Bologna, Barcellona, Europa.

Ho iniziato a scrivere questo post sul volo di ritorno da Barcellona dove abbiamo sottoscritto un accordo con la Sindaca Ada Colau e l’ho concluso questa mattina. Il Parlamento italiano ha appena approvato a larghissima maggioranza il DL Sicurezza. Il Ministro Salvini ha dichiarato che il nostro paese non firmerà il Global Compact, un accordo internazionale per governare in modo condiviso il fenomeno della migrazione (come noi solo Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Slovacchia, Bulgaria). In questo scenario, il patto tra il nostro Comune e quello di Barcellona non è un semplice gemellaggio, ma una presa di posizione politica e programmatica. Della quale capiremo il valore nel tempo. La prima e forse più rilevante sfida riguarda proprio Bologna e la sua comunità. Alcuni parlano della necessità di recuperare una visione, altri la cura delle cose di ogni giorno. Io preferisco dire che noi bolognesi (vecchi e nuovi) dobbiamo tornare a condividere una missione e l’umiltà di non farlo da soli né unicamente per noi stessi. Parliamoci chiaro, viviamo in Europa e ci deve interessare se il nostro continente volge verso una nuova Unione democratica o più realisticamente verso una deriva nazionalistica e autoritaria. E’ la differenza tra il sogno e l’incubo. Ma oggi non va dato affatto per scontato che per larghe fette dell’opinione pubblica la democrazia rappresenti ancora un bene da salvaguardare di per sé.

Una forte domanda di protezione e di giustizia ha rotto ogni argine tra le persone. I cittadini ce lo chiedono tutti i giorni. È approfittando di questo momento che gli stati nazionali sono tornati sulla scena, contrapponendosi a tutto ciò che da fuori o dall’alto appare come una minaccia. Pensieri e movimenti di destra sono stati capaci così di egemonizzare quasi tutto, nei media, nello spazio pubblico, nelle relazioni tra esseri umani. Hanno occupato anche il campo politico-culturale della sinistra storica, presentandosi come campioni della redistribuzione, della protezione delle fasce più deboli, dei lavoratori e dei territori. Ma non c’è un briciolo di verità in tutto questo. Non c’è statalismo nella storia dell’umanità che abbia portato vantaggi alle classi popolari nel lungo periodo, né populismo che abbia regalato il pane alla piazza per un tempo più lungo di una campagna elettorale.

La paura che si diffonde è un sintomo chiaro del bisogno delle persone e delle comunità di vedersi restituire sovranità sulla propria vita, sulle cose che contano come il lavoro, la casa, la propria famiglia e le aspettative per il futuro dei figli. Non c’è potere statale che metta al primo posto nel concreto questi valori, non prima di avere difeso i confini, la moneta nazionale, la ricchezza di chi governa o il potere della elite che lo sostiene (Trump, Putin, Erdogan, Orban, Salvini sono questo). Nella nostra epoca, io penso che la sovranità delle città e la loro interdipendenza possano invece garantire una antidoto reale alla distorsione dell’economia e del potere. Le città intese come organizzazioni libere e autodeterminate dalle persone, un’autonoma forma di governo che non si contrappone all’unione con le altre ma ne condivide il progetto. In Europa abbiamo bisogno di un nuovo equilibrio dei poteri, tra le istituzioni e i cittadini. A questo obiettivo devono dedicare ogni sforzo i democratici. Affinché le istituzioni, con la loro forza, possano dare più potere decisionale anche a chi ha meno potere economico. Questa è l’unica garanzia vera di mantenimento della sovranità popolare, così come prevede l’art.1 della nostra Costituzione.

Il potere concentrato in poche mani grazie allo sviluppo delle piattaforme digitali private su scala globale consiste nell’esempio più evidente di questo ribaltamento. E non a caso l’art. 1 apre con l’affermazione che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Dignità e opportunità del lavoro si tengono con la sovranità popolare. Google, Amazon, Facebook, Uber, Airbnb e le altre grandi società hanno realizzato quello che nemmeno la finanza era riuscita a fare, cioè organizzare le nostre vite private, il nostro lavoro, le nostre informazioni più private per estrarne un profitto. E non ci pagano nemmeno per farlo. Lo spiega bene Evgeny Morozov nel suo ultimo articolo per The Guardian: <<Molte di queste promesse appariranno accattivanti. Ma senza una solida agenda politica – un’agenda che non nasconde illusioni sulla capacità del capitale globale di promuovere l’emancipazione sociale – produrrà gli effetti opposti. Non possiamo comprare la nostra strada verso una società più democratica>>. Nel 2006, la rivista Time dedicava la copertina a tutti noi, milioni di persone che finalmente potevano generare e postare i propri contenuti sulla rete. Oggi tutti questi contenuti sono di proprietà di poche persone e fondi di investimento stranieri. Così sono i nostri spostamenti geolocalizzati con il cellulare, tanto quanto i servizi di trasporto organizzati da un’app e non più dalle licenze comunali, gli appartamenti affittati e condivisi da un mercato senza regole che limita il diritto alla Casa o il lavoro dei rider, organizzato da un algoritmo contro il quale non puoi scioperare.

L’accordo tra Bologna e Barcellona parte dalla convinzione che il futuro dell’Europa risieda nelle città e nella loro capacità di innovare, di promuovere la coesione sociale e di rafforzare la democrazia. Le città sono il livello di governo che è più in grado di individuare soluzioni efficaci per i cittadini, proporre nuove forme aperte e democratiche per servire e proteggere la popolazione. Così fa Barcellona quando propone di espropriare due mila case lasciate vuote dalle banche (che a loro volta negli anni della crisi hanno rilevato 60 mila appartamenti a famiglie indebitate), così fa Bologna quando decide di trasformare immobili dismessi e abbandonati per realizzare un migliaio di appartamenti da dedicare a canoni accessibili e sociali.

L’accordo con Barcellona è molto importante soprattutto in questo momento in cui c’è bisogno delle città che devono essere protagoniste dell’Unione Europea, dell’accoglienza e della vicinanza ai cittadini – ha detto il sindaco Merola – Vogliamo lavorare insieme a questa rete di città”.

Abbiamo già iniziato a collaborare su molti temi: partecipazione, trasparenza e innovazione – ha aggiunto la sindaca Colau – Le città sono sempre più importanti in questo mondo globale dove si giocano le grandi sfide come la lotta contro la diseguaglianze, contro il cambiamento climatico, le politiche di accoglienza e quelle per governare in modo democratico la rivoluzione tecnologica. Dobbiamo lavorare assieme per affrontarle cambiando un modello che si fonda ancora sugli stati nazione”.

I temi principali sui quali lavoreremo insieme sono un’evoluzione della “Dichiarazione delle Sharing Cities: Principi comuni e impegni per la sovranità delle città nell’ambito dell’economia collaborativa”, sottoscritta  da tante altre città europee. Il primo esempio di un impegno corale e autonomo dal punto di vista sia culturale che politico promosso dai Sindaci e dalle loro città.

I punti dell’accordo Bologna-Barcellona.

Accoglienza: si condivide la promozione di politiche per una città aperta ed accogliente, inclusiva e solidale, che combatte il diffondersi di una cultura dell’esclusione e della discriminazione verso il diverso e lo straniero. Il Consiglio Comunale di Bologna ha già approvato un ordine del giorno che invita Sindaco e Giunta a non applicare il Decreto Salvini sull’immigrazione.

Economia collaborativa: si condivide di proporre misure nelle proprie città per fornire condizioni di lavoro eque e accesso a benefici e diritti per i lavoratori con salari minimi o regolamentati, sicurezza del reddito, prevedibilità salariale, protezione contro comportamenti arbitrari, rifiuto di sorveglianza eccessiva sul posto di lavoro, diritto di disconnessione, contrattazione collettiva. Bologna è stata la prima città in Italia a sottoscrivere la “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano”; tra le prime a introdurre le clausole sociali negli appalti; rappresenta il territorio dove imprese private e cooperative, condividono con sindacati e istituzioni un modello di collaborazione che ha ridotto le diseguaglianze e la disoccupazione negli anni della crisi recente.

Politiche per la Casa: condivisione di strategie per favorire l’accesso ad un’abitazione dignitosa, sicura ed economica per tutti (vedi sopra). Su questo fronte stiamo partecipando insieme a un gruppo di 13 città impegnate ad incontrare la Commissione Europea e i Parlamenti nazionali per una regolamentazione efficace delle piattaforme che condividono affitti brevi.

Open e Big data: sviluppo di azioni per un uso pubblico dei dati, basato su una strategia etica e responsabile e al servizio dei cittadini; questo tema sarà al centro anche della Biennale della Cooperazione che si svolge a Bologna dal 30 novembre all’1 dicembre a Bologna, la città italiana con la più importante presenza di centri di calcolo e quindi di capacità.

Turismo: promozione di un turismo sostenibile, che vada a vantaggio delle comunità che abitano le città;

Cultura: sviluppo di progetti per una cultura di prossimità, strumento di welfare e attivatore di comunità.

Democrazia partecipativa: condivisione e rafforzamento dei processi e degli strumenti della partecipazione;

Femminilizzazione della politica: impegno a mettere in campo un governo della città più femminile, sia dal punto di vista dell’accesso ai ruoli di responsabilità e pari opportunità, che nell’affermazione di valori e pratiche di governo fondate sul protagonismo femminile;

Collaborazione e partecipazione a Progetti Europei e collaborazione nell’ambito delle reti europee come EUROCITIES.

———————–

Budget della missione Barcellona: la mia segreteria ha preventivato circa 750 euro, per volo andata e ritorno Bologna – Barcellona e due notti in albergo. Rendiconterò sul blog quanto effettivamente liquidato a rimborso.



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.