Un polo culturale alle OGR

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Un’immagine dalle OGR recuperate di Torino

La storia delle Officine Grandi Riparazioni a Bologna inizia nel 1908, in via Casarini. Una vicenda che ha attraversato due guerre mondiali e oltre un secolo nel quale ferrovieri e città si sono segnati reciprocamente in modo indelebile. La Resistenza all’occupazione tedesca, le lotte sindacali per il lavoro ma soprattutto le battaglie per la salute degli operai. Solo nel 1979, infatti, grazie all’azione dei delegati sindacali si è iniziato un percorso che aveva come obiettivo l’eliminazione dell’AMIANTO. Tutto lo stabilimento o quasi ne è contaminato e negli anni si iniziano a contare oltre 300 vittime. La storia delle vittime di amianto e delle lotte sindacali è racchiusa in un Museo ospitato proprio all’interno delle Officine Grandi Riparazioni, che rappresentano comunque di per sè un patrimonio di grande valore industriale, culturale e politico per la nostra città. Da qualche settimana lo stabilimento è stato chiuso, come il Museo. Il sito è ora dichiarato di interesse nazionale per la bonifica dell’amianto. Ne parliamo oggi sul Corriere di Bologna, insieme ai familiari delle vittime. A settembre firmeremo con loro un patto di collaborazione per recuperare il Museo e il patrimonio storico delle Officine. Obiettivo: mantenere il Museo dov’è e ottenere da Ferrovie parte dell’area non contaminata per un progetto di interesse pubblico. Un destino tutt’altro che scontato, perchè qualcuno preferirebbe l’oblio. Che permetta magari un intervento speculativo sull’area.

SARA’ NECESSARIA UNA MOBILITAZIONE.
CI AUGURIAMO SARETE CON NOI.di Daniela Corneo

Quando si varca la soglia delle Officine grandi riparazioni di via Casarini, sembra di entrare in una città. Una città nella città. Dentro, m questi 122 mila metri quadrati, c’è un pezzo della storia industriale di Bologna, la memoria dei 300 lavoratori che lì persero la vita per l’amianto, i progetti di recupero su cui operai e Comune vogliono lavorare insieme. In primis un museo per commemorare un’altra strage che colpì silenziosamente Bologna e che continua a fare vittime a distanza di anni.

Gli operai oggi non ci sono più in via Casarini: sono andati via a inizio luglio e oggi lavorano, anche se la produzione si è ridotta, nella nuova sede delle Ogr m via del Lazzaretto. Hanno vinto la loro battaglia sindacale per mantenere a Bologna un patrimonio di conoscenze che, quando le Ogr funzionavano a pieno regime, fecero meritare a quel sito industriale l’appellativo di «università della manutenzione ferroviaria». Ci lavorarono fino a 1.000 persone negli anni maledetti dell’amianto; oggi gli operai delle mini Ogr sono 123.

Ma non mollano l’osso: vogliono che il museo, che hanno allestito da soli dietro la spinta di un lavoratore storico oggi in pensione, Salvatore Fais, resti dov’è e venga aperto alla città insieme a una parte almeno di un’area che potrebbe diventare un vero e proprio polo culturale cittadino. A Torino ce l’hanno fatta: le Ogr sono vive. «Quel posto — dice Fais — strappa il cuore, c’è l’anima di chi ci ha lavorato. Siamo sempre stati una grande famiglia. Il museo deve restare in via Casarini, la memoria non si sposta». Ieri le Ferrovie ci hanno aperto le porte del museo: trent’anni di storia racchiusi in due sale. Foto, materiali, ferri del mestiere, banchi di lavoro, tute, cappelli da capotreno, modellini, documenti sulla battaglia contro l’amianto.

L’Assemblea legislativa con la sua presidente Simonetta Saliera ha sollecitato Palazzo d’Accursio un anno fa, perché si prenda a cuore la «custodia» del sito storico delle Ogr. Intanto, per dare un segnale agli operai, ha comunque dato alle Fs la disponibilità di una saletta al piano terra del parlamentino regionale per sistemarvi parte del materiale. «Stiamo studiando varie proposte di allestimento dello spazio, ci sono diversi progetti su cui ragionare». Per gli operai sarebbe un palliativo. Loro puntano a rientrare in quell’area da cittadini attivi. Ma i passaggi da fare sono ancora diversi, come spiega Andrea Caselli, presidente regionale di Afeva, l’associazione familiari e vittime amianto.

«Di quell’area non sappiamo ancora cosa ne sarà e che progetti abbiano le Fs, ma intanto il ministero dell’Ambiente l’ha inserita nei Sin, i siti d’interesse nazionale, il che comporta che quell’area dovrà essere sottoposta a perimetrazione, per avviare quindi la bonifica». Al tavolo di Roma, insieme ad Afeva, siede anche il Comune con l’assessore all’Ambiente Valentina Orioli. «Noi non ci stiamo occupando — dice lei — di una diversa destinazione urbanistica dell’area. Ma la dichiarazione di luogo Sin da parte del ministero è un dato importante che tiene fermi tutti i procedimenti ipotetici». A sentire Ferrovie di ipotesi su quell’area ancora non ne sono state fatte. Anzi, addirittura le Fs dicono: «Quell’area è un patrimonio della città, le istituzioni dovrebbero pensarci».

E in effetti, a sentire l’assessore alla Cultura e al Patrimonio di Palazzo d’Accursio, Matteo Lepore, il Comune ci sta pensando eccome. «Ho incontrato gli operai e Afeva — dice — e abbiamo pensato di fare intanto un patto di collaborazione tra noi e loro. Il sito Ogr e il museo che ricorda le vittime per l’amianto sono un bene della città sia come sito industriale che come luogo di memoria. C’è appena stata la commemorazione del 2 Agosto, dove le vittime furono 85; in via Casarini ce ne furono 300: una strage da non dimenticare». Quindi i passi di Palazzo d’Accursio ora saranno diversi: «Con Orioli scriveremo al ministro per avere più risorse per la bonifica, perché il milione stanziato non basta e poi scriverò con il sindaco a Fs, dicendo che per noi è prioritario che il museo rimanga dov’è. Siamo disponibili a mettere delle risorse e a ragionare con le Ferrovie sull’area, potremmo magari prenderne una parte e valorizzarla».

Un articolo da l’Espresso: https://www.facebook.com/afeva.emilia.romagna/photos/a.1976398162608886.1073741849.1492173384364702/1976405762608126/?type=3&theater



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