ROBERT WILSON AL TEATRO COMUNALE CURA LA REGIA DE “IL TROVATORE”

robert wilson 1Robert Wilson firma la regia de Il Trovatore, opera che inaugura la stagione del Teatro Comunale di Bologna (dal 22 al 29 gennaio). Siamo orgogliosi che uno dei registi più importanti sulla scena teatrale mondiale curerà l’allestimento dell’opera verdiana. Wilson ci ha fatto visita in Comune, gli abbiamo fatto firmare il Libro d’Onore che dal 1945 raccoglie le firme degli ospiti illustri ricevuti a Palazzo d’Accursio, a cominciare dai generali che liberarono la città. Lo spettacolo è stato realizzato da Wilson per Le Trouvère, la versione francese del capolavoro verdiano che ha visto la luce nel settembre 2018 al Teatro Farnese di Parma nell’ambito del Festival Verdi; una co-produzione tra Comunale, Teatro Regio di Parma e Change Performing Arts. A Bologna, però, la messinscena sarà ripensata da Wilson stesso per il palco della Sala Bibiena e per la più consueta versione dell’opera del 1853 in lingua italiana, con scene e luci firmate dal regista, costumi di Julia von Leliwa, trucco di Manu Halligan e drammaturgia di José Enrique Macián. Prosegue, dunque, nel nome di Verdi la collaborazione tra il Comunale e l’artista statunitense, dopo il Macbeth del 2013 ripreso nel 2015.

Regista, pittore, scultore, coreografo, video-artista, designer di suoni e luci, Wilson ha vinto il “Leone d’Oro” alla Biennale di Venezia nel 1993 per un’opera scultorea. L’estetica rigorosa e inconfondibile, l’astrazione e l’eleganza formale, nonché la dilatazione dei movimenti sono alla base del suo stile, divenuto celebre anche per performance estreme come The Life and Times of Joseph Stalin (dodici ore in totale), o KA MOUNTain and GUARDenia Terrace, messa in scena su un monte iraniano per la durata di sette giorni. Ha collaborato con artisti come William S. Burroughs, Allen Ginsberg, Tom Waits, David Byrne e Philip Glass, per il quale ha ideato l’opera Einstein on the Beach.

«Quando anni fa mi è stato suggerito di mettere in scena un’opera Verdi – racconta Robert Wilson – la mia risposta è stata: “Oh, non farò mai Verdi”. Ma eccomi qua, al lavoro con la mia quarta produzione verdiana. A quel tempo avevo un’idea sbagliata di cosa fosse la musica di Verdi, le sue opere mi sembrava avessero bisogno di grandi produzioni, sfarzose, romantiche. Ma più ascoltavo la sua musica e più ci lavoravo, più ho imparato che le sue opere hanno un’intimità e una grande bellezza interiore. In contrasto al mondo feudale del Trovatore, prosegue il regista ho messo in scena una realtà parallela silenziosa, ispirata dalle cartoline vintage e popolata di gente comune del diciannovesimo secolo, gente che Verdi avrebbe visto in città e nei paesi limitrofi. Un uomo anziano seduto, una vecchia signora alla fontana, una giovane ragazza che spinge una carrozzina: queste figure silenziose vivono in un altro mondo, un mondo di ricordi. Esistono al fianco dei personaggi di Verdi ma raramente interagiscono tra loro».

(Foto Il Trovatore – Lucie Jansch)



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