Bologna, tra l’emergenza e le nuove sfide per il futuro della città

Schermata 2020-03-04 alle 08.53.03Condivido l’intervista che mi ha fatto Francesca Blesio e che trovate sul Corriere di Bologna di oggi, in merito alle conseguenze economiche della crisi causata dal coronavirus.

Stando ai numeri, Bologna più che l’emergenza sanitaria di questi tempi sembra dover temere quella economica. È così, Matteo Lepore?
«Dobbiamo nutrire una forte preoccupazione sia sul fronte sanitario che su quello economico e saperci organizzare in maniera diversa, su come viviamo la città e nell’ottica del turismo perché non credo che questa emergenza finirà in una settimana». 

Bologna è diventata una destinazione turistica di successo. Il coronavirus ha trasformato una fortuna in una sciagura nel giro di pochi giorni. Quanto ne risentirà la città?
«Il messaggio che dobbiamo dare adesso è che siamo stati così bravi in questi anni nel rilanciare Bologna facendola scoprire al mondo, creando da zero un nuovo settore economico che vale 4 miliardi di euro e 42 mila occupati come il turismo, che adesso dovremmo essere altrettanto bravi, e lo saremo, nel riuscire a cogliere questa crisi come una nuova sfida che va affrontata perché non siamo di fronte un’emergenza passeggera ma a un crollo dei consumi e a una crisi internazionale che purtroppo è destinata a cambiare il nostro stile di vita nei prossimi mesi e forse per i prossimi anni».
Come?
«L’obiettivo nel prossimo anno sarà quello di concentrarsi sul mercato interno. È molto importante che si torni a viaggiare italiano. Significa portare gli italiani a visitare le nostre città d’arte. Se oggi si è acceso un riflettore sull’Italia come luogo di grande espansione del virus, penso che presto accadrà lo stesso con altri paesi. E il mercato internazionale dei viaggi il prossimo anno sarà fortemente rallentato, cambierà il modo di fare turismo e di viaggiare».
Dal summit a Palazzo Malvezzi di lunedì con Camera di commercio, associazioni di categoria e sindacati cosa è emerso?
«La necessità per le imprese di risolvere in primis il problema di liquidità. E il governo sta lavorando nella direzione giusta con blocco dei mutui, accordi con le banche, fondi di garanzia, sostegno alle piccole e medie imprese e cassa di integrazione in deroga. Ristoratori e albergatori mi stanno chiamando per dirmi che purtroppo alla fine di questa settimana devono lasciare a casa di dipendenti e in alcuni casi che hanno già chiuso. Bisogna intervenire subito. Da parte nostra: Bologna e l’Emilia-Romagna devono riuscire a crescere con un’economia diversa, perché con il coronavirus dovremo convivere anche nei prossimi mesi».
Il turismo internazionale quale percentuale rappresenta per Bologna?
«Quasi il 70%».
E come si rimpiazza?
«Bologna si stava già orientando e riprogrammando sul turismo italiano e questa botta ci spinge ulteriormente in questa direzione. Serve però che ripartano le fiere e serve un piano da parte di Regione e governo per il rilancio del turismo dedicato al rilancio delle città d’arte. Bisogna prepararlo adesso ma metterlo in campo quando la fase acuta dell’emergenza sarà finita».
Numeri alla mano, quanto ha perso la Bologna del turismo in queste ultime due settimane?
«A spanne direi poco meno di 150 milioni di euro».
A chi come albergatori e host chiede al Comune una mano sospendendo la tassa di soggiorno, cosa risponde?
«Prima di prendere iniziative a livello comunale bisogna capire quali provvedimenti prenderà il governo».
E in merito al comparto culturale, cosa chiedete?
«L’importante è che non si pensi solo a chi partecipa al Fus, perché l’economia nelle città d’arte è composta da piccole e medie imprese, terzo settore, partite Iva e lavoratori autonomi che ne sono la vera energia e rappresentano in Emilia-Romagna quasi 7 miliardi di euro di economia, spesso non hanno cassa integrazione e ammortizzatori sociali e ora rischiano davvero grosso. Ci giochiamo tanto».



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