Istruttoria pubblica sul disagio abitativo, il mio intervento

acer-vuoti.jpgVenerdì e sabato 20-21 settembre, nella sala del Consiglio comunale di Palazzo d’Accursio, si è svolta l’Istruttoria pubblica sul disagio abitativo, richiesta da 2.235 cittadini, così come previsto dall’articolo 12 dello Statuto comunale. Di seguito il mio intervento in conclusione della due giorni in qualità di Assessore al Patrimonio e alle Relazioni con l’Università.

“Buonasera ai cittadini e alle cittadine presenti e alle associazioni che hanno partecipato a questa istruttoria. Abbiamo ascoltato oltre 50 interventi in questa lunga e importante istruttoria. Permettetemi quindi in apertura di ringraziare quanti hanno partecipato e ascoltato il dibattito, in primo luogo chi nei mesi scorsi ha raccolto alcune migliaia di firme per porre la questione abitativa all’attenzione di questo Consiglio. In primo luogo, gli studenti e le studentesse dell’Università di Bologna. La gran parte di loro non è nata nella nostra città e non vota alle nostre elezioni amministrative. Attraverso l’istituto dell’istruttoria pubblica hanno potuto prendere parola ed esporre le loro istanze, in un’occasione che per la storia locale credo sia unica e originale.

Approfondimenti sui dati dai tecnici comunali:
L'intervento di Francesco Evangelisti, Settore urbanistica
L'intervento di Marco Guerzoni, Settore Casa
L'intervento di Giovanna Trombetti, Settore turismo economia

Per la prima volta, infatti, gli studenti si sono mobilitati e hanno portato le loro proposte all’interno delle istituzioni democratiche municipali contribuendo alle decisioni che ne scaturiranno.

Parto da qui e propongo che a questo rilevante passo nelle relazioni tra il Comune e la città che vive, perché la città che vive va ben oltre la città che vota, consegua un impegno della Giunta e del Consiglio a codificare una riforma dei nostri istituti partecipativi. L’Università di Bologna nacque nel 1088 come una libera e laica organizzazione fra studenti, oggi possa dare un contributo alla vita di un’altra forma associativa organizzata, quella del municipio. Quasi mille anni dopo, è arrivato il momento che gli oltre 80 mila studenti e le studentesse iscritte all’Alma Mater possano essere presenti negli istituti rappresentativi del nostro Comune.

Ho ascoltato e letto gli interventi di quasi tutti gli intervenuti, anche se ero nel mio ufficio. Sono emersi dati molto chiari sulla reale condizione abitativa e sociale di Bologna, tanto quanto posizioni e richieste forti e chiare, sia meritevoli, che anche un po’ ideologiche e retoriche. Ma è stata un’occasione utile per fare il punto.

L’esperto di Pensare Urbano, l’associazione promotrice dell’Istruttoria, Fabio D’Alfonso ha citato in apertura del suo intervento l’art.47 della Costituzione sul diritto alla Casa. Ecco, io in conclusione di queste due giornate citerò l’art. 3: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’.

Penso sia l’art. 3 a darci la chiave di volta più corretta per affrontare i temi discussi. Perché l’istruttoria ha posto problematiche che vanno ben oltre il tema abitativo, ponendo questioni relative all’economia, alla coesione sociale, all’ambiente, al diritto allo studio.

Dunque dobbiamo essere coraggiosi per affrontare le sfide che ci sono state poste e se vogliamo affermare pienamente per i cittadine e i cittadini il ‘Diritto alla città’, dobbiamo essere conseguenti. Non facciamo spallucce, non minimizziamo, ma credetemi occorre prima di tutto rompere la retorica dell’emergenza, per trasformare le tante energie che abbiamo visto emergere in qualcosa di buono. L’art. 3 della nostra Costituzione è fondativo di una seria politica riformista, democratica e progressista. Se vogliamo rimuovere gli ostacoli economici e sociali che minano la dignità della persona non possiamo offrire ideologia, ignoranza o false promesse, ma adoperarci per impostare delle politiche serie e ben studiate.

I nostri valori sono fondati su radici costitutive quali la libertà, l’eguaglianza e il rispetto delle persone tra loro; l’amore per la natura come patrimonio e come madre; il futuro inteso come progresso possibile e non scontato; il potere come mezzo e non come fine. Sono radici e valori fondanti della nostra città, ricordati nello statuto del Comune e che io credo siano assolutamente attuali.

Se vogliamo parlare di ‘Diritto alla città’ dobbiamo proporre che la nostra comunità si organizzi per mantenere il controllo della propria essenza democratica prima di tutto, tramite la forma stessa della città, per essere un attore protagonista nella dimensione globale, dove è vero, flussi potenti stanno schiacciando non solo la vita delle persone e dell’ambiente, ma la nostra capacità di definire delle politiche per il territorio. Questo è avvenuto prima di tutto nell’economia e nel mondo del lavoro, nella gestione dei beni comuni, della salute e dell’educazione, nella sfera digitale e della privacy. Oggi, non c’è più tempo per non dirsi radicalmente impegnati a spingere il pianeta in una direzione alternativa. Ma dobbiamo partire da un dato di fatto: Bologna ha molte frecce al proprio arco e ha le caratteristiche per essere una città coraggiosa proprio in questa direzione.

Alcune cose però io voglio dirle chiaramente: innanzitutto, non è accusando i piccoli proprietari immobiliari bolognesi, tassandoli e boiccotandoli che imboccheremo la strada giusta. Non sarà dipingendo scenari apocalittici, chiedendo espropri o limitando la proprietà privata che faremo onore alla causa delle fasce più deboli della nostra comunità. Non facciamo finta di vivere negli Stati Uniti o in Catalunya. Siamo in Italia e siamo a Bologna. Ci sono leggi differenti ma soprattutto è differente la condizione materiale delle persone tanto quanto lo scenario economico.

Penso queste cose a partire dai alcuni fatti.
A Bologna il 70% delle famiglie vivono nella casa di cui sono proprietarie, il resto sono in affitto. Sul totale del patrimonio abitativo bolognese esistente, circa l’8% è composto da edilizia sociale e fra quelli che sono in affitto, il 20% sta in case ERP. Un dato assolutamente inedito per il panorama sia italiano che europeo. Se guardiamo a Barcellona solo l’1% del patrimonio edilizio è di edilizia sociale.

A Bologna in questo esatto momento non ci sono case pubbliche occupate, a Milano, Torino, Roma e Napoli sono invece alcune migliaia, spesso senza una reale consapevolezza da parte delle istituzioni pubbliche della consistenza del patrimonio abitativo pubblico.

Quando parliamo a Bologna di patrimonio pubblico dismesso è bene sapere che non è di proprietà dell’Amministrazione comunale, ma dello Stato. Anzi, credo che proprio da Bologna dovremmo dire una cosa che negli ultimi dieci anni è diventata assolutamente vera, che la speculazione finanziaria nelle grandi città è fatta dai grandi capitali, ma a Bologna in particolare è fatta dallo stato. Se voi guardate i regimi proprietari dei fondi immobiliari e delle aziende che hanno acquistato le aree dismesse, sono prevalentemente statali. Quindi se vogliamo dirci che serve una politica seria a livello nazionale, dovremmo chiederci perché lo stato, invece che mettere nei cespiti delle grandi aziende, di fatto per pagare il debito nazionale, queste aree dismesse, non le dà alle cooperative di abitanti che hanno fatto grande il patrimonio dell’edilizia sociale di questa città. Perché se abbiamo l’8% di edilizia sociale è perché abbiamo un 5% di edilizia pubblica e anche un 3% di immobili fatto dagli abitanti grazie alla cooperazione.

La Sindaca di Barcellona Ada Colau, che abbiamo ospitato qui nel cortile del Comune, è arrivata a essere eletta al suo primo mandato da attivista nel movimento per la casa, ma guarda caso come rappresentante dei piccoli proprietari schiacciati dalla speculazione immobiliare e finanziaria. A Barcellona c’erano migliaia di appartamenti confiscati dalle banche ai cittadini indebitati dopo la crisi dei mutui subprimes. Un fenomeno che a Bologna non abbiamo conosciuto. Così come nella nostra città è assente la grande finanza, fatto per alcuni positivo, per altri negativo, che investe sulla verticalizzazione delle città e la speculazione.

Dati ANCE – Nomisma ci dicono che negli ultimi 5 anni a Bologna si sono costruiti il 72% in meno degli appartamenti rispetto ai 5 anni precedenti e tutte le grandi aziende costruttrici locali sono fallite. Lo so perché da assessore al lavoro nel mandato precedente ho seguito i tavoli di crisi per affrontare una vera e propria emergenza occupazionale territoriale. Quando facciamo gli appalti pubblici, ormai partecipano solo grandi aziende di altre aree del Paese, specialmente del sud, imprese che sulla carta hanno rating di legalità straordinari e che dopo tre mesi ci salutano, lasciando inchiodati i cantieri, ad esempio della Bolognina, per numerose volte.

Accanto a questi dati, ne esistono altri altrettanto importanti e reali che mostrano nella nostra città l’esistenza di nuove povertà, una trasformazione del mercato del lavoro che ha indebolito principalmente i giovani e le famiglie. Lo sappiamo bene, in Europa e in Italia anche chi ha un lavoro può cadere sotto la soglia della povertà, non solo i disoccupati. Altrimenti, non si spiegherebbe come mai siamo qui a discutere di disagio abitativo in una città dove la disoccupazione è tornata a livelli pre crisi, cioè il 4%.

E’ proprio questo il punto e se vogliamo parlare di una politica seria della casa e complessivamente di una politica seria nella nostra città noi dobbiamo accettare due sfide che abbiamo di fronte:
1) Bologna sta crescendo perché sta crescendo la sua economia, per la prima volta dopo anni di crisi economica a livello nazionale ed europea.
+ 9.800 Famiglie e 15.692 abitanti in 10 anni
+ 3.600 studenti fuori sede in 8 anni
+ 1.5 milioni di arrivi turistici in 10 anni
+ 4 mila nuove società di capitali in 9 anni
+ 3.091 nuovi nati nel 2018

2) A Bologna rimane la forbice diseguaglianza anche se la povertà è calata, ma si parla di persone e non di numeri.
Il 50% dei nuclei familiari è composto da una sola persona.
Un over 50 su 4 non ha figli e quindi reti familiari potenziali per quando diventerà anziano.
I bolognesi a rischio povertà su scala metropolitana sono circa il 14%.
Il 20% su scala metropolitana vive con 1.000 euro al mese (una fascia critica quando si supera il 40% del reddito speso per la casa).
Negli ultimi 10 anni i giovani sotto i 45 anni hanno perso potere d’acquisto rispetto alle generazioni precedenti. Rispetto a 10 anni fa, i lavoratori sotto i 45 anni contribuiscono per il 10% in meno in termini contributivi, mentre gli over 55 contribuiscono per un 10% in più.

Questa fotografia, della Bologna che cresce e delle disuguaglianze, ci dice che Bologna è cambiata negli ultimi 10 anni in modo sorprendente. Subito dopo e insieme a Milano, la nostra città rappresenta il polmone economico e produttivo più dinamico e attrattivo del paese. Senza timori di smentita, siamo la città più amata e ricercata dai giovani italiani. Non è un caso, che ogni dieci anni muti la nostra popolazione del 25% e che 2 immigrati su 3 che arrivano a Bologna siano italiani. Sono studenti e sono lavoratori. Persone che scelgono Bologna per realizzare i loro progetti di vita, vedere rispettati i propri diritti civili e sociali, oppure cogliere delle opportunità in un Paese che ancora oggi non cresce e non crea lavoro. E questa è una incontrovertibile bella notizia, ma anche la missione della nostra città: creare cittadinanza e creare opportunità.

Se non capiamo questa dinamica non saremo in grado di interpretare nel modo giusto il futuro che abbiamo di fronte. A Bologna dobbiamo e possiamo tenere insieme la visione dello sviluppo a quella dell’inclusione. Non possiamo contrapporre il racconto degli ultimi, della Caritas e delle povertà estreme al racconto della città che innova e crea lavoro. Il nostro segreto è sempre stato nella capacità di andare avanti insieme, una città per tanti e non per pochi, capace di creare soluzioni municipali di welfare, educazione, cultura e sviluppo laddove le politiche nazionali sono state carenti. Questo è successo per gli asili nido e anche per la politica della casa.

Senza il turismo e il suo indotto cresciuti negli ultimi 10 anni Bologna sarebbe stata colpita gravemente dalla crisi senza potersi rialzare. Il commercio e l’artigianato sarebbero morti, anche e soprattutto nel nostro centro storico. Non avremmo avuto quel più 4 mila società di capitali che ho citato prima. Sul turismo noi non possiamo tornare indietro, dobbiamo avere il coraggio di gestire questa crescite. Non siamo Milano, Firenze, Roma in termini turistici. Non lo siamo in termini di Airbnb e in termini di arrivi e di presenze.

Siamo una nuova meta turistica, che guardando il Quadrilatero può sembrarci invasa, ma se ci guardiamo realmente intorno, dove vivono quel 20% di persone che guadagnano mille euro mese, o quel 14% sulla soglia di povertà, nella grande area metropolitana dove vivono 1 milione di persone, nei quartieri di periferia, non solo il Quadrilatero che è grande un chilometro quadrato: capiamo che c’è bisogno di più turismo, di più economia. Quindi non possiamo mettere in contrapposizione le nostre politiche di inclusione con le nostre politiche di sviluppo. Senza perdere l’attenzione a quella che è l’autenticità della nostra città e anche il punto di vista ambientale.

Ecco perché il Sindaco ha presentato una settimana fa un programma di interventi per le famiglie, composto da investimenti su nido, fiscalità e casa. Perché vogliamo continuare ad essere attrattivi e inclusivi, riformando il nostro sistema di welfare adattandolo alle novità e ai bisogni reali senza. Perché le persone che vengono a Bologna non vengono solo perché le grandi aziende offrono lavoro, o perché l’università è insediata in un centro storico dove la sera si può uscire e divertirsi, ma anche perché sanno che qui troveranno un welfare, un’accoglienza e un sistema di servizi pubblici che gli permetterà di coltivare la propria vita.

Sappiamo anche che il futuro di Bologna sarà più capace di attrarre perché ci sono alcune filiere produttive che nasceranno: abbiamo parlato del turismo, ma la novità del futuro non sarà il turismo, perché ormai siamo una destinazione affermata. Sarà il fronte delle tecnologie e dei big data. Pensate all’insediamento lungo via Stalingrado del Centro Meteo, del Tecnopolo e del Supercomputer europeo: significa che se oggi ci aspettiamo cento ricercatori, tra alcuni anni ne arriveranno alcune migliaia, con anche gli imprenditori e le imprese dell’indotto. E questa è solo una delle filiere che dovremo sviluppare.

Ecco perché dobbiamo guardare in modo nuovo anche il tema delle piattaforme digitali, non dividendoci tra di noi, ma affrontando, primi in Italia, la questione dal punto di vista della regolamentazione. Noi siamo stati la prima città a sottoscrivere una Carta dei diritti dei lavoratori digitali e lo abbiamo fatto sulla base anche di un conflitto, di quei lavoratori e lavoratrici che sono scesi in piazza, hanno fatto scioperi e hanno trovato nel Comune un interlocutore. Qui abbiamo convocato i rappresentanti legali in Italia dei proprietari e abbiamo ottenuto un primo piccolo risultato.

Così abbiamo fatto per le piattaforme turistiche. Ho convocato in questi giorni sia albergatori che i rappresentanti degli host Airbnb, abbiamo ascoltato i rappresentanti di Local Pal, ho qui le loro proposte che ritengo in gran parte condivisibili. Proposte che richiedono semplificazione e un’alleanza con l’Amministrazione e con gli altri cittadini. Abbiamo sentito negli interventi di Giovanna Trombetti e dell’assessore Orioli, stiamo studiando una serie di misure: in tema urbanistico il frazionamento degli appartamenti; siamo l’unica città in Italia dentro la rete europea per la regolamentazione degli affitti brevi.

Credo che al termine di questa Istruttoria noi, tutti insieme e non in modo diviso, dovremmo cercare di proporre un’agenda per la Regione, il Parlamento nazionale e l’Unione Europea, per proporci come un modello che cerca, da un lato, di essere inclusivo e di guardare alle povertà, dall’altro di proporre una regolamentazione regionale e nazionale, chiedendo l’applicazione del codice identificativo e che sia europea per quanto riguarda la fiscalità, a partire dal ruolo che il commissario italiano Gentiloni ha avuto sugli Affari economici, che dovrà portare fra le prime cose a una tassa delle grandi piattaforme proprietarie nel nostro continente. Su questi punti Bologna deve essere all’avanguardia, riconoscendo quali sono i propri punti di forza, avendo il coraggio di guardare avanti e di portarsi dietro le altre città italiane. Dobbiamo essere consapevoli che siamo a questo punto e non crogiolarci in una retorica che da qualsiasi lato la guardiamo, sia da destra che da sinistra, non può essere semplicemente osservare le cose per quello che sono. Noi dobbiamo avere un approccio programmatico, un approccio riformista degno della storia di questa città”.

Il video del mio intervento (minutaggio – ora 7:30): https://www.youtube.com/watch?v=i7wT6UzVtG8&feature=youtu.be



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