Oggi voglio condividere queste mie riflessioni, pubblicate su Il Resto del Carlino.

Una “nuova frontiera” metropolitana per Bologna. Uscire dal Covid non sarà facile, ma ce la faremo. Il nostro compito è batterci per farlo presto e cambiando le cose che non funzionano, allargando diritti e opportunità. In primo luogo, dobbiamo ridurre le enormi disuguaglianze che la pandemia ha evidenziato. Penso in primo luogo alla medicina, alla scuola e al welfare, alla cura degli anziani e dei nostri ragazzi. Bologna su questo si gioca il suo futuro e la sua identità. In secondo luogo, le diseguaglianze territoriali.

Penso ai sindaci dell’area metropolitana bolognese che oggi con dedizione e serietà chiedono maggiore coinvolgimento e aiuto per sostenere il peso del carico sanitario sulle loro comunità. Al fatto che, ben prima del Covid, nell’area metropolitana si svolgevano le nostre vite reali, la nostra mobilità. E’ almeno in quella dimensione che dobbiamo ripensare la nostra economia, il lavoro, i servizi. Il momento è adesso. La politica deve scegliere, mettere da parte populismo e demagogia, i campanili. A settembre ho avuto modo di lanciare un manifesto sul futuro di Bologna, proponendo svolte che ora intendo approfondire proponendo la progettazione partecipata di una Nuova Frontiera metropolitana. Perché Bologna è una cosa grande, un’unica comunità di oltre un milione di abitanti, che meritano pari diritti e doveri.

Immagino quindi una Città Metropolitana come federazione di comuni che si autogovernano condividendo le scelte, senza una autorità sopra. Autonomia prima di tutto come responsabilità. La mia esperienza nel campo del turismo e della cultura me lo ha insegnato. È possibile e produttivo come percorso, partiamo dall’esempio della Destinazione turistica come modello di governance e collaborazione. Potrei citare anche il percorso che ha condotto a un ottimo Piano metropolitano per la mobilità sostenibile o all’idea nascente di un fondo per la condivisione degli oneri di urbanizzazione tra aree deboli e aree forti.

Un’autoriforma insomma, da accompagnare con l’istituzione di un fondo nazionale dedicato a contrastare il divario tra capoluogo e aree interne. E’ un cantiere politico che va aperto ora, con coraggio. Un dibattito molto concreto, al termine del quale dovremo attivare strumenti decisionali più snelli ed efficaci, per sostenere con maggiore forza lo sviluppo economico tanto quanto il welfare.

Quando il Presidente Kennedy intervenne alla convenzione democratica di Los Angeles, il 14 luglio 1960, nel discorso di accettazione della candidatura enunciò per la prima volta la dottrina della “Nuova Frontiera”. Non era solo una formula, ma l’idea di conquistare nuovi traguardi.

Ora come allora, mi piace recuperare questa citazione che chiarisce bene quello che ci aspetta. La cittadinanza metropolitana è la nostra nuova frontiera.