Cibo a domicilio e il valore del lavoro

Screenshot (182)-2Scrive Riccardo Staglianò nel suo libro inchiesta ‘Al posto tuo’, dedicato alla nuova economia fatta dal web e dai robot: ‘nella discesa agli inferi del valore del lavoro il primo smottamento era stato dall’operaio nazionale a quello delocalizzato. Oppure all’immigrato. Quindi dall’immigrato al robot. Il punto a cui siamo arrivati oggi. Prima di constatare domani la nostra ennesima schizofrenia: ci piace produrre a poco, ma non avremmo voluto distruggere la classe media che produceva al prezzo giusto’.  Insieme al Sindaco Virginio Merola, nella giornata di ieri abbiamo incontrato una delegazione dell’organizzazione Riders Union Bologna, a seguito di una loro richiesta e dello sciopero di novembre. Abbiamo verificato la fattibilità dell’apertura di un tavolo cittadino per la tutela del lavoro dei ciclofattorini e il miglioramento della mobilità ecologica e sostenibile. Durante l’incontro i lavoratori hanno più volte sottolineato che la loro condizione non è quella di lavoratori autonomi ma, “di fatto”, di lavoratori subordinati in un quadro altamente disomogeneo e frammentato di garanzie contrattuali e carente sul piano della sicurezza sul lavoro; da qui deriva una delle proposte rivolte all’Amministrazione Comunale, cioè farsi parte attiva per un confronto costruttivo con le aziende.

Prima dei “riders”, abbiamo visto separatemente anche i rappresentanti delle aziende Sgnam e Foodora, due delle varie piattaforme di food delivery attive nella nostra città. Il prossimo 17 gennaio, inoltre, il tema sarà affrontato in Consiglio Comunale grazie ad un’apposita udienza conoscitiva. La nostra Amministrazione in questo mandato ha deciso di tenere alta la soglia di attenzione in materia di piattaforme digitali; già siamo intervenuti per regolamentare meglio la condivisione degli appartamenti con un provvedimento unico in Italia sulla Tassa di soggiorno. Analoga riflessione ci accingiamo a studiare per il food delivery.

Riders Union Bologna ha mostrato soddisfazione per l’incontro, soprattutto per la risposta del Sindaco e per il conseguente riconoscimento ottenuto. Così riporta Radio Fujiko. I nodi che dovranno essere affrontati nel tavolo istituzionale, ha spiegato uno dei riders ai microfoni “sono anzitutto la nostra posizione contrattuale e le assicurazioni per gli eventuali incidenti”. Dallo sciopero seguito alla nevicata di novembre ad oggi, grazie all’interessamento dei media, i riders riscontrano anche un’attenzione nuova da parte dei clienti, che si mostrano comprensivi e accoglienti. A questo proposito, dovrebbe arrivare prossimamente anche una puntata della trasmissione RAI ‘Presa Diretta’.

Le imprese di food delivery incontrate finora dall’Amministrazione hanno dimostrato una certa apertura al confronto. Foodora, che farà il proprio ingresso nel mercato bolognese proprio in questi giorni, ci ha illustrato la propria policy lavorativa e contrattuale. Dal canto suo, Sgnam, unica azienda locale del settore e attiva solo nella nostra città, ci ha invece anticipato di volersi impegnare ad assicurare contro gli infortuni i circa 110 “riders” che attualmente svolgono quotidianamente consegne sul territorio cittadino per conto loro e di essere nelle condizioni di proporre una contrattualizzazione nelle prossime settimane.

Per il Sindaco di Bologna quella dei ciclofattorini è una situazione che va affrontata partendo dalla condizione reale di questi lavoratori con l’obiettivo di “impedire lo sfruttamento, il non rispetto dei diritti e condividere il bisogno di regole”. Per questo il Comune di Bologna si farà promotore dell’apertura di un tavolo con le piattaforme digitali presenti in città. Nei prossimi giorni ci incontreremo nuovamente per approntare alcune proposte e linee d’azione.

Non c’è storia, nella nuova economia che si sta preparando macchine e algoritmi stanno progressivamente sostituendo i lavoratori e rompendo il meccanismo che produceva il loro salario. Non c’è garanzia che l’aumento di occupazione nel comparto dei servizi compensi le perdite dell’industria, perchè in realtà le nuove tecnologie non rimpiazzano solamente il lavoro manuale ma anche quello intellettuale. Siamo finiti così, che ‘comprare un biglietto del treno allo sportello anzichè alle macchinette è un atto politico’ come ha sostenuto Robert Reich, ex ministro del lavoro di Bill Clinton e studioso di economia. Personalmente credo che pensare ad una città a prova di automazione e un mondo del lavoro diverso proprio a partire dall’esperienza bolognese della packaging valley, leader mondiale, rappresenti un’opportunità molto interessante. Mi correggo, una necessità.

Questa mia riflessione vale in generale, il valore del lavoro non può essere riconosciuto a targhe alterne. Nel campo del food delivery, le piattaforme si reggono su un modello di business che punta all’incrocio tra domanda e offerta di consegne a domicilio. I fattorini sono considerati dei collaboratori, a volte pagati a cottimo, ritenuta d’acconto o co.co.co.; non sempre hanno un’assicurazione. Ci sono varie policy aziendali sulla sicurezza, ma nessuna azienda fino ad ora applica contratti da lavoro dipendente. La chiamano l’economia dei lavoretti. La questione è controversa, da un certo punto di vista ci si potrebbe anche ragionare attorno se non fosse che queste aziende inseguono legittimamente il profitto (ci mancherebbe!), ma vivono di un modello economico che trasforma il lavoro, appunto, in un lavoretto.

E tutte le pizzerie che consegnano le pizze a domicilio con fattorini in nero? Da un capo all’altro della questione, dal nero assoluto al ‘lavoretto’ a cottimo, credo che la nostra storia ci insegni che è possibile una via intermedia. Più giusta e più sostenibile. Nella regione del cooperativismo e del mutualismo, dove la forza lavoro e il capitale insieme hanno costruito forme di impresa capaci di tagliare il traguardo dei 150 anni senza farsi scalare e svuotare dalla finanza (non sempre ahimè), penso sia possibile attingere a un patrimonio di valori e competenze per cercare soluzioni più eque.

Questa volta è food delivery, domani sarà la logistica, un’altra volta i parcheggiatori o i lavoratori di una manifattura. Per richiamare un titolo che abbiamo dato ad un progetto condiviso con il mondo dell’economia locale e la Curia di Bologna, ‘Insieme per il lavoro’ non può significare solamente che le istituzioni e le comunità si mettono insieme per pagare il conto.

Insieme bisogna stare per difendere il lavoro e creare buona occupazione.

Ps.

Mentre scrivo queste poche righe, viene pubblicato un articolo su Il Manifesto. La multinazionale Deliveroo scrive alla Commissione Ue che ha da poco presentato una proposta per tutelare i lavoratori occasionali e digitali. Sostiene di volere proteggere “posti di lavoro” compatibilmente alla “flessibilità del lavoro”. In Belgio c’è stato un inizio d’anno teso con la protesta dei rider che chiedono il ripristino dell’accordo con la cooperativa SMart, unico nel mondo dell’“economia dei lavoretti” (gig economy), che trasforma 2 mila ciclo-fattorini in lavoratori alle dipendenze di SMart e titolari di diritti. Con un atto unilaterale Deliveroo lo ha cancellato. Entro fine gennaio i rider torneranno a essere “imprenditori di se stessi” senza tutele. Un collettivo di 200 fattorini, sostenuti dal sindacato Cne, sciopererà ogni venerdì del mese.



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