndr) non usi le primarie per una conta interna. Non abbiamo bisogno di un congresso, ma di individuare il candidato migliore”.

Una narrazione che ha unito Aitini ai centristi di Bologna civica la descrive come schiacciato a sinistra. Giancarlo Tonelli, dopo lungo surplace, è scattato lontano dal Pd dopo che il suo nome ha preso quota. Come risponde a chi l’accusa di allontanare possibili alleati?
“Da settembre, quando ero quasi da solo, ho lavorato con ago e filo e mi ritrovo sostenuto da una larga maggioranza del Pd e da tante realtà della città. Evidentemente ho saputo convincere. L’idea di allargare e includere è giusta, dobbiamo parlare a sinistra come al centro, Bologna può essere il laboratorio del Pd di cui ha parlato Letta. Se c’è qualcuno che non è stato in grado di allargare e includere forse è chi a settembre mi chiedeva di stare in silenzio. Credo che oggi le primarie siano un elemento di chiarezza: permetteranno alle persone di scegliere, non alle correnti di decidere. Se si aprono porte e finestre, le correnti spariscono”.

Lei ha citato più volte il neo segretario del Pd, vi siete sentiti con Letta?
“Gli ho fatto i complimenti per l’elezione, penso che nei prossimi giorni ci risentiremo. Nei mesi scorsi ha partecipato a un’iniziativa che avevo promosso. È una persona con cui mi sento molto in sintonia sul piano delle idee per il futuro del paese”.

Crede che l’unità “ritrovata” dal Pd nazionale sia tuttora replicabile a Bologna?
“A Roma è capitata una circostanza eccezionale in pochi giorni, qui a Bologna si discute da mesi. Ora mi auguro si passi dalle parole ai fatti, anche con l’apertura di una fabbrica del programma per discutere di futuro. Le primarie possono essere un metodo importante per affrontare certe scelte senza lacerarsi”.

Chiunque governerà dovrà fare i conti con il covid e i suoi effetti. Se verrà eletto quali saranno le proprietà nel suo primo anno da sindaco?
“Al netto della sanità e dell’uscita dalla pandemia, che ci deve vedere tutti al fianco di chi sta lavorando negli ospedali, vedo tre priorità fondamentali. Innanzitutto creare in Comune un dipartimento dedicato alla transazione ecologica per orientare tutti i nostri investimenti attorno all’obiettivo dell’impatto zero. La seconda priorità riguarda la crescita, se cresce Bologna cresce l’industria del Paese. Dobbiamo fare scelte di scala, come la fusione tra le fiere di Bologna e Rimini per uscire dalla crisi con un rilancio internazionale. Quando penso a una dimensione internazionale mi riferisco anche alla squadra di governo per la città, ho già dei nomi in mente. La terza priorità sono i nidi e le scuole dell’infanzia, su cui voglio lavorare insieme alla vicepresidente Elly Schlein e alla sindaca di San Lazzaro Isabella Conti. Ma c’è un’emergenza lavoro su cui bisogna agire da subito, soprattutto con la prospettiva dello sblocco dei licenziamenti. Quella che ci aspetta è una ricostruzione. Grazie al lavoro fatto a Palazzo d’Accursio in questi anni il prossimo sindaco non partirà da zero, ma abbiamo bisogno che sia affidabile e che sappia già cosa deve fare appena eletto”.