Un palco anche al Pilastro o in Bolognina

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Da Il Resto del Carlino Bologna del 22 agosto 2018 –  Novanta giorni d’Estate. Ossia tre mesi, sui cinque complessivi, delle manifestazioni di Be Here, la prima rassegna estiva di cultura e spettacolo ideata dall’assessore Matteo Lepore.
Qualche bilancio si può già fare. Soddisfatto? «I primi dati ufficiali li daremo a settembre. Ma pare proprio che le cose funzionino, considerato che dal 15 giugno al 14 ottobre abbiamo messo in campo 2.300 appuntamenti in 200 luoghi diversi».

C’è un segreto?
«Ce ne sono due. La trasversalità del cartellone, la sua popolarità capace di parlare a pubblici vari senza mai tradire la qualità e senza rischiare che, in un programma così vasto, un avvenimento si mangiasse l’altro. E poi, secondo punto, questa estate è il frutto di una promozione cultural-turistica e di una rigenerazione dei luoghi che attrae sia i visitatori stranieri sia gli stessi bolognesi».
Vuol dire che qualche cosa le è venuto dalle attività dei suoi predecessori?
«Certamente. Ho parlato spesso con il professor Riccomini e mi sono convinto che ai bolognesi piace ascoltare da un palco – l’abbiamo fatto, seppure con interpreti non impareggiabili come lui – qualcuno che racconta loro l’arte. Credo poi che la Bologna Sogna di Sinisi sia ormai nella storia, e che a Ronchi e a Gambarelli vadano riconosciuti il rigore nella ricerca e l’apertura verso le periferie».
Piazza Verdi e la Montagnola erano i due scenari più delicati…
«E noi vi abbiamo investito in tutto 330mila euro. In fondo sono due aree di un unico distretto. Per Piazza Verdi, in particolare, è determinante la continuità, la presenza di un palco attivo per tutti e cinque i mesi. Ho verificato personalmente una positiva alternanza di pubblico, chi è venuto per i Carmina burana non ha partecipato alla settimana del libro. Occorre stimolare in tutti, studenti compresi, l’orgoglio per l’autenticità della nostra città».
Smontato il palco, che cosa si deve fare per rivalutare la piazza?
«Intanto il palco resta fino all’arrivo delle nuove matricole, il che favorirà il contatto e l’accoglienza. A ottobre daremo via al concorso per il restauro e l’ampliamento del Comunale dal lato di via del Guasto, con la speranza di aggiungere ai nostre tre milioni un altro paio provenienti dall’università. Il Comunale, finalmente in pareggio, sarà il cuore della rinascita urbana della zona».
E che fare contro il degrado di tutte le notti?
«Guardi, io capisco bene il fracasso, i residenti che non dormono. Ma la questione fondamentale è lo spaccio, e con esso l’abusivismo. Mi pare che il nuovo questore sia fernissimo in questo contrasto, e abbia in mente un presidio più serrato delle forze dell’ordine. Non un presidio che ostacoli la socialità, ma che ne garantisca le forme costruttive. E certo la droga non crea socialità».
Come sta andando Be Here in periferia?
«Vorrei solo citare le mille persone che hanno assistito al Barbiere di Siviglìa in una corte del villaggio Ina Casa. Non mi meraviglio che i melomani abbiano trovato da ridire sul livello della rappresentazione. Ma non è questo il punto, e l’episodio non finisce lì. L’anno prossimo, per fare un esempio, potremmo portare cinque mesi di palco al Pilastro o alla Bolognina, rilanciando il decentramento che è stato un caposaldo dello sviluppo dei nostri enti locali».
Come si fa?
«Puntando sulle nostre istituzioni, i musei, le biblioteche, la stessa Fondazione Cineteca che quest’anno per la prima volta ha portato il suo schermo anche a Corticella. Abbiamo bisogno che le nostre istituzioni siano forti. A me non interessa fare il direttore artistico dell’Estate bolognese. Ma realizzare una politica culturale».
Il turismo pensa solo alla Grassa o anche alla Dotta?
«I dati ci dicono che la motivazione culturale aumenta. Che si parli tanto di cibo non guasta se è una faccia della nostra storia e del nostro territorio. La Via degli Dei, lungo la quale facendo trekking si raggiunge Firenze attraverso l’Appennino è sempre più battuta, e noi dobbiamo sapere che la periferia della Bologna Metropolitana arriva fino a Sasso, o a Vergato. L’anno prossimo, con Bologna Welcome, pubblicizzeremo in Piazza Maggiore la città della natura. E credo che anche i borghi appenninici sempre più spopolati ne trarranno beneficio».



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