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Con un po’ di emozione, sabato ho presentato in conferenza stampa la mia prima edizione di estate da Assessore alla Cultura. Un programma di cinque mesi, dal 15 maggio al 14 ottobre, completamente rinnovato e con una nuova immagine coordinata realizzata da LOStudio e con la promozione di Bologna Welcome. “BE” diventa parte del claim: “BE here”: un invito rivolto a cittadini e visitatori a “esserci”, a partecipare e vivere tutto quello che la città offre d’estate. Un’estate più larga e più inclusiva, con 152 giorni di programmazione in circa 200 diversi luoghi, nel centro e nei quartieri, nell’area metropolitana, lungo le vie e i cammini dell’Appennino per un totale di oltre 2.300 eventi programmati, 184 rassegne e i festival e 29 itinerari alla scoperta dei paesaggi tra cultura e ambiente. Cinema, musica, teatro, itinerari e passeggiate alla scoperta del territorio e dei suoi paesaggi culturali, attività per bambini e famiglie, mostre e musei da visitare, occasioni di lettura dentro e fuori dalle biblioteche, ma anche una particolare attenzione alla memoria e ai temi sociali, a cui saranno dedicati diversi incontri nel corso dell’estate.

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Infranto il tabu di mezzanotte di Brunella Torresin – La Repubblica Bologna

Indossa sopra la camicia la maglia azzurra di Be Here, sulla quale ha fatto stampare “Bologna torna a sognare”, che è a un tempo un invito, una constatazione e un omaggio all’inventore del marchio Bologna Sogna, Nicola Sinisi. Affida la figlioletta Irma, che aveva fino a quel momento tenuto in braccio e nel passeggino, alle cure di una giovane “zia” presente in sala. E poi, dosati i messaggi e le necessità pratiche, Matteo Lepore dispiega la più robusta, varia, allargata e articolata delle estati degli ultimi anni. Gli amministratori di altre città si meravigliano sempre un po’ che a Bologna si dia cosi tanto peso alla programmazione estiva. Però è vero che gli assessori alla cultura di Palazzo d’Accursio vengono ricordati per le loro Bologna Sogna, Sogna Bologna, Bologna Estate, BE, Best.

Quella di Matteo Lepore è innanzi tutto ricca: l’investimento del Comune (che attinge alla tassa di soggiorno) viene moltiplicato per dieci, osserva l’assessore, grazie a fondazioni bancarie e sponsor. È popolare: chiunque può trovare qualcosa che gli piaccia. È inclusiva: Be Here (che dal punto di vista grafico è, come spiega Lorenzo Osti, “un logo e un format”) è rivolto a tutti. Lepore invita anche i sindacati a sedersi sullo spinoso palco di piazza Verdi (assieme a Teatro Comunale, Università, Peacock): Cgil Cisl e Uil si misureranno con le contraddizioni di quel luogo organizzando un dibattito sul tema del lavoro, la Fiom sul tema della democrazia. E per la prima volta spezza il tabù di mezzanotte: a quell’ora, spento lo schermo del cinema in piazza, non si va più a casa bensì ad ascoltare il jazz (in acustico) servito dalla Cantina Bentivoglio nel Cortile di Palazzo Re Enzo.

C’è lavoro, c’è scommessa e c’è molta politica in questa programmazione dalla quale, al momento, nessuno si lamenta (nonostante selezione ci sia stata, su 162 domande ne sono state accolte 117). Accoglie sia lo schema Ronchi sia lo schema Gambarelli, e aggiunge. Non sono contemplati “luoghi insoliti”, formula che fu tra i refrain dell’estate 2017, ma la periferia non scompare: Be Here fa leva su alcune biblioteche di frontiera, e in particolare la biblioteca Spina del Pilastro, e sui Quartieri. Tornano il Cubo, il Covo, il Teatro Ridotto a Lavino, il Giardino della Memoria, Cuore di Inghilterra ai Teatri di Vita. Ne viene sconfessata l’idea di anidare direttamente agli artisti del teatro progetti produttivi piccoli o medi: Archivio Zeta, Teatro dei Mignoli, Teatrino dei 25, Magnifico Teatrino Errante, Selene, Instabile Portazza, Fraternal Compagnia, Saltinbanco, Teatro del Pratello… E un Barbiere itinerante a bordo di un camion, da Bologna porterà Rossini a spasso per l’Italia.

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