Ieri, mercoledì 24 febbraio, sono intervenuto alla Tavola rotonda “La strategia della destinazione turistica Bologna nei diversi scenari di ripresa post Covid” promossa da Federalberghi Bologna.

È stata una occasione importante per condividere con molte realtà imprenditoriali del settore turistico alcune riflessioni sul momento che stiamo attraversando, ma soprattutto sulla strategia di rilancio dell’attrattività del nostro territorio. 

Qui trovate il mio intervento. Ve lo riporto anche a seguire. 

Ho voluto lanciare fondamentalmente tre messaggi.
Il primo riguarda lo stato d’animo con cui dobbiamo affrontare questo momento.
La maggior parte delle imprese e tutti i lavoratori sono arrabbiati e hanno paura. Non è un aspetto da sottovalutare: è evidente che i ristori non bastano visto che consentono di ripianare solo il 2% di perdite a fronte di un 70% reale. Tuttavia non è solo una questione quantitativa: occorre che il nuovo Governo assuma dei provvedimenti più robusti, a partire da una certezza di programmazione. Le chiusure vanno fatte decidendo per tempo. Gli aiuti vanno previsti prima, non dopo. È necessario iniziare a progettare quella che sarà la ripartenza, dare un orizzonte di futuro alle imprese, altrimenti non possiamo immaginare che sia credibile l’azione della politica e delle istituzioni che devono anche rappresentare le istanze delle imprese. 

Il secondo messaggio riguarda più direttamente il nostro territorio.
Credo che dopo il lavoro di questi anni, Bologna sia molto cambiata, soprattutto nella relazione con il mondo. Abbiamo asset importanti come la fiera e l’aeroporto, grandi imprese ed un sistema robusto di competenze che in questi anni ha saputo internazionalizzarsi.

Da qui mi lego al terzo messaggio: fare un salto avanti. Consapevoli delle nostre forze, dobbiamo provarci ora, perché è adesso che si è aperto un varco all’interno del quale possiamo produrre un cambiamento importante

È un passaggio che potrà svilupparsi tenendo a mente tre parole chiave

  • qualità dei progetti imprenditoriali che lanciamo e dei prodotti che offriamo;
  • trasversalità tra i settori per creare alleanze fondamentali.  E’ vero che a Bologna è nato il settore del turismo leisure, ma questo non basta. La città diventa forte e attrattiva quando i settori si incontrano: il turismo in questi anni ha aiutato l’industria manifatturiera a riposizionarsi, l’aeroporto e la fiera insieme hanno raggiunto obiettivi comuni. 
    La trasversalità è fondamentale e io credo che il nuovo mandato amministrativo dovrà tenerne conto: unire gli asset produttivi del nostro territorio e costruire una task force;
  • alleanze soprattutto territoriali. I confini di Bologna non sono più con Casalecchio e San Lazzaro. Oggi sono con Modena, Firenze, Ravenna, Ferrara. Questo vale senz’altro per l’ambito del turismo e della cultura.
    Il lavoro sull’attrattività deve essere fortissimo con questi territori in termini di alleanze.
    Per il valore strategico che hanno il nostro aeroporto, la fiera, la centralità logistica con l’alta velocità, siamo diventati un asset per il paese e in alcuni casi anche per il sud Europa. Il salto di scala nelle alleanze si può fare. Agli imprenditori dobbiamo soprattutto chiedere in questo momento di partecipare alla discussione, perché sento che non c’è sufficientemente consapevolezza della forza che Bologna ha e può offrire. Se riusciamo ad esprimerla, allora alcune scelte diventeranno più semplici e faranno emergere quelle risorse che ci servono per affrontare la crisi. 

Bologna ha appena chiuso un accordo con Bologna Welcome, con la Camera di Commercio, con la Regione Emilia Romagna da 10 milioni di euro in tre anni. Un investimento pubblico e privato non indifferente sulla promozione del territorio. Lavoreremo con tutta la Città metropolitana, con le unioni dei comuni, con Modena, con Ravenna, con Ferrara, con le altre città dell’Emilia Romagna e verso l’Appennino con Firenze.

Lo faremo attraverso la cultura che continua a essere l’argomento principale di caratterizzazione del nostro territorio. I turisti vengono a Bologna per l’esperienza culturale che può offrire. Magari non sanno qual è la programmazione, ma si fidano della città e vengono per visitare i luoghi, per  vivere la città e ciò che può offrire.

Lo faremo sfruttando l’aspetto naturalistico: il paesaggio naturale metropolitano dall’Appennino alla pianura imolese è pieno di attività senza confini. Da qui alle Valli Di Comacchio e al Delta del Po, andando verso l’Appennino Modenese a salire, nei nostri terreni agricoli, negli ambiti di attività contadine agricole lungo la ciclovia del sole che collega l’Europa, le opportunità sono enormi. Lo abbiamo visto con la crescita esponenziale dei cammini che abbiamo creato peraltro dalla via degli Dei alla via della seta.

E infine lo faremo grazie allo sport.
Penso che Bologna sullo sport si giocherà una parte molto importante della propria reputazione. Ospitare grandi eventi sportivi significa diventare un hub strategico a livello internazionale. Per noi è importante riuscire a comunicare al mondo che fare le cose a Bologna è più facile, è più sicuro. Significa farle in un luogo che è collegato al resto d’Italia e al resto del mondo. 

Ecco, questi sono gli ambiti sui quali noi dobbiamo lavorare a livello di reputazione, partendo dalle alleanze e cominciando a fare società insieme, anche con altre città e altri territori. Dobbiamo avere una crescita di tipo industriale e progettuale, non solo politica. Quest’ultima ha il dovere di fare le scelte, ma poi come abbiamo visto ad esempio con Bologna Welcome, se non ci sono i progetti economici di sviluppo e i veicoli per attuarli, le cose non vanno avanti. Bologna Welcome ha avuto successo in questi anni perché è stata costituita una società composta dalle principali realtà economiche del territorio, perché il comune ha messo degli immobili da valorizzare e perché ha investito 2 milioni e mezzo di risorse, derivanti dalla tassa di soggiorno. Abbiamo creato un business, non solo una semplice strategia di marketing turistico. 

Dobbiamo far crescere l’imprenditorialità, sembra assurdo dirlo oggi nel pieno della pandemia, ma se vogliamo migliorare la qualità dei servizi, dobbiamo investire sulle imprese che sanno fare bene queste cose. E su questo il Governo dovrà rispondere: da un lato con fondi per il salvataggio di alcuni asset strategici, dall’altro con la crescita delle imprese.
Per esempio quando si parla di transizione ecologica e digitale significa raggiungere obiettivi sulla sostenibilità ambientale, ma soprattutto far crescere aziende che nell’ambito del digitale sanno sviluppare un certo tipo di business.

Su questo c’è ancora da lavorare. E’ un tema che la regione Emilia Romagna porta avanti bene, ma che dovrà diventare strategico per il Paese.