IL RUOLO DI BOLOGNA PER UNA NUOVA EUROPA DELLE CITTÀ

L’emergenza causata dalla diffusione del Covid-19 è ancora imprevedibile nella sua portata, ma alcuni dei suoi effetti più preoccupanti sono già evidenti. Non solo quelli sanitari, ma anche quelli sociali, economici e politici, che sempre più gravemente colpiscono i contesti urbani. Ho scritto un contributo, assieme ad Anna Lisa Boni (Segretario Generale di Eurocities), Raffaele Laudani (Presidente della Fondazione per l’Innovazione Urbana e Direttore della Academy of Global Humanities and Critical Theory) e Stefano Manservisi (Professore a Sciences-Po/Paris School for International Affairs e al Collegio Europeo di Parma, già Direttore Generale Cooperazione Internazionale della Commissione Europea), per affrontare il tema e proporre un ruolo di Bologna nella costruzione di una nuova Europa delle città.

Qui il testo integrale:

L’emergenza causata dalla diffusione del Covid-19 è ancora imprevedibile nella sua portata, ma alcuni dei suoi effetti più preoccupanti sono già evidenti. Non solo quelli sanitari, ma anche quelli sociali, economici e politici, che sempre più gravemente colpiscono i contesti urbani.

Bologna non fa eccezione. Nonostante la sua tradizione di buon governo, la stabilità economica e il forte tessuto di coesione sociale, anche la nostra comunità è chiamata ad affrontare una delle crisi più rilevanti degli ultimi decenni. Sarebbe un errore pensare che questa crisi derivi solo dalla pandemia. Il Covid ha acuito e reso più evidenti fragilità già esistenti, generate da fenomeni globali, dalla crisi economica dello scorso decennio, dai cambiamenti climatici e dalla mancata percezione di cambiamenti epocali come quelli tecnologici, demografici e democratici.

Negli ultimi anni ci siamo confrontati con una crescita delle disuguaglianze e delle povertà che, date le condizioni attuali, rischiano solo di aumentare. Lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie hanno aperto fronti inediti, con ripercussioni su lavoro, privacy, relazioni sociali, inclusione e dibattito pubblico. Grandi opportunità per la crescita e lo sviluppo dei nostri territori, specie in una città come Bologna che nei prossimi anni ospiterà nell’area del Tecnopolo il 90% della potenza di calcolo del nostro paese, ma anche nuove sfide, che richiedono una gestione inclusiva, trasparente e democratica della tecnologia, dei dati e della loro proprietà, mettendo al centro del loro governo i cittadini e i loro diritti. Lo stesso vale anche per la grande sfida della transizione ecologica, con l’obiettivo per le città di raggiungere la neutralità carbonica, di dotarsi di strumenti per fronteggiare shock e stress climatici, di ridurre drasticamente le emissioni nocive, di ripensare gli spazi, la mobilità, il modo in cui acquistiamo, consumiamo, produciamo cibo ed energia.

Tutte sfide che pongono le città di fronte all’urgenza di dare risposte ai propri cittadini anche quando non ne hanno la competenza.

L’Europa non è più da tempo una questione di “politica estera” per i paesi dell’Unione. E’ tempo di considerarla come una dimensione fondamentale del governo delle città, inclusa la nostra. Oggi, infatti, l’80% delle leggi nazionali – che peraltro i Comuni si trovano ad implementare – viene dal livello europeo. Ma non si tratta solo di avere un ruolo positivo nell’attuazione delle politiche europee, quanto piuttosto di riconoscere e rafforzare il ruolo propositivo e di iniziativa delle città per orientarle. Se infatti da un lato le città sono i luoghi in cui gli effetti di questi cambiamenti epocali sono più visibili ed agiscono direttamente sulle persone, dall’altro sono gli spazi in cui si condensano maggiormente ricchezze, intelligenze collettive e risorse, e quindi anche le maggiori capacità di innovazione economica, tecnologica e sociale. Esse sono quindi in grado di svolgere un ruolo politico di primo piano nella risposta alle sfide globali del nostro tempo e nel contrastare i loro effetti più negativi. Ciò però presuppone un cambio di paradigma nelle relazioni tra le città. Prese singolarmente le città sono nella migliore delle ipotesi oggetto di politiche virtuose europee; più spesso finiscono schiacciate dalla forza preponderante di dinamiche che sembrano sfuggire al loro controllo e che incidono pesantemente sulla vita quotidiana dei loro cittadini, come nel caso della regolamentazione delle nuove piattaforme digitali, della tutela dei lavoratori, dei cambiamenti climatici e della produzione e gestione del patrimonio culturale. Per essere efficace, la partecipazione alle reti europee di città non deve essere vissuta come mera attività istituzionale o diplomatica e deve, invece, essere valorizzata e rafforzata da una politica di alleanze tra città capace di immaginare e mettere in campo anche nuovi strumenti e prassi comuni di pressione e di advocacy.

Bologna può svolgere un ruolo fondamentale in questa nuova Europa delle città, rafforzando ulteriormente le alleanze strategiche con le grandi città europee che condividono le stesse sfide e gli stessi ideali democratici e sociali come Barcellona, ma anche avendo la consapevolezza di potere svolgere una funzione di leadership tra le cosiddette città di medie dimensioni, che costituiscono poi la vera ossatura dello spazio europeo. Con l’ambizione di contribuire a ricostruire un’Europa migliore di quella di oggi che tanti criticano e addirittura avversano. L’Europa oggi si sta giocando una scommessa storica, che mette in discussione la sua stessa sopravvivenza. E sopravviverà se il livello più vicino ai cittadini – i comuni e le città metropolitane – saranno finalmente e formalmente riconosciuti dall’Europa come anelli fondamentali per tradurre in interventi effettivi le strategie e le politiche approvate dall’Unione.

E in questa nuova prospettiva che pone le città come componente fondamentale del governo dello spazio europeo, l’Europa potrà anche ridefinire il suo ruolo nel mondo. Anche in questo caso Bologna può svolgere un ruolo fondamentale, trovandosi al centro dei principali corridoi strategici transeuropei, a cominciare da quello mediterraneo che costituisce la dorsale verticale dell’Europa con l’Africa, decisiva per pensare il futuro delle nostre relazioni con il continente africano tanto in termini di cooperazione internazionale, quanto di sviluppo economico condiviso e sostenibile, di gestione della mobilità (soprattutto di studenti e ricercatori) e dei flussi migratori. Se sapremo imprimere una svolta al modo in cui guardiamo al ruolo internazionale delle città e sapremo comprendere e accettare queste sfide, Bologna si dimostrerà all’altezza non soltanto delle generazioni di oggi, ma anche di quelle di domani.



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