Un Patto tra città per l’immaginazione civica e i beni comuni

meuEra arrivato il momento di unire le buone pratiche e andare oltre, riconoscerle cioè come un esempio di buona politica. Il 6 e 7 dicembre a Bologna, si sono ritrovati oltre 200 rappresentanti da 50 città e 11 Università italiane per la costruzione di una rete nazionale sui temi dell’immaginazione civica e della cura condivisa dei beni comuni. L’evento era rivolto a funzionari e politici dei diversi municipi italiani, a realtà civiche e a esperti del panorama italiano. Ideato e proposto dal Comune di Bologna e dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana in collaborazione con Labsus, Anci e ASviS. Siamo arrivati a questo appuntamento dopo anni di lavoro, partiti nel 2014 quando nella nostra città è stato approvato il Primo regolamento per gestione condivisa dei beni comuni. Dopo cinque anni, sono quasi 600 i patti di collaborazione approvati sotto le due torri, sottoscritti da circa 12 mila cittadini. Nel resto del paese, si contano 200 comuni che hanno approvato un regolamento per un totale di circa 800 mila cittadini coinvolti direttamente nella cura di un bene comune materiale o immateriale. Ora altri tre appuntamenti da nord a sud per unire il paese e coinvolgere i comuni delle aree interne e di ogni dimensione.

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Mi ha colpito ascoltare i Sindaci di Brindisi, Prato, Lecce, Reggio Emilia e Castel Maggiore raccontare le loro storie e il lavoro con i cittadini per promuovere la partecipazione, di fronte a una sala piena e calda di attenzione. Mi ha entusiasmato la passione dei funzionari pubblici che hanno preso parte all’assemblea generativa e nei workshop della prima giornata. Gruppi di lavoro, staff interi si sono spostati dalle loro regioni, dal Trentino alla Sicilia, per incontrarsi a Bologna, per conoscere, per capire.

Si coglie subito quando un incontro è cosa vera. Senti la tensione nell’aria, vedi gli sguardi, riconosci i sorrisi. Il tempo passa veloce e scorrono gli appunti sui fogli. Le mani si alzano e le domande si accompagnano ai racconti di quello che ognuno sta portando avanti nella propria realtà locale. Tutti ci sentiamo meno soli e abbiamo voglia di alleati, di spalle e gambe alle quali appoggiarci per andare lontano.

Nella stessa settimana, i comuni italiani si sono ritrovati in incontri simili, a Napoli per confrontarsi sulle strade da intraprendere per promuovere la creatività urbana e a San Sepolcro per costituire la prima rete nazionale dedicata alla rigenerazione urbana. Si sono moltiplicate le occasioni di confronto tra municipi tanto quanto tra movimenti e reti di attivisti. Quello che insieme alla Sindaca di Barcellona Ada Colau abbiamo chiamato ‘Diritto alla Città’ e che ritroviamo nel nostro lavoro a livello europeo. Un fermento dal basso che a volte prende la strada della collaborazione tra cittadini e istituzioni, a volte del conflitto e dell’autogestione. Un fermento plurale e magmatico, dove la produzione del comune e del sociale voluto dai movimenti popolari si intreccia con la ricerca di nuove politiche e soluzioni amministrative. C’è del buono in tutto questo e le piazze l’hanno capito. Dopo il 14 novembre scorso qualcosa è cambiato, da quando a Bologna è nato il movimento delle Sardine che sta inondando decine di piazze italiane con migliaia di manifestanti. Tutto prende una luce diversa, da quando quattro ragazzi hanno lanciato la sfida di scendere in strada per la buona politica, contro i sovranismi e per la solidarietà tra le persone.

A Bologna, abbiamo introdotto il concetto di ‘Immaginazione Civica’. Un’espressione alla base di un mondo nuovo, fondato sulla cura e la rigenerazione condivisa dei beni comuni, destinato a un orizzonte chiaro: la co-produzione delle decisioni pubbliche. Un cambio di paradigma nel rapporto tra cittadini e amministrazione. Quando si parla di rivitalizzare la democrazia locale e dare concretezza a nuovi modelli di sviluppo sostenibile delle comunità, la criticità di fronte alla quale ci si ritrova sempre è il ‘come fare’. Per noi, rendere possibile l’Immaginazione Civica significa coltivare l’accesso a informazioni, competenze, risorse, spazi e tecnologie per il numero maggiore possibile di cittadine e cittadini. Si va oltre, quindi, all’attivismo individuale, per allargare, condividere, redistribuire (come qualcuno preferisce dire) il potere delle decisioni e dei progetti in ambito urbano, accogliere e generare cittadinanza. Un percorso che ci porterà a breve, dopo avere dichiarato in Consiglio Comunale lo stato di emergenza climatica, anche a istituire delle assemblee cittadine per il clima.

Con la diffusione di bilanci partecipativi e laboratori di quartiere, sperimentazioni di usi civici e collettivi, percorsi di co-progettazione e di innovazione sociale, apertura di spazi accoglienti, i municipi sono tornati a essere il terreno del cambiamento praticato e pensato attraverso il protagonismo delle persone. In vari contesti urbani si sono sviluppate esperienze di mutualismo, collaborazione civica o autogestione, liberamente ispirate a questa nuova stagione di innovazione politica e amministrativa. Cittadini e amministrazioni che interpretano a pieno il principio di sussidiarietà previsto dall’art. 118 della Costituzione o che si battono per un’economia giusta, l’uguaglianza di genere, la libertà di movimento dei migranti, la tutela del paesaggio naturale e l’autenticità dei territori, la giustizia sociale e climatica.

Tutto questo avviene da alcuni anni nelle periferie e nei quartieri italiani senza tanti clamori o riflettori accesi. Nelle grandi città quanto nei piccoli comuni. Migliaia di amministratori e associazioni incrociano i loro sforzi e le loro proposte sfidando la burocrazia e l’inerzia della pubblica amministrazione, producendo soluzioni a problemi semplici o complessi ma pur sempre decisivi per la vivibilità delle comunità locali. Per una metafora concreta, ho pensato di descrivere tutto questo con un’espressione rubata: ‘la Paranza della bellezza’, il titolo del bel documentario realizzato nel Rione Sanità di Napoli, dal giornalista Luca Rosini. Lo abbiamo presentato alcuni mesi fa a Bologna insieme a Don Antonio Loffredo, protagonista insieme ai suoi ragazzi di una rivoluzione gentile. E’ la storia della cooperativa La Paranza, dell’orchestra Sanitansamble, dei laboratori artistici Sane Stelle e del teatro del doposcuola, il racconto della bellezza insita nelle proposte culturali dei giovani del quartiere Sanità che hanno ridato vita a spazi, piazze e strade facendosi strada tra l’illegalità e l’abbandono.

L’Italia è anche tutto questo e noi abbiamo il compito di portarlo in alto nell’agenda politica. Lo faremo creando una rete, facendo formazione, scambiando le nostre esperienze. Si parte.

Ps.

Ringrazio il sindaco del Comune di Bologna Virginio Merola, che ha aperto l’incontro di ieri insieme a Paolo Testa (Anci), Gianni Bottalico (ASviS) e Gregorio Arena (Labsus); Riccardo Rossi Sindaco di Brindisi, Luca Vecchi Sindaco di Reggio Emilia, Matteo Biffoni Sindaco di Prato, Carlo Salvemini Sindaco di Lecce che hanno partecipato al Dialogo tra Sindaci, Ilaria Sotis giornalista di Radio1 Rai per aver moderato gli interventi; Stefano Brugnara del Forum Terzo Settore per il supporto prezioso e tutti i partecipanti; il mio collega Marco Lombardo, Assessore al Terzo Settore, che ha concluso la due giorni insieme a me.

 



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