Tutto il Palazzo

124530903-3694043d-bf3a-4f07-8282-5075984e3a0cIeri sera c’erano oltre due mila persone per la proiezione del docufilm ‘Tutto il Palazzo’. Björn Borg, Sasha Danilovic, Livio Berruti, Luciano Pavarotti, Enrico Berlinguer, Skiantos, Ella Fitzgerald, Nino Benvenuti, Gary Schull, Jimi Hendrix, Stelio De Rocco, Francesco Cavicchi, Ettore Messina e il custode Amato Andalò sono solo alcuni nomi tra tutti quelli che hanno calcato il Palasport di Bologna, che lo si chiamasse PalaAzzarita, PalaDozza, Madison. A ricordarci i suoi trascorsi di ben 62 anni ci hanno pensato Paolo Maran ed Emilio Marrese presentando il loro film in anteprima ovviamente al PalaDozza, gremito. Per l’occasione abbiamo annunciato in ateprima la realizzazione entro il 2019 del Museo del basket italiano proprio al Palazzo. Un’operazione sostenuta e promossa da Comune di Bologna e Bologna Welcome.

Dopo l’introduzione musicale dei bolognesi Altre di B, spazio a chi ha fatto la storia e chi ha contribuito alla realizzazione del film con tempi ben scanditi dalla presentatrice Sabrina Orlandi, per arrivare al film vero e proprio. E qui la scena è tutta per Vito e Bob Messini che in un futuro distopico, a 200 anni di distanza dalla realizzazione di un vero e proprio monumento cittadino ci riportano gli eventi che scrissero la storia bolognese, fatta di sport ma non solo, musica, tanta musica, e pure manifestazioni politiche che si intersecarono segnando profondamente la storia dell’Italia intera.

Poi ovvio, il fulcro è il derby, vissuto raccontato e filmato in vari modi, maniere capaci di emozionare anche in un’epoca dove le emozioni sono vietate per decreto intergalattico. Ognuno troverà i suoi idoli, e per una sera un pubblico eterogeneo si è trovato in sintonia ad applaudire campioni dalle maglie diverse senza battibecchi o fischi da piccolo conventicola di borgata. Qualcuno troverà gli idoli avvolti in nuvola di fumo che già ora appare assolutamente impensabile, altre volte si rimarrà increduli pensando ad un derby con oltre 9.000 spettatori paganti in barba ad ogni più comune norma di sicurezza, in qualche caso spiazzati da chi lì per un concerto assistette alla band del momento nel preparare pasta asciutta senza suonare una nota.

Emerge sempre la voglia di fare la storia da parte di una città che come viene detto in bolognese da Vito, critica tutto sempre e comunque ma si muove avanti a tutti, a breve pure col museo nazionale del basket che dovrebbe aprire i battenti nel 2019. Perché il PalaDozza è il contenitore di musica, spettacoli, manifestazioni politiche e religiose, ma è pur sempre il luogo da cui è nata Basket City e lì alla fine si ritorna, pure per rivedersi gli scudetti vinti nel 2022 o 2023, anzi in qualche caso per vedere come si è perso in quegli anni, perchè il DNA dei tifosi non cambia col tempo.



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