INCIAMPARE PER NON RICADERE

inc.jpgDa questa settimana anche Bologna ha le sue prime quindici pietre d’inciampo. Sopra sono incisi i nomi di Leone, Margherita, David, Adelaide, Raimondo, Jak Emanuele, Sergio, Alberta, Aureliano, Mario, Adelchi, Teresa, Jole, Angela. Non numeri, ma storie, nomi, vite di persone – nostri concittadini – vittime della persecuzione fascista e nazista.

“L’installazione di ogni Stolperstein è un processo doloroso ma anche positivo perché rappresenta un ritorno a casa, almeno della memoria di qualcuno”, ha detto Gunter Demnig, l’artista tedesco ideatore e realizzatore delle pietre d’inciampo in tutto il mondo.

In Strada Maggiore abbiamo messo sette pietre d’inciampo: sono quelle con i nomi della famiglia Calò. Vivevano in questa casa, al numero 13, e facevano il lavoro di ambulanti, fino a quando le leggi razziali glielo impediscono. La madre, Adelaide Segni, si rifugia con i sei figli a Savigno, sulle colline bolognesi, fino a che, nel 1944, priva di mezzi, documenti, tessere annonarie e in preda alla disperazione, si consegna spontaneamente con i figli ai Carabinieri e viene arrestata. Moriranno tutti nei campi di sterminio di Auschwitz e Buchenwald.

A questo link trovate tutte le storie 👉comune.bologna.it/pietre-inciampo

Inciampare per non ricadere. Per tenere viva la memoria del nostro Paese e della nostra città: una memoria che non può scomparire.

Le pietre d’inciampo sono un progetto promosso e finanziato dal Comune di Bologna con il Tavolo della Memoria.



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