Firmata la Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali a Bologna

01eco1-f02-bologna-foto-biagianti.jpgCe l’abbiamo fatta: è stata firmata la ‘Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano’. Ieri alla cerimonia di sottoscrizione con il Sindaco Virginio Merola e l’assessore al Lavoro Marco Lombardo, Riders Union Bologna, i segretari di Cgil, Cisl e Uil e le piattaforme digitali Sgnam e Mymenu. Tutto è partito dalla mobilitazione dei riders bolognesi del dicembre 2017 e dalla richiesta di aprire un tavolo cittadino. Le piattaforme Deliveroo, Glovo, Foodora e JustEat hanno invece deciso di disertare la firma della carta.  Il sindaco Virginio Merola «C’è un potere bellissimo ed enorme – ha detto – se ordinate una pizza da uno che sfrutta, avete la possibilità di ordinarla da uno che non sfrutta. I bolognesi su questo saranno molto attenti. Un invito a boicottare chi non ha firmato? Certamente». L’esempio della carta bolognese è unico in Europa.  Un percorso di concertazione originale e apripista ci auguriamo, anche per future mobilitazioni quindi. Tre cose hanno contribuito a questo importante primo passo: la mobilitazione dal basso dei lavoratori; l’impegno di un’impresa come Sgnam, cioè una piattaforma di food delivery nata e radicata nella nostra città; l’attenzione politica dell’Amministrazione Comunale. In questi anni, abbiamo insistito affinchè a livello territoriale l’impegno per il lavoro fosse il più possibile condiviso. 

I diritti stabiliti nella carta: salario orario equo in linea con i contratti collettivi nazionali di riferimento; maggiorazioni per lavoro svolto nei giorni festivi, notturno o col maltempo; sospensione del servizio in condizioni d’impraticabilità ambientale; certezza di un monte orario; tutela di salute e sicurezza; prevenzione dei rischi e copertura assicurativa; obbligo di giustificatezza del licenziamento; diritto di sciopero e quello all’organizzazione collettiva dei rider.

Riders Union annuncia una nuova mobilitazione: «Metteremo in campo una pressione e chiediamo al comune di adottare misure disincentivanti e sanzionatorie con le piattaforme che non firmeranno la carta – afferma Tommaso Falchi – è necessario convincerle a firmare altrimenti dovranno essere obbligate a non lavorare in città».

Il nostro Comune ha accolto l’invito lanciato dal Comune di Milano per creare un tavolo di confronto nazionale sui riders presso Anci. L’assessore al lavoro della giunta Sala, Cristina Tajani, presente ieri a Bologna, ha detto che il tavolo avrà l’obiettivo di estendere la Carta alle altre città italiane: Torino, Firenze e Roma. Da qualche settimana a Milano è in corso una consultazione tra gli attori. La giunta Sala ha consultato i fattorini di «Deliverance Milano», i sindacati e le aziende. Il Comune proporrà inoltre alcuni standard su sicurezza, paga equa e assicurazione. In cambio riconoscerà un «patentino del rider», attestazione di non meglio precisati «percorsi formativi» del lavoratore che dovrebbero «garantire l’utente finale».

Un percorso di consultazione è ipotizzato anche dalla Regione Toscana: «Vogliamo capire come garantire la tutela contrattuale, sanitaria e previdenziale di questi lavoratori» sostiene Serena Spinelli, capogruppo Articolo Uno Mdp in regione. Un convegno sul tema è stato organizzato lunedì 4 giugno a Firenze. Nel frattempo è iniziata la consultazione online per la formulazione di una legge regionale nel Lazio promossa dal governatore Zingaretti che, tra l’altro, intende stabilire a livello locale una legge sul salario minimo orario. In questa effervescenza normativa è forte il rischio dell’improvvisazione.

 



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