Bologna città aperta… alla cultura

BoEstate-218x300.pngdi Andrea Maioli (il Resto del Carlino – Bologna)

Assessore Lepore, sarà un’estate lunga per cultura e spettacolo… prime impressioni?
“Dopo un mese e mezzo su 5, siamo a 250mila presenza che comprendono ovviamente tutti gli eventi inclusi quelli di massa come Cinema Ritrovato, Biografilm, concerto dello Stato Sociale…”

Gli assessori alla cultura del Comune sono sempre stati accomunati da una dichiarazione di intenti: no agli eventi. E lei?
“L’eventologia non mi piace. Ho scelto una strada diversa: non un solo grande festival che avrebbe prosciugato tutti i soldi i una settimana senza lasciare molto sul territorio, ma un investimento diffuso su 5 mesi di programmazione per recuperare anche zone come Montagnola o area universitaria.”

Per un costo?
“600mila euro: 440 da Comune grazie alla tassa di soggiorno, il resto da privati”

Quindi nessun ripensamento?
“Guardi, siamo già al numero di spettatori del megaconcerto di Vasco a Modena, solo che quello è durato un giorno. Noi coinvolgiamo la popolazione e i turisti a lunga scadenza. E poi questa è un’estate che mi auguro lascerà le istituzioni culturali più forti, dalla Cineteca alle Biblioteche che in piazza Verdi hanno fatto il tutto esaurito. E poi parliamo di 2.300 eventi realizzati da operatori culturali locali: quindi eventi che sostengono anche posti di lavoro.”

Il Modernissimo?
“Sarà pronto entro la fine del 2019 insieme all’area espositiva del sottopasso che ospiterà la mostra fotografica permanente sulla storia di Bologna.”

Il famoso polo culturale nell’ombelico della città.
“Con un’altra novità: una ristrutturazione di SalaBorsa che sarà collegata a palazzo d’Accursio dove apriremo da un cortile un accesso diretto a Sala Borsa.

Fin qui tutto bello e positivo, ma ci saranno anche i punti dolenti. Mi viene in mente Casa Dalla…
“Mi sto confrontando con gli eredi e la Fondazione e presto presenteremo un progetto congiunto che punti a una programmazione annuale.”

Chi sarà coinvolto?
“Alcuni nomi sono fondamentali: Paolo Fresu, Alessandra Abbado… per lavorare insieme a un’idea di Casa della Musica che vada oltre un Museo Dalla. Ho in mente una rete di spazi dove poter portare avanti il rilancio di Bologna città Unesco della musica attraverso, appunto, figure che lavorano o hanno lavorato qui.”

Tra i grandi nomi spicca un’assenza: Ezio Bosso. Un rapporto interrotto in modo traumatico.
“Vorrei proprio che tornasse a lavorare a Bologna.”

Immagino che anche lui ne sarebbe felice. Torniamo alla città della musica…
“Penso anche ad un archivio digitale che contenga tutto quello che è stato creato e suonare a Bologna dal dopoguerra ad oggi e a un luogo dove poterne fruire, un bene comune a disposizione di tutti. Si parla sempre di concerti e noi, vedi quello dello Stato Sociale in piazza, non abbiamo paura di farli. Ma ci sono già dei privati che lavorano benissimo, noi dobbiamo progettare altro… l’ho detto: non sono un direttore artistico. Per i prossimi tra anni non lavorerò per i salotti della cultura, vorrei che fra tre anni Bologna possieda politiche culturali che sopravvivano alla personalità di un assessore.

Tutto ciò richiede investimenti.
“Investimenti importanti nei prossimi anni: 4 milioni di euro per rafforzare musei, teatri, biblioteche e per raggiungere la fascia di cittadini tra gli 11 e i 35 anni. Lavoreremo su laboratori per adolescenti e sui percorsi di inserimento lavorativo.”

La parola cultura a qualcuno non piace…
“Io l’associo alla speranza per un futuro migliore della città, per far ritrovare ai bolognesi la voglia di stare insieme in tempi di sfrenato individualismo. Se il governo nazionale porta avanti una politica della paura e dell’intolleranza e usa parole violente contro i “diversi” per chiamare consenso, noi ci muoviamo su un fronte opposto: cultura per produrre una controcultura per una Bologna città aperta e risanata in alcune zone di degrado.”

Cosa risponde a chi sostiene che Bologna è diventata solo la “città dei taglieri”.
“Soltanto chi vive in una torre d’avorio pensa che il dibattito da fare oggi sia solo sul cibo… dibattiti da salotto. Bologna dal Medioevo è un centro della gastronomia, nelle piazze si tenevano raduni e banchetti. Oggi bisogna chiedersi come queste nuove risorse turistiche (più turismo, più vita, più linfa vitale per il commercio) possano diventare anche una linfa culturale. E, nel campo gastronomico, come far sì che il lavoro creato non diventi precariato, perchè spesso in questo campo si annida il lavoro nero”

Assessore, lei insiste spesso e non mi sembra in termini elogiativi, sulla parola “salotti”…
“Bisogna fare passi avanti, anche con una maggiore attenzione verso il “popolare”. Meno puzza sotto il naso e più voglia di stare insieme”.

Invece nei salotti…
“A Bologna ci sono quelle persone che se la cantano e se la scrivono pensando a una città che non è più quella che pensano da molto tempo. Non è più conservatrice, è una frontiera di sperimentazione: l’avanguardia non è solo a New York o a Berlino, anche qui i giovani “creano”. Quest’estate abbiamo visto cosa è successo con lo Stato Sociale in piazza, con l’inaugurazione della mostra That’sIT! a MAmbo che ha raccolto 1.500 persone, con il progetto dancerER che ha portato i ragazzi a ballare l’hip hop in periferia. Giovani e luoghi le parole chiave. Pensiamo all’area del Dopolavoro Ferroviario oggi rinata e piena di ragazzi e famiglie.”

Ha parlato di “luoghi”: il luogo che ci stupirà nel futuro?
“Non ce lo immaginiamo proprio: un’area che oggi conosciamo solo come uscita della tangenziale diventerà uno dei luoghi della cultura del futuro”.

Il…
“Giuriolo, una potenzialità immensa. Accanto alle Caserme Rosse all’Arcoveggio, uscita tangenziale 6. Lì troverà casa l’archivio della Cineteca con annessi e connessi e dietro un impianto sportivo da riqualificare con 2 milioni di euro.”



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