Dialogo con i grillini a partire da Imola

Serata Ada Colau

di Caterina Giusberti (La Repubblica – Bologna)

L’assessore comunale Matteo Lepore apre al dialogo col M5S a livello istituzionale, a cominciare da Imola, sui temi dell’ambiente, del lavoro, della gestione di Hera e delle partecipate. Attacca il Pd per aver «scientificamente deciso di cambiare base sociale». Parla di speranza, di protezione delle fasce deboli, di operai, donne e esclusi dalla globalizzazione. Respinge i dibattiti sulle sigle e rilancia una parola presa in prestito dalla sindaca di Bar cellona, Ada Colau: convergencia.


Assessore Matteo Lepore si è spaventato per la minaccia di morte che ha ricevuto via Facebook?
«Non sono preoccupato per me, ma per il clima del Paese, indotto dalla propaganda della Lega, che vuoi fare degli immigrati un capro espiatorio. In realtà, sappiamo bene che il problema dell’Italia non è l’invasione degli immigrati. Anzi, Salvini sta mettendo a rischio la vita degli italiani a forza di parlare su Twitter, perché di fatto il governo in questi mesi è rimasto fermo. Ma porterà avanti questa campagna elettorale permanente almeno fino alle Europee, per scalare il centrodestra e superare i 5 Stelle».

Esiste una possibilità di dialogo coi 5 Stelle?
«Io sono tra quelli che non si rassegnano al fatto che i 5 Stelle siano come la Lega. Sono nati per organizzare i cittadini in un modo più democratico, poi lo fanno con metodi che non condivido, ma hanno rappresentato una speranza per tanti. Per questo credo che con loro si possa e si debba dialogare a livello istituzionale, a partire dalle città e Bologna ne è la prova. In fondo i pochi provvedimenti che il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha presentato finora sono proprio legati al nostro territorio: penso alla carta dei diritti dei rider o all’ex Bredamenarini. Sul lavoro, così come sulle sfide ambientali e sulla gestione di Hera dobbiamo dialogare con la sindaca di Imola. La vittoria dei 5 Stelle apre scenari nuovi».

Quali?
«Non esiste più un sistema Emilia-Romagna congelato: ormai i cittadini decidono in base ai programmi e alla credibilità dei candidati. È giusto che ci sia alternanza, ma è evidente che questo cambia prospettiva nella governance delle partecipate e della stessa città metropolitana. La democrazia urbana sarà una prerogativa di chiunque voglia governare nei prossimi anni. Noi l’abbiamo fatto col bilancio partecipativo e questo è un altro punto di contatto coi 5 Stelle. Poi ovviamente finché sostengono un governo intollerante e inconcludente è difficile impostare un dialogo politico con loro».

Per le Regionali 2019 si può pensare a un’alleanza Pd-MBS? «Bonaccini fa bene a ricandidarsi, ma prima che a livello regionale credo si debba partire dalle città, con un movimento di stampo democratico e civico. Il Pd è entrato in crisi nel momento in cui i suoi vertici hanno deciso scientificamente di cambiare base sociale, inseguendo la destra. Io l’ho detto e ho preso fischi e insulti, ma nessuno è profeta in patria».

E ora come si riparte?
«La fase da costruire è quella della speranza e di una parola che mi ha regalato Ada Colau: confluencia, convergenza. L’uscita di scena di Renzi deve farci pensare che è necessario un dialogo tra soggetti diversi. Intendo non un’ammucchiata, ma la voglia di ricostruire, a partire da chi vede i propri diritti violati. Ma francamente trovo noiosa la discussione sui nomi o sull’andare oltre il Pd. Zingaretti? Credo che ne abbiamo tutti abbastanza dell’ennesimo leader che si candida a risolvere i problemi dell’Italia e dell’Europa. Serve ricostruire un collettivo. Dobbiamo tornare in strada per rompere la cappa di odio che attraversa il Paese. Non è vero che gli italiani sono tutti razzisti. C’è voglia di mobilitarsi. Per questo il 6 luglio saremo in piazza Verdi con la Fiom, Maurizio Landini e il segretario di Bologna Michele Bulgarelli a parlare dei contratti di lavoro e del ruolo della cultura nelle fabbriche. E serve una politica femminista, dobbiamo riconoscere una questione di genere. Io mi sento un democratico radicale».

Si candiderà a sindaco?
«Fare l’assessore alla Cultura è una delle cose più impegnative e belle che ci siano e sono abituato a pensare a un ruolo per volta. Bologna è la città dove voglio vivere e dove voglio crescere mia figlia, per ora penso a questo».

Irene Priolo dopo lo scontro in giunta sul caro bus ha parlato di un complotto contro di lei. Che ne pensa?
«Su questo punto non ho nulla da aggiungere».

Stupito dalla svolta leghista del Benassi?
«No, al Benassi quei discorsi li abbiamo sempre sentiti, non è vero che sia un luogo dove si è sempre votato a sinistra».

Sui Prati di Caprara c’è ancora spazio per partecipare?
«Certo, l’ha già detto anche il sindaco. Il verde urbano è importante ma per difenderlo non basta una foto da Google».

Si troverà una nuova casa per Oz entro settembre?
«Siamo pronti a mettere per iscritto la volontà di tutelare Oz, magari con un protocollo di intesa. Abbiamo già fatto diversi sopralluoghi, sia in spazi privati che pubblici. Penso che in una città civile come Bologna ci siano tutti i margini per risolvere la questione degli spazi dismessi non col manganello, ma con proposte innovative. Non è possibile essere condannati all’abbandono o alla speculazione».



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