Una città per la scienza e i giovani, questa l’immagine che ho scelto per rappresentare le proposte presentate sabato nel corso di un evento dedicato al futuro di Bologna. Insieme a me sono intervenuti il Prorettore e Vicario Unibo Mirko Degli Esposti, l’architetto Mario Cucinella e la fondatrice del Future Food Institute Sara Roversi. Al centro del nostro confronto i temi della rigenerazione urbana e le priorità per la ripartenza dopo il Covid. Di seguito riporto una sintesi del mio intervento dedicato a presentare una visione per i quadranti Nord e Ovest della città, con particolare riferimento alla svolta ambientale e progettuale di cui abbiamo bisogno. Nel post troverete una mappa dei progetti e un link al video dell’iniziativa, che potrete rivedere.

Bologna dopo il Covid avrà bisogno di svoltare e adesso è il momento di decidere senza perdere tempo. Per questo nelle scorse settimane, ho proposto 4 svolte (sociale ed educativa, ambientale, economica, “una città per la scienza e i giovani”) alle quali intendo affiancare alcuni progetti importanti per valorizzare quelle che chiamerò le vocazioni di Bologna. 

In questa occasione, presento svolte e progetti per una parte specifica della città, i quadrante nord e ovest, dove si racchiudono le vocazioni più forti e a prova di futuro; quelle che ci rendono una città attrattiva e internazionale, una asset strategico per l’Italia e l’Europa. Progetti e vocazioni che intendo anche per questo motivo proporre al Rettore dell’Università di Bologna per una condivisione e una scommessa comune (nelle prossime settimane avanzerò proposte anche per altri quadranti).

Lo faccio perché Bologna avrà presto il 90% della capacità di calcolo dell’intero nostro paese e il 70% del continente grazie ai supercomputer, perché l’Alta Velocità ci ha resi un nodo fondamentale di logistica e di relazioni per il sud Europa, perché la scienza e la sanità pubblica bolognese sono un punto di riferimento nazionale e internazionale, non locale. Dunque Città e Università, insieme alla Regione Emilia-Romagna devono andare a Roma e a Bruxelles per ottenere risorse e sostegno politico, oltre che impegnarsi ad attirare fondi di investimenti internazionale su queste sfide e il loro indotto, destinato a ridisegnare l’economia tanto quanto la forma della città.

Inoltre, accanto alle svolte economica e urbanistica, ci servono una svolta sociale e ambientale, significa investire ad esempio nella realizzazione di nuovi corridoi verdi che attraversino i nostri quartieri rendendoli meno inquinati, più vivibili e percorribili a piedi e in bicicletta. Soprattutto, sto dicendo stop al consumo di suolo a favore di una rigenerazione urbana intelligente. Significa anche investire in una nuova rete di servizi socio sanitari territoriali diffusi, oltre che su entrambi i nostri poli ospedalieri di eccellenza. La salute delle persone e dell’ambiente questa è una sfida prioritaria.

Per quadranti in oggetto vedo le seguenti vocazioni e progetti (rappresentati nella mappa e descritti nel mio intervento video):

  • Il distretto della scienza e i dati 
  • Il distretto della memoria democratica e della creatività urbana
  • Il distretto del benessere e della imprenditorialità
  • I tre quadrilateri della cultura e delle arti

I quattro distretti che dovranno essere collegati tra loro da corridoi verdi e di mobilità. In particolare, propongo di investire su:

  • Un grande piano di riforestazione e progettazione del verde urbano, a partire dalla salvaguardia del bosco urbano dei Prati di Caprara.
  • L’utilizzo dei sedimi ferroviari e del sedime del People Mover lungo la ‘Via della Conoscenza’ (arancione nella mappa) che collega il Polo Fieristico e il Lazzaretto, valutando la realizzazione di piste ciclopedonali e collegamenti ferroviari o di trasporto pubblico.
  • Un piano per la casa e l’accoglienza di famiglie, studenti, ricercatori e imprenditorialità.Questa è una nuova visione per i quadranti nord e ovest di Bologna, composta dalla valorizzazione di luoghi esistenti e da creare. Interventi finanziabili con il Recovery Fund e altri fondi pubblici europei, regionali, nazionali e comunali, oltre a possibili investitori privati interessati.

Attorno a questo visione intendo avviare un gruppo di lavoro operativo e incontrare tutti i soggetti pubblici e privati interessati a vincere questa sfida. Se non ora quando?

Infine, intendo fare con chiarezza in merito alle recenti dichiarazioni di ANCE, l’associazione dei costruttori  è intervenuta pubblicamente chiedendo al Comune di non approvare il nuovo piano urbanistico.

La visione che ho presentato è coerente con il PUG proposto dalla Giunta al Consiglio Comunale, lunedì prossimo andrà in approvazione. Un voto per non perdere altro tempo e per iniziare a fare e fare bene.

Il punto è che ANCE è contraria alla nuova Legge urbanistica regionale 24 del 2017 contro il consumo di suolo e continua a chiederne la non applicazione in tutta la Regione. Posizioni legittime, ma sono le medesime da circa 15 anni, li invito quindi a guardare avanti.

Penso che i costruttori non hanno purtroppo compreso la natura del PUG di Bologna, che propone obiettivi strategici attorno ai quali mettersi a lavorare per rigenerare la città, recuperare le aree dismesse, puntare sugli alloggi in affitto e a costi accessibili per la popolazione invece che alla solo vendita, che finisce per lasciare migliaia di appartamenti vuoti e inutilizzati.

Il nuovo PUG è un piano urbanistico che prende posizione, assume un’idea di città e pone degli obiettivi:

– la lotta al cambiamento climatico, fermare il consumo di suolo e riportare la natura in città;

– il diritto alla casa e all’inclusione abitativa, per tutti e tutte puntando alla qualità dell’abitare e dei servizi nei quartieri;

– dotare la città di nuove infrastrutture energetiche, digitali, viarie che ci mancano se vogliamo fare il salto scala di cui parliamo.

Domando: è pensabile che il futuro di Bologna sia fatto da nuovi ipermercati, villette e colate di cemento?

La mia proposta di oggi è una grande scommessa sul futuro di Bologna e del nostro paese. Una scommessa che possiamo vincere insieme. Invito tutti ad accettare questa sfida. Con la vecchia ricetta non ne usciamo. 

LINK AL VIDEO DELL’INIZIATIVA: https://fb.watch/2dLlPD-slY/

PS

NOTA sulla ‘Via della Conoscenza’ (arancione nella mappa)

Linea ferroviaria SFM dismessa dalla Fiera fino alla Stazione, poi prosegue sfruttando l’area sottostante al People Mover (via di sopra e via di sotto, come mobilità dolce e area verde per i cittadini). Dal Tecnopolo al polo del Navile 1,8 Km; meno di 4 Km fino al nuovo Comune in Liber Paradisus.

Possibili soluzioni di utilizzo:

  1. Recupero del binario per nuova linea di trasporto su rotaia;
  2. se ferrovie non fosse disponibile a cederla, si possono utilizzare le aree ai lati per mobilità dolce (ciclabile o simile)
  3. Costruire una linea sopraelevata che si colleghi poi al people mover. In questo caso la via di sopra e via di sotto si estende a tutta la via della conoscenza.

In generale deve essere pensata come opera e infrastruttura di mobilità che serve a cucire i vari distretti, ma anche come un’opera/museo a cielo aperto, utilizzando le stazioni dismesse (stazioni della conoscenza) che possono diventare luoghi di un percorso aperto a famiglie, bambini, turisti, ecc. di divulgazione della scienza, di tipo tematico. Ispirazione leggera a High Line di New York.

Da accentuare lo stretto rapporto con il progetto di completamento della Grande stazione AV, per la quale proponiamo la copertura con il Recovery Fund con una doppia finalità oltre alla conclusione del progetto della Stazione stessa: ricucitura Centro Storico e Bolognina e collocazione sopra la copertura di un nuova funzione, non per forza le attività commerciali previste dal “progetto Isozaki”, ad esempio una funzione culturale o legata alla visione del Distretto delle Memoria e Creatività urbana di costo decisamente inferiore.