DIRITTO ALLA CASA, ALLO STUDIO E ACCOGLIENZA IN CITTÀ

eIn questi giorni ci stiamo confrontando molto sull’argomento “affitti turistici”. E lo stiamo facendo anche in Consiglio comunale, maggioranza e opposizione, per dare seguito a quanto emerso dall’istruttoria sulla casa. Sicuramente è una delle volte che questo sforzo si vede maggiormente dal punto di vista politico, questo credo sia bello da evidenziare e da portare avanti come metodo, perché stiamo affrontando un tema molto importante: il diritto alla casa, il diritto allo studio e l’accoglienza all’interno della nostra città. Lo facciamo in una fase storica di grande trasformazione dell’economia e della vita della nostra città. L’Istruttoria pubblica sul disagio abitativo ha fatto emergere un lavoro importante sui dati e, idealmente, ci fotografano in modo chiaro e inequivocabile qual è la condizione studentesca a Bologna dal punto di vista dell’abitare, nei dettagli della collocazione delle abitazioni degli studenti, delle loro condizioni, della loro percezione della vita in città.

Nel corso dell’odierna seduta di Question Time, i consiglieri comunali mi hanno rivolto domande su questo tema. Di seguito il mio intervento:

“Sappiamo qual è la reale carenza di alloggi e le prospettive dell’abitare complessivo dei nostri cittadini. L’istruttoria ci anche fatto capire quanto le condizioni di Bologna, a livello socio economico, siano diverse anche solo rispetto a otto anni fa, cioè dall’inizio del primo mandato del Sindaco Virginio Merola. Siamo a un giro di boa che credo, e spero, faccia crescere la consapevolezza della nostra città, cioè ci aiuti a svolgere un dibattito pubblico più consapevole e più forte perché noi saremo chiamati, nei prossimi mesi, ad assumere delle scelte conseguenti a quell’istruttoria che non siano semplicemente dei “pannicelli caldi”, ma che siano degli interventi strutturali che cambino e migliorino la vita dei cittadini che vivono la città. Succederà anche grazie a investimenti e scelte importanti. Queste nostre scelte, se saremo in grado di farle in modo coraggioso volando alto, saranno scelte che introdurranno un modello che farà scuola a livello nazionale, sia a livello urbanistico, sia a livello di politiche della casa, sia a livello di impostazione delle politiche per gli studenti e per le piattaforme digitali.

Per quanto riguarda Local Pal e le proposte che alcune associazioni di categoria hanno fatto, io ho convocato un incontro che si svolgerà la prossima settimana, dove per la prima volta ho convocato gli albergatori, le associazioni di rappresentanza degli albergatori e l’associazione Local Pal che, nel corso dell’istruttoria, ci ha presentato già una serie di proposte. Ritengo che non si possa ignorare che da un lato il fenomeno delle piattaforme digitali ha sicuramente aperto un nuovo mercato non regolato all’interno della nostra città, con anche impatti sulla vita degli studenti e delle famiglie, e su quella che è la condizione abitativa della nostra città, dall’altro la metà quasi della capacità ricettiva della nostra città è oggi offerta proprio da queste nuove forme, quindi sarebbe stupido lavorare per mettere in contrapposizione queste due dimensioni.

Noi dobbiamo trovare una modalità per vincere insieme una sfida, che è quella di mantenere la capacità ricettiva della nostra città in modo efficiente, accogliente, senza che questo pregiudichi i diritti dei residenti, degli studenti, e di quelle fasce più deboli che nella nostra città hanno diritto di vivere, di avere un alloggio a condizioni accessibili. Questo significa non fare una lotta contro i piccoli proprietari, la proprietà, ma dare delle regole. Nelle richieste Local Pal ci sono, a mio avviso, delle cose giustissime, come semplificare la loro attività di condivisione. Limitarla a quello che è la reale idea di condivisione dei propri appartamenti, nelle forme e nei modi che vedremo, quindi disincentivare ogni aspettativa di speculazione e ogni tentativo di sfruttare le piattaforme digitali per impossessarsi di parti della città – cosa che non credo che i piccoli proprietari abbiano intenzione di fare – non vuole dire impadronirsi di una parte della città, vuole dire valorizzare appunto una proprietà che ha e lì si ferma. Dobbiamo invece evitare che alcuni giganti arrivino e si prendano un pezzo della città e, facendo finta di essere abitanti, utilizzino quella parte della città cambiandone la natura e drogando il mercato della casa che deve essere, come dicevo prima, accessibile. Stiamo discutendo su come farlo, ma nel tavolo che svolgeremo nei prossimi giorni con queste associazioni discuteremo della parte appunto della semplificazione, delle procedure, della riconoscibilità di queste realtà anche nell’interlocuzione con l’ente pubblico e della tassa di soggiorno.

Penso sia giusto armonizzare la tassa di soggiorno, penso che sia giusto dare parità di trattamento, anche perché in questa fase abbiamo una disparità anche fra gli stessi host e proprietari che ospitano attraverso piattaforme diverse. Ad esempio abbiamo un accordo con Airbnb che sta rispettando l’inserimento nel portale il prelievo della tassa di soggiorno. Altri portali li abbiamo già denunciati, come Booking, per esempio, perché non stanno assolutamente applicando le regole che noi abbiamo approvato. Quindi abbiamo gli host che stanno su Airbnb che in qualche modo hanno certe condizioni, e gli host che stanno sulle altre piattaforme che invece non le hanno. Questa è già una sperequazione enorme e dobbiamo assolutamente trovare le forme per mettere mano a questa sperequazione.

Per quanto riguarda gli studenti io vorrei stare su un principio fondamentale, che mi sembra assolutamente importante, cioè io credo che una città come Bologna debba cambiare passo nel sostegno alla propria Università, da un lato, e al mondo degli studenti. Ho già avuto modo di dire durante l’istruttoria che credo sia necessario anche che queste nostre istituzioni si dotino di una modalità di rappresentazione e rappresentanza della voce degli studenti, un consigliere aggiunto, altre forme da studiare, non lo so, ma penso che gli studenti debbano avere voce in quest’aula, dall’altro penso che noi dobbiamo non solo pensare all’Università e alla città come due cose separate che collaborano. A livello nazionale è arrivato il momento in cui sia la stessa città di Bologna a livello politico a chiedere che il diritto allo studio venga affermato, in particolare nella prima Università d’Italia. Se noi siamo forse la prima Università per quanto riguarda la propria attività curriculare e da punto di vista dell’attrattività, perché abbiamo avuto un aumento importante di studenti fuori sede, ci devono essere riconosciute a livello nazionale le risorse per poter affermare questo diritto allo studio. E avere queste risorse significa innanzitutto che le borse vengano finanziate, che non ci siano delle persone che sono in lista e che non ricevano le risorse di diritto allo studio perché il fondo è finito e dall’altro lato che ci siano gli alloggi per potere colmare quell’esigenza, che sui giornali è stata anche precisata numericamente, come un’esigenza di alloggio. Questo ci deve vedere da un lato ottenere dei finanziamenti nazionali e ci deve anche far pensare alla forma della città, una città che sa indicare quali sono i luoghi dove realizzare alloggi, riqualificando immobili che già esistono. Questo lo ritengo un punto fondamentale, partiamo dai luoghi urbani, non dobbiamo, anche qui, cedere a progetti faraonici, dobbiamo partire da quelli che sono i vuoti della città, gli immobili dismessi, in particolare quelli pubblici; dobbiamo discutere nel Piano urbanistico generale quali sono le aree dismesse che possono avere questo tipo di vocazione e credo sia questo il momento di fare questa discussione anche strategica.

Abbiamo bisogno di investitori che vengono a scommettere su Bologna, aiutandoci a realizzare degli studentati. Stiamo realizzandolo il Tecnopolo e i centri di calcolo che ci permetteranno di avere il 90% della capacità di calcolo del Paese su Bologna, questo significa che nei prossimi cinque anni avremo a Bologna forse sei volte il numero di ricercatori e di studenti del settore dei big data, rispetto adesso. Quindi, i numeri che noi stiamo leggendo ora sul fabbisogno di alloggio, aumenteranno nei prossimi anni, proprio in virtù di queste scelte strategiche. Non dobbiamo affrontare questa nostra discussione pensando soltanto agli alloggi che mancano adesso, dobbiamo pensare agli alloggi che mancheranno nei prossimi 5, 10 anni, che sono molti di più. Dovranno essere alloggi accessibili per tutte le fasce di reddito, perché se vogliamo essere una città che è attenta al merito, dobbiamo sapere che il merito sta in tutte le fasce di reddito; dobbiamo pensare a come questi alloggi sono accessibili dal punto di vista della mobilità e del trasporto pubblico.

La nuova vocazione delle aree dismesse di Bologna non è fare alberghi, ma è: Tecnopolo, centri di calcolo, l’attrattività dei talenti, le famiglie che devono avere accesso alla casa, gli studenti che già vivono e che vivranno nei prossimi anni nella nostra città. Questa è la vocazione e la sfida che dobbiamo sapere interpretare e credo che ci siano le condizioni, grazie a quest’istruttoria che per fortuna è nata dai cittadini e non da noi, per affrontare questa sfida.

Per quanto riguarda il rapporto con le piattaforme digitali e le normative subordinate, se sapremo mettere in campo delle buone idee, riusciremo a portare a livello regionale una proposta di riforma della legge sul turismo, e se parliamo della semplificazione che ci ha chiesto Local Pal, è lì che dobbiamo andare a fare cose importanti, con l’applicazione del codice identificativo. Su questo noi dobbiamo battere, perché sono questi i primi interventi che possiamo ottenere, insieme ad una maggiore autonomia decisionale delle città, perché se vogliamo realizzare le cose che ci siamo detti e vogliamo intervenire su questi fenomeni nuovi è fondamentale che le città, in particolare le Città metropolitane, abbiano un potere di livello legislativo su alcuni temi. Questa è una sfida che lancio all’interno del nostro ragionamento, non può essere solo la regione che legifera su certi temi. Pensate a una regione come l’Emilia-Romagna: solo la città di Bologna ha i fenomeni di cui stiamo parlando, le altre città dell’Emilia-Romagna non li hanno: è arrivato il momento in cui le Città metropolitane abbiano, su questo fronte, un’autonomia e una capacità di dettare regole, come succede a Barcellona, Amsterdam, New York e in altre città del mondo”.



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