HousingBO, tra diritto alla casa e diritto allo studio

Il diritto alla casa è legato al diritto allo studio e all’accoglienza a Bologna. Questo è un aspetto di cui abbiamo parlato a lungo durante l’istruttoria pubblica sul disagio abitativo e che continuiamo ad approfondire: la settimana scorsa abbiamo presentato i dati della ricerca sulla condizione abitativa degli studenti dell’Università di Bologna, raccolti grazie all’analisi di oltre 11.000 questionari compilati dagli studenti della nostra città.

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La ricerca, che ha coinvolto il 13,6% degli iscritti all’Ateneo, è un’esperienza unica nel panorama nazionale e internazionale che mette a disposizione dell’intera città un patrimonio conoscitivo inedito sul fenomeno abitativo studentesco. Uno strumento importante per continuare il coinvolgimento sempre maggiore degli studenti nelle scelte politiche di una città che è anche la loro.

L’istruttoria pubblica sul disagio abitativo e questa ricerca, condotta nell’ambito del progetto HousINgBo della Fondazione Innovazione Urbana, confermano quanto Bologna stia crescendo nella sua attrattività e, quindi, quanto sia sempre più necessario realizzare politiche che tengano conto della reale situazione della nostra città: c’è bisogno, prima di tutto, di un piano di riequilibrio del mercato degli affitti. Lo dobbiamo agli studenti che scelgono Bologna come città in cui studiare e che ci mettono anche otto settimane, come ci dicono i dati della ricerca, a trovare una stanza, spesso a prezzi troppo alti.

Dalla ricerca emergono infatti significative criticità anche sui costi per l’abitazione, che raggiungono una media di 409 € per una stanza singola e di 334 € per un posto letto in una camera condivisa, superando di fatto la media di tutte le principali città italiane eccetto Milano. Non possiamo permettere che ragazze e ragazzi che vogliono studiare qua a Bologna rinuncino perché i prezzi sono troppo alti: dobbiamo fare in modo che ci siano alloggi accessibili per tutte le fasce di reddito, perché se vogliamo essere una città che è attenta al merito, dobbiamo sapere che il merito sta in tutte le fasce di reddito.

Ci stiamo lavorando, anche grazie a una forte sinergia con l’Università di Bologna, per governare al meglio le dinamiche e rispondere ai bisogni che sono emersi dai momenti di confronto con gli studenti. È fondamentale realizzare sempre più politiche integrate che tengano insieme, oltre a un piano di riequilibrio del mercato degli affitti con misure volte a promuovere il canone concordato per studenti, investimenti pubblici e privati nel settore dell’edilizia studentesca, nell’ambito della più generale pianificazione urbanistica della città e del piano edilizio di Ateneo: proprio pochi giorni fa è arrivato il via libera del Comune per la costruzione di un nuovo studentato di Alma Mater in via Belmeloro, che si aggiunge ai due nuovi che apriranno a breve in via San Petronio Vecchio e al Lazzaretto. 

A questo si deve aggiungere anche una pianificazione territoriale in grado di favorire un’equa distribuzione degli studenti nelle varie zone della città: la ricerca ci permette di aver per la prima volta a Bologna una chiara geolocalizzazione degli studenti nelle diverse aree della città. Il centro storico della città è la zona dove vive la maggior parte degli studenti fuori sede, concentrati perlopiù nelle zona Irnerio 2 e, più in generale, nei quartieri Santo Stefano e Porto-Saragozza: la somma degli studenti localizzati in queste ultime due aree supera il 60% del numero complessivo di studenti presenti sull’intero territorio bolognese. Un dato che conferma la fortissima attrattività del centro storico, in particolare delle zone intorno a via Zamboni, dovuta per lo più alla vicinanza delle sedi universitarie, alla presenza di servizi per studenti e di servizi a carattere ricreativo. Fra le aree “fuori porta”, una percentuale significativa di studenti si distribuisce nel quartiere San Donato-San Vitale, in particolare nella zona della Cirenaica. Un altro fattore che influenza significativamente la scelta abitativa è certamente connesso al tema della mobilità, alla possibilità di muoversi autonomamente e, quindi, alla vicinanza alle linee di trasporto pubblico, con una particolare attenzione alla frequenza del servizio in orari serali e notturni: è fondamentale quindi pensare anche a come gli alloggi sono accessibili dal punto di vista della mobilità e del trasporto pubblico.

Infine, come abbiamo già detto diverse volte, la situazione degli affitti delle stanze è legata anche alle piattaforme turistiche: per questo attraverso il decreto Unesco stiamo cercando di fare in modo che, dalla prossima primavera, non si possano più aprire Airbnb in centro, come il Comune di Bologna ha già fatto per le licenze del commercio. Per fare in modo che la crescita del turismo e quella degli studenti non si scontrino: sono entrambe risorse fondamentali e che fanno parte della nostra città e dobbiamo valorizzarle senza ledere il diritto all’abitare.



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