Museo Aalto, il sogno è realtà – Il Corriere

34826856424_734944da20_k.jpgE a Rióla di Vergato l’unica opera italiana dall’architetto finlandese Alvar Aalto, un’eccellenza dell’Appennino e più in generale dell’area metropolitana di Bologna. Un unicum che non tutti conoscono. È la famosa chiesa di Santa Maria Assunta voluta dal cardinale Giacomo Lercaro, progettata alla metà degli anni Sessanta e conclusa dopo dieci anni, e qualche polemica, in concomitanza con la scomparsa del suo progettista. A distanza di quasi cinquanta anni, la comunità di Grizzana Morandi ha coronato il sogno di dedicare a questa opera e al suo architetto un museo. Inaugurazione prevista il prossimo autunno: uno spazio di 1.250 metri quadrati immersi in 7 ettari di verde e un nucleo espositivo di 400 metri quadrati su due livelli nella Meeting Hall dell’ex Centro Tamburini di Rióla oggi di proprietà della Fondazione Carisbo. Spazi dove per mezzo secolo studiosi da tutto il mondo sono arrivati a vedere prototipi di edilizia innovativa e voluti dall’imprenditore Mario Tamburini che rese possibile la costruzione della chiesa, fino a quel momento assente nella valle e che rispondeva a quell’onda di rinnovamento uscita dal Concilio Ecumenico Vaticano chiuso nel 1965 e portata avanti da Lercaro, moderato dell’assemblea conciliare, anche con importanti interventi architettonici (all’epoca si tentò di coinvolgere anche Le Corbusier). Intervento da 600 mila euro, di cui 340 a carico della Regione e il restante del Comune di Grizzana e di Bologna Welcome che può fare conto sui 2 milioni all’anno provenienti dalla tassa di soggiorno, trait d’union per nulla secondario quello turistico.

«Vorremmo che il museo diventasse un pilastro di come Bologna immagma se stessa nel futuro, non solo la città compresa nella cerchia delle mura, ma quella da un milione di abitanti, che si allarga all’Appennino, ai piccoli Comuni, al paesaggio. Con oltre 4 milioni e mezzo di turisti, il 60 per cento intemazionali, puntiamo a rafforzare e promuovere quel segmento turistico che guarda oltre la città», ha detto ieri alla presentazione del progetto l’assessore alla Cultura e al turi smo del Comune di Bologna Matteo Lepore.

«Il museo intende configurarsi come centro propulsore di un percorso di valorizzazione dell’intera vallata del Reno, aggiungendosi a altri gioielli paesaggistici e architettonici dell’area come la Rocchetta Mattei, il museo Casa Morandi e quello degli allievi», ha spiegato il sindaco di Grizzana Graziella Leoni. L’interscambio tra architettura e paesaggio, il dialogo costante tra la natura e il costruito, lo studio sulla luce, è il filone che seguirà il museo che ospiterà la vastissima documentazione dell’archivio relativo alla complessa progettazione e realizzazione della chiesa. Materiali provenienti dalle Fondazioni Aalto e Lercaro, dagli archivi, fino a ieri non consultabili, della famiglia Tamburini, degli architetti Giorgio Trebbi, Glauco Gresleri, Giuliano Gresleri, Federico Marconi, del geometra Ottorino Gentilini che seguì il cantiere.

Ci saranno gli scritti di Aalto e la corrispondenza con il cardinale: l’architetto era luterano, Lercaro gli disse «non si preoccupi, le diamo tutti i suggerimenti necessari», ha ricordato il professor Giuliano Gresleri, presente allora col fratello Glauco aggiungendo poi, nel racconto, di come progettando la chiesa mise in crisi il suo stesso linguaggio, «con i muri che non erano muri, la facciata non era una facciata e il tetto che fa vedere il cielo e i pioppi che non è un tetto: ipotesi di edificio aperto», ha aggiunto. Sarà l’architetto Lorenzo Gresleri ad assumere la direzione tecnica del museo, mentre la curatela delle mostre (una sarà outdoor e una indoor, per l’inaugurazione), degli eventi culturali e sociali con la valutazione delle opere permanenti e di quelle temporanee sarà affidata, come deciso dal Comune di Grizzana, a Raimonda Zizzi Bongiovanni, sua moglie.

Per l’occasione, è stato istituito un premio intemazionale a scadenza quadriennale che affiancherà l’esistente l’Agritecture & Landscape Award e che prevederà la realizzazione di opere a grande dimensioni, ad esempio di Land art e studio della Luce, che si rapportino con l’intera vallata (raccontata, con la chiesa, nel documentario Non abbiamo bisogno di scenografie. La lunga storia della chiesa di Alvar Aalto a Rióla di Vergato di Roberto Ronchi e Mara Corradi).

Fernado Pellerano – Il Corriere di Bologna



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