Riflessioni per una buona svolta

Condivido un’intervista che ho rilasciato a Silvia Bignami pubblicata oggi su Repubblica Bologna.

Lepore, Merola propone di fare una grande coalizione civica, per Bologna 2021, con un’unica lista e senza simbolo del Pd. È d’accordo?
«Merola ha posto un punto importante, che apre uno scenario stimolante. Tutti parlano di coalizione larga per il 2021, ma questa coalizione bisogna anche costruirla e qualificarla e serve un progetto riconoscibile. Ho visto che le reazioni a quel che ha scritto Virginio, da parte del mondo associative e sociale, sono state positive. La strada è lunga, ma se anche chi, come Coalizione Civica, è sempre stata all’opposizione – molto dura peraltro applaude a questa apertura, io penso che questo sia lo scarto che serviva».

Un percorso dal basso, senza i partiti?
«Ma io faccio parte di un partito. Ho proposto discontinuità e cambiamento con quattro svolte per la città, e per arrivarci bisogna discutere dei temi. In un percorso così il Pd non può non esserci, con i suoi militanti e i suoi attivisti a raccontare le proprie idee. Tutto deve ad aiutare a costruire davvero una coalizione larga. L’importante è trovare un popolo dietro a questa coalizione, perché il tema è questo: un conto è se noi mettiamo intorno a un tavolo le liste dei partiti, un conto è se riusciamo a mobilitare i cittadini. In una città si vince se mobiliti le persone, e a Bologna una coalizione per essere davvero larga certo deve allargarsi al centro, agli ambientalisti e agli elettori 5 stelle, ma non può fare a meno della sinistra per la sua importanza politica. Merola ci da lo spunto per farlo».
Merola propone una lista unica senza simbolo Pd. Condivide anche questo?
«Noi dobbiamo attivare il metodo, non stare dietro alle formule. Abbiamo l’occasione di lanciare un modello di centrosinistra nuovo nel 2021. Ora per me l’importante è partire dal metodo, dal coinvolgimento dal basso. Il Pd sarà sicuramente protagonista- La Festa dell’Unità è stata un grande successo, e non è banale. È stato fatto un lavoro fantastico, sia dai volontari che da Tosiani e Lele Roveri. Il Pd è per me un patrimonio che dobbiamo mettere a valore. L’aspetto definitivo delle liste si decide alla fine tutti insieme. La cosa sfidante è metterei d’accordo su un’idea di città».
C’è chi teme che se il Pd non la candiderà, lei potrebbe correre con una lista civica, fuori dal Pd. È vero?
«Io in queste settimane ho posto dei temi. Temi e metodo, poi i nomi si fanno alla fine, e voglio essere coerente con quel che ho detto. Sarebbe ambiguo se dicessi: se non fate come dico io faccio un’altra cosa. Voglio investire sul progetto politico per la città, e voglio lavorare col Pd, con le realtà di cui ho parlato e con i cittadini, mettendo davanti il Noi e non l’Io. Dobbiamo avere l’obiettivo nel 2021 di vincere le eiezioni e di battere una destra che farà di tutto per prendersi la città. Questo punto è importante e vorrei entrasse nella discussione: qual è la strada migliore per avere un buon progetto, certo, ma anche vincere».
Con il “modello Bonaccini” non vince secondo lei?
«Non credo che il percorso che stiamo descrivendo io o Merola sia in contrasto con quello di Bonaccini. Bonaccini disse che voleva fare il sindaco dell’Emilia-Romagna e sulla base di questo andò io a cercare esponenti di altri partiti, progetti territoriali, sindaci. Il punto è: non dobbiamo entrare nel politicismo, cioè non dobbiamo dare etichette politiche nazionale a realtà che a Bologna per fortuna hanno la bellezza di essere disponibili a lavorare con noi perché c’è una intesa sull’assetto della città e su alcuni valori. Alcune sono più al centro, altre più a sinistra, ma vogliono discutere perché sono innamorate di Bologna e vogliono lavorare per la città».
Giancarlo Tonelli di Ascom è fra queste persone? Per Merola non è un civico vero. Per Bonaccini non bisogna escluderlo.
«Io parlo con tutti, ma bisogna essere chiari sulle basi del confronto. Qui a Bologna non ci si gioca una partita tra conservatori e innovatori o tra giovani e anziani, perché gira anche questa… Qui ci sono due idee di politica e di città. Una è democratica e profondamente bolognese perché crede nei valori di questa città; antifascismo, solidarietà, libertà, civismo, lavoro degno e buona impresa. L’altra è un’idea di città che tende a portare avanti interessi particolari o per pochi. Se Tonelli si mette nel primo grappo, per me ci si può confrontare. Lo spartiacque è essere alternativo alle destre sovraniste. Se uno dice: o vengo con voi o vado con le destre, allora, non è un buon inizio».
Il Pd le ha detto di non correre troppo, e che la Festa non va usata per candidarsi. C’è un veto su di lei?
«Non vedo veti. Vedo idee diverse che si confrontano e questa è la bellezza del Pd. Più noi parliamo in maniera trasparente, più la città cresce, come ci ha chiesto Romano Prodi, che ha detto che il confronto di idee è giusto. Non è che ha preso parte per questo o per l’altro. Dovremmo guardare a uno dei fondatori del Pd, che ha anche promosso una tre giorni programmatica, come a una figura che ci aiuta a condurre una discussione senza farci del male. E a essere anche solidali tra noi».



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