Impressioni personali di una serata a Làbas sul futuro delle città

Ieri sera ho partecipato a un incontro pubblico su invito di Làbas (grazie per l’opportunità di confronto), insieme al Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. E’ stata una bella serata, partecipata da oltre un centinaio di persone. Un’assemblea appassionata dedicata al futuro delle città. Difficile il paragone con Napoli, l’altra faccia della luna rispetto a Bologna. Due città molto diverse tra loro per storia e connotazione sociale. Era una platea difficile per me, iscritto, amministratore ed elettore del Partito Democratico, ma era importante esserci.De Magistis è stato eletto Sindaco per la prima volta 7 anni fa, poi riconfermato. Ieri sera ha rivendicato più volte di essere un Sindaco di strada, di avere condotto battaglie sui beni comuni e di essersi opposto all’uso dei Daspo nella sua città, agli sgomberi, all’impostazione del Ministro Minniti su ordine pubblico e migranti. Poche ore prima era stato a Roma con un migliaio di suoi concittadini per protestare sotto Montecitorio contestando il debito della propria municipalità. Un Sindaco controcorrente, che dichiara orgogliosamente di avere 120 procedimenti penali a suo carico per avere disobbedito alle leggi nazionali richiamandosi sempre alla Carta Costituzionale. Un populista di sinistra viene definito, capace di trascinare e convincere tante persone, non c’è dubbio. Lì per lì, quando lo ascolti ti sembra uno tosto.

Poi rifletti, vai a guardare e scopri che da membro del Direttivo Nazionale dell’ANCI con delega alla Sicurezza e alla Legalità ha guidato il percorso di confronto tra il Ministro dell’Interno e i Sindaci italiani, chiedendo con forza più poteri per gli Amministratori locali. Un Sindaco che a Làbas dichiara di essere contro i Sindaci sceriffo, contro le ordinanze, di sentirsi uno psicologo e un mediatore sociale, mentre a Roma e nella sua città chiede, ottiene e poi utilizza pure lui Daspo e ordinanze. De Magistris prende applausi, entusiasma… a me rimangono molti dubbi, forse anche qualche conferma. Ha tutto un sapore di percorso politico per un altrove da Napoli, invece percepisco poco del lavoro che sarebbe necessario per ricostruire la ‘cosa pubblica’. Governare Napoli dev’essere uno dei lavori più difficili del mondo, ma se erediti una città in dissesto, non è forse l’impegno per ridare forza e credibilità alle istituzioni la strada maestra da seguire? Con il populismo e la demagogia, ancorché a sinistra, quale welfare puoi ricostruire, quali servizi pubblici puoi offrire, con quali risorse?

Dal canto mio ho raccontato i percorsi che come Bologna abbiamo parallelamente condotto. Come Napoli abbiamo lavorato sugli usi civici, approvando per primi in Italia un “Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni”, 500 patti di collaborazione sottoscritti e 10 mila cittadini coinvolti. Sollecitato dalle domande dell’Assemblea ho risposto in merito all’autogestione degli spazi, al collegamento che spesso la retorica politica produce tra immigrazione e sicurezza, ho interloquito sulla necessità di ripartire nella costruzione di un dialogo dal basso tra movimenti, istanze sociali, istituzioni. L’ho annunciato in premessa, sin da subito, avrei parlato di politica municipale perché è la cosa in cui credo di più. Certi percorsi dal basso servono, le istituzioni possono e debbono apprendere non sono solo macchine per calare dall’alto.

Napoli è una ‘cosa grande’ diceva qualcuno, ma anche Bologna ha la sua storia. Io non credo nelle occupazioni, che considero una privatizzazione degli spazi ma ho anche cercato di spiegare il perché. Nel suo lontano e recente passato, la collaborazione tra cittadini, politica e istituzioni nella nostra città ha generato innovazione, conquiste, diritti. Si pensi alla nascita delle case del popolo, alla fondazione del primo circolo gay italiano in uno spazio comunale (1982), alla creazione dei centri sociali anziani autogestiti e convenzionati fino all’avviso pubblico che poche settimane fa ha consegnato a Làbas vicolo Bolognetti. Il contesto politico è però cambiato, negli anni ’70 e ’80 un bolognese su due era iscritto al PCI, mentre ora un partito mamma (in questo senso ho usato l’espressione ‘forte’) non esiste più. La dinamica della città è cambiata, sono in crisi ovunque in Europa la rappresentanza e la forma della politica. Dal basso, dalle città è possibile e necessario sperimentare nuovi percorsi per mettere insieme istanze e fermenti, movimenti e anche partiti perché no. Certo è una sfida affascinante anche per i partiti, seppure io ieri sera non abbia mai citato il Partito Democratico in nulla, quindi chiederei alla stampa di non tirarlo in ballo (una volta che non ne parlo!). Per il futuro di Bologna ritengo questa discussione molto interessante.

Infine, per quanto riguarda le istanze che le città potranno portare al prossimo Governo, debito degli enti locali e sicurezza penso siano due priorità. Ho voluto ribadirlo anche in una sede difficile come l’Assemblea di Làbas. Mi sono preso qualche fischio, ma credo fermamente nel lavoro che abbiamo svolto in questi anni, in particolare sul fronte dell’accoglienza e del welfare. Nessuno come noi ha investito e si è assunto responsabilità. Noi in questi 7 anni abbiamo ridotto il debito del Comune e intendiamo continuare a farlo. Alle generazioni future non vogliamo regalare pacchi e ai cittadini che si sentono insicuri, non possiamo raccontare favole. Il nostro impegno dovrà continuare ad essere massimo. Alle elezioni la priorità adesso è una: votare PD e creare le condizioni politiche per il governo del centrosinitra, credere nel cambiamento dello schema di gioco di chi vuole che la destra abbia già vinto nel paese e nel Parlamento. Berlusconi e Salvini sono tornati, ma peggio ancora è tornata la politica del rancore e del razzismo. Non sarà la demagogia la via breve per risollevare la fiducia di chi pensa di astenersi, di chi pensa di essere tagliato fuori. Sperimentare a livello municipale si può e si deve, ma a queste elezioni deve essere la democrazia a vincere non il populismo.


One Comment on “Impressioni personali di una serata a Làbas sul futuro delle città”

  1. nedo ha detto:

    Però alla fine non abbiamo capito se l’assessore Lepore è favorevole o contrario al Centro per il rimpatrio dei migranti a Bologna. Un saluto. Nedo


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