IMPATTO SOCIALE DEI MUSEI E DISUGUALGLIANZE

Lunedì 22 febbraio sono intervenuto al primo evento italiano all’interno del progetto europeo MOI Museums of Impact: una giornata di confronto e condivisione per i professionisti e le professioniste dei musei italiani sul tema dell’impatto sociale dei musei.

Ho avuto modo di esprimere la mia idea rispetto agli obiettivi da mettere in campo come Comune di Bologna, pensando alla cultura anche come strumento per ridurre le disuguaglianze.

Sono questioni rilevanti e a lungo discusse in questi anni dietro tavoli di approfondimento e convegni. Il tema delle disuguaglianze, come anche quello della giustizia ambientale è ormai al centro delle politiche e della politica. Quando avremo una congiunzione fra scelte nazionali ed europee a partire dal basso, allora credo che in quel momento si farà la vera differenza.

Nell’agenda 2020 delle Nazioni Unite abbiamo un panorama mondiale di impegno attorno alla disuguaglianza e alla richiesta di maggiore equità. Da anni ragioniamo sul tema dell’inclusione dei nostri spazi culturali, dei nostri musei e della vita sociale organizzata attorno a questi luoghi.
Passi in avanti sono già stati compiuti da chi dirige i musei o governa il paese, ma purtroppo il covid ha accentuato le disuguaglianze, accelerando divergenze che c’erano anche prima, ma che adesso sembrano ancora più prepotenti.

Diventa necessario porre l’attenzione sulle fragilità delle nostre comunità, non considerandole per forza delle debolezze, semmai delle caratteristiche. La diversità e la  pluralità possono essere elementi di arricchimento per una comunità: è un punto di vista politico non scontato che ad esempio in una città progressista e democratica come la nostra diventa identitario.
Bologna è stata una delle prime città a creare istituzioni educative, come ad esempio gli asili nido pubblici comunali.
È stata pionieristica nell’avviare un welfare municipale in una idea di servizi per la comunità quando lo stato non sapeva dare una risposta.
Bologna è stata la prima ad avere un assessore alle istituzioni culturali: il Sindaco Renato Zangheri, prima di diventare tale, ha assunto questo importante incarico.
Bologna crede nella forza dei cittadini, nel loro coinvolgimento, nella capacità culturale come leva di trasformazione. I musei divengono il luogo dove ci si può esprimere, così come le nostre scuole, le nostre biblioteche comunali e le altre istituzioni. Fucina di idee, di ricerca e soprattutto di persone. 

Bisogna partire da linee guida di ribaltamento.
I musei che vogliamo hanno prima di tutto una governance partecipata, ovvero la capacità di relazionarsi con i portatori di interesse, con i soggetti che vivono attorno al museo, interpretando i bisogni della comunità e partendo da coproduzione e co-progettazione. Nel futuro i musei inclusivi dovranno essere innanzitutto caratterizzati dalla loro capacità di creare opportunità, di curare le relazioni, di produrre cultura e soluzioni per la comunità.

In secondo luogo saranno importanti le ricadute occupazionali. Il patrimonio culturale, conservato e anche divulgato ed elaborato dai nostri luoghi museali deve essere maggiormente considerato come parte della dimensione economica e sociale e quindi anche del nostro mondo del lavoro. Ogni cittadino deve avere la possibilità di entrare in relazione con il museo e in esso trovare anche la possibilità di produrre, di creare.  Su questa scia abbiamo fatto un’esperienza con il progetto della nuova manifattura all’interno del Mambo, il museo di arte moderna e contemporanea di Bologna. Durante il primo lock down a museo chiuso, abbiamo indetto un bando per offrire 13 luoghi a 13 giovani domiciliati a Bologna, da distribuire nella sala delle ciminiere. Da allora li abbiamo in residenza.
L’esperienza ci ha insegnato che non è più solo il momento di studiare e di guardare l’ arte, ma di produrla. Abbiamo scoperto che nel nostro territorio vivevano almeno 300 artisti nell’ambito delle arti visive che avevano voglia di candidarsi a questa opportunità e proseguiremo l’esperienza in altre forme perché sentiamo che sta decisamente plasmando la strategia futura del nostro museo di arte moderna e contemporanea.

Un altro punto importante da valutare è la sostenibilità. Da poco il Comune di Bologna ha acquistato un nuovo edificio nel quale progettare il futuro Museo Internazionale dedicato al pittore Morandi. Questo significa aprire spazi chiusi, evitare il consumo di suolo, sfruttare nuove strutture dedicate alla cultura e ridisegnare i quartieri dal punto di vista urbano, come in molti esempi virtuosi di città nel mondo.

Infine, ma non meno importante, il tema della conoscenza partecipata: far entrare i visitatori, aprirsi alla città, lavorare nelle scuole, investire sulla parte educativa e scientifica, orientare il pubblico e costruire con esso una vera e propria alleanza.

Ecco questo è il ribaltamento che noi dobbiamo ricercare, immaginando con questo presupposto le professioni museali del futuro.
Credo che i manager culturali e museali non potranno esimersi dall’ avere questo tipo di sguardo. Non significa mettere da parte il marketing, gli specialismi e la ricerca nell’ambito della conservazione, assolutamente no. Vuol dire anzi inserire elementi nuovi legati all’inclusione per dare forza ad un progetto culturale di cambiamento radicale ed efficace nel tempo.



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