Piazza Verdi e la maledizione dei Bentivoglio

9708008.jpgSta facendo molto discutere la costruzione di una installazione a forma di torre in Piazza Verdi a Bologna, montata in occasione del progetto Winter Village. E se fosse una provocazione? L’intervento temporaneo durerà fino a febbraio e ospiterà numerose inizative a partire dalla prossima settimana, un programma di eventi e incontri dedicati al recupero della zona universitaria. Si tratta di una nuova tappa del percorso avviato già l’estate scorsa, alla quale seguirà entro marzo un bando-concorso di idee per andare ancora oltre. Architetti, progettisti, operatori culturali dunque ora tocca a voi, accettate la sfida? intendete misuravi con la difficile quedtione di proporre una modalità di gestione dello spazio pubblico e della socialità in grado di migliorare la vivibilità e l’offerta culturale dell’area? o anche voi avete paura della maledizione dei Bentivoglio? Su questo sono intervenuto ieri mattina in Consiglio Comunale per rispondere alle domane dei consiglieri d’opposizione. Di seguito la mia risposta, qualche dettaglio in più sul percorso che stiamo portando avanti e cosa c’entrano i Bentivoglio.

Pubblico e condivido il mio intervento di ieri in Consiglio Comunale, consapevole di quanto il tema stia facendo discutere anche con toni molto accessi. Come sempre non mi nascondo. Come si dice a Bologna, a non fare nulla non si sbaglia, mentre noi stiamo combattendo sul campo in un’area caratterizzata da spaccio e degrado, dove il presidio e il cambiamento del contesto sono la priorità. Piazza Verdi non è un salotto, non lo è mai stato. Chi propone di lasciarla sgombra senza una gestione, prima di avere risolto i cronici problemi parla di arrendersi, salvo poi invocare l’intervento dei blindati della Polizia. Noi stiamo percorrendo un’altra strada che richede tempo ma che confidiamo darà buoni frutti. A mio parere, il destino di Pizza Verdi dovrà sempre di più coincidere con le attività del Teatro Comunale che va dotato di risorse e competenze in questo senso.

“Ringrazio i consiglieri delle domande, parto da alcune informazioni e una breve riflessione. Il progetto Winter Village è stato presentato nei mesi scorsi ed è un affidamento del Teatro Comunale. L’istallazione in corso di montaggio inaugurerà la prossima settimana per rimanere montata fino a febbraio. Per quanto riguarda la prossima primavera/estate, invece, procederemo ad individuare un nuovo progetto di gestione degli spazi pubblici attorno al Teatro tramite un bando pubblico (bando per individuare un gestore e concorso di idee per la progettazione degli allestimenti). Il village estivo dovrà prevedere un palco fisso in Piazza Verdi per ospitare i concerti del Comunale e altre iniziative, una guardiania h24 di tutta l’area.

L’attuale allestimento (vedi foto copertina) è stato ideato e proposto dall’Associazione PeacockLab su mandato del Teatro Comunale e approvato dalla Soprintendenza. Per la precisione le richieste di autorizzazione sono due, una per il mese di gennaio e una per febbraio. Fino ad ora, è stata data una autorizzazione solo quella al 31 gennaio. da parte delle Belle Arti Qualora dovesse essere approvata anche la seconda richiesta, si arriverebbe alla fine di febbraio attraversando il periodo di ArteFiera. Quindi, in totale potremmo arrivare ad avere la struttura con la torre e la terrazza da un minimo di due settimane a un massimo di un mese e mezzo. Come vedete stiamo parlando di un periodo molto limitato.

Il prossimo 18 gennaio, ci sarà una conferenza stampa alla quale parteciperemo io, l’assessore Gambarelli (Cultura) e Orioli (Urbanistica), per presentare la programmazione di gennaio, febbraio e marzo organizzata dall’Amministrazione, il Teatro Comunale e l’Università dedicata alla zona. Ci sarà una collaborazione con ArteFiera, il museo Mambo e altri soggetti importanti che riempiranno via Zamboni e tutta la zona universitaria di iniziative. Illustreremo anche i progetti selezionati dal bando U-Lab, nell’ambito delle attività previste dal Progetto ROCK. Le proposte arrivate sono circa 50, quelle selezionate saranno finanziate con contributi trai 1.000 e i 2.000 euro; proposte di cittadini, studenti, associazioni con il compito di animare l’area. L’obiettivo è definire un quadro d’insieme condiviso per accompagnare alcune azioni sperimentali e approfondimenti progettuali i cui risultati saranno funzionali alle trasformazioni future, anche in collegamento con un altro concorso di architettura previsto sulla zona del Teatro Comunale e via del Guasto ben più corposo e importante. Nessuno lo sottolinea, ma Comune di Bologna e Governo hanno stanziato 3 Milioni di euro per la rigenerazione fisica dell’area. Gli  allestimenti temporanei servono a traghettarci a questo, senza rimanere con le mani in mano.

25659578_10213201166296730_2536133519338741928_n.jpgTorando alla torre in Piazza, vorrei informarvi del coinvolgimento anche di Otello Ciavatti e le Stanze di Verdi. L’associazione percepirà un contributo economico che andrà dai 2.000 ai 4.000 euro e svolgerà attività sia di gestione dei container montati in Piazza sia di pulizia e animazione culturale. Come vedete c’è massima collaborazione e coinvolgimento di comitati e associazioni del territorio, anche di quelle più polemiche. Non ci si trova d’accordo a volte, ma nonostante questo per la prima volta in zona universitaria si lavora insieme. Rispetto ai dibattiti del passato, per la prima volta siamo usciti dal litigio e siamo entrati nell’epoca della collaborazione.

L’Amministrazione può commmettere errori, certo, si possono fare delle cose che piacciono o non piacciono, sta di fatto che finalmente si è creato un clima diverso, dove se anche ci sono persone che non la pensano come l’Amministrazione, si collabora e viceversa fa l’Amministrazione nei suoi confronti. Come per la recente istallazione delle luci natalizie in via Petroni e Piazza Aldrovandi, grazie alla collaborazione tra commercianti e Fondazione Rusconi; la pulizia dei muri e dei chioschi di Piazza Aldrovandi; la nascita del mercatino dei fiori domenicale e le rassegne musicali del Conservatorio; l’apertura del foyer del Teatro Comunale come sala studio pubblica; la riapertura del locale Le Scuderie. Tutte iniziative degli ultimi mesi, che costituiscono una premessa fondamentale per il rilancio dell’area.

L’avete vista, non stiamo parlando di una torre di cemento che rimarrà per sempre, ma di un manufatto di lamiera, che sarà lì solo per due settimane o massimo un mese e mezzo. Dopodichè entro marzo uscirà un bando, stiamo ragionando su questo con il Teatro Comunale, che selezionerà il progetto per la prossima primavera-estate. Dovrà essere innanzitutto un progetto di allestimento, di gestione degli spazi, di custodia. Il punto sulla custodia e la guardiania è un punto importante che abbiamo condiviso con l’Università e con il Prefetto. La proposta culturale sarà sostenuta con investimenti da parte comunale e sponsor con l’idea di caratterizzare la Via Zamboni, Piazza Aldrovandi e Piazza Verdi come una cittadella della cultura e della musica (come Piazza Maggiore per il Cinema).

Quanti pensano che quello che si sta montando in Piazza Verdi non sia sufficientemente bello, gradevole e funzionale, potranno avanzare una proposta. Ci rivolgeremo in particolare ad architetti e progettisti che potranno collaborare con il Teatro Comunale, il Comune e l’Università. Non piace il container? si potrà proporre un’altra modalità. Siamo una città libera e plurale e i concorsi servono a questo.

Infine, vi vorrei leggere quello che l’architetto Mario Cucinella dice oggi sulle pagine del Carlino per esprimere concetti vicini al mio pensiero.

“Un segnale di vita, non vedo offese”

Architetto le piace la nuova struttura di piazza Verdi? Non mi sembra neanche così male. E’ la solita polemica, invece, che mi annoia molto di più. Parola di Mario Cucinella, il padre delle contestatissime Gocce di Guazzaloca e del nuovo Comune in piazza Liber Paradisus.

Dove sbaglia chi critica? E’ peggio qualche container per un mese in piazza Verdi o le maxi pubblicità sui palazzi in piazza Maggiore? Perché quelle vanno bene a tutti? Nessuno si indigna, ma hanno un impatto devastante. Perché nessuno alza un dito contro un igloo di plastica con dentro una macchina? Il denaro non produce automaticamente bellezza, mentre l’architettura andrebbe rispettata molto di più.

La ‘torretta’ di fronte al teatro Comunale lo fa? Almeno è un segnale di vivacità, andrebbe apprezzato solo per questo. E’ un’operazione temporanea, non vedo il problema. Chiaramente piazza Verdi è un luogo sensibile, forse quella struttura sarebbe stata più adatta a zone come la Bolognina, ma non vedo nessuna offesa al centro storico”.

Apro una parentesi, certe strutture possono essere riutilizzate perché sono state acquistate non da noi, ma dall’Associazione che ovviamente se vorrà le potrà riproporre anche in altre zone della città. L’intervista del Carlino continua:

“Il contrasto con i palazzi monumentali è evidente. Certo, ma non mi pare che in centro giri gente addobbata da fabbro medievale o con le carrozze a cavalli. La temporaneità di questa struttura magari ci aiuterà anche a creare un rapporto dialettico con la storia. Insomma, Bologna soffre di pregiudizi verso il nuovo. Ha un problema col contemporaneo. Pensa che quello che c’era prima sia sempre meglio e lo condisce con queste discussioni da bar completamente inutili. Di questa paura, io sinceramente non ne posso più”.

bentivogli.jpg

Disegno Domus Aurea Bentivoglio, Bologna

La maledizione dei Bentivoglio… una digressione e un impegno.

Il palazzo della famiglia gentilizia bolognese Bentivoglio venne costruito, per volontà di Sante Bentivoglio, in strada San Donato (oggi via Zamboni) a partire dal 1460 e fu successivamente portato a termine da Giovanni II. Venne chiamato anche Domus Aurea, perché i capitelli e i cornicioni della facciata erano ricoperti di oro zecchino. L’edificio venne distrutto dalla furia popolare nella primavera del 1507. A deciderne la distruzione furono i nemici dei Bentivoglio. Del resto, anche papa Giulio II era convinto che bisognasse radere al suolo la dimora stessa dei Bentivoglio, se si voleva evitare il loro ritorno. Con la cacciata della famiglia dalla città, il Senato bolognese stabilì che qualsiasi stemma o segno della passata dominazione venisse cancellato. La distruzione del palazzo di strada San Donato fu però una grave perdita per la storia dell’arte italiana.

Oggi sull’area dove si ergeva il palazzo si trova il Teatro Comunale, alla destra del quale corre la via del Guasto che ricorda, nel nome, le macerie della residenza bentivolesca; nell’area retrostante, in cui si trovava il giardino, sorge oggi il moderno Giardino del Guasto, mentre la costruzione in fronte al Teatro, sul lato opposto della piazza, ospitava le Scuderie dell’antico palazzo. Passarono circa due secoli di deplorevole abbandono, tra la distruzione del Palazzo e la costruzione del Teatro. Una fabbrica per rappresentare il dramma in musica, disegnata proprio grazie ad un libero concorso e collocata nel cuore della città.

Penso spesso che la babele a cui siamo abituati in zona univesitaria sia frutto della maledizione dei Bentivoglio. La torre dei container ne ricorda involontariamente un’ombra lontana. Nel ‘700, dopo due secoli di abbandono, dalle macerie di quel Palazzo distrutto, Bologna decise di diventare città della musica predendo il coraggio a due mani e investendo sulla sua vocazione Culturale e creativa.

Per quanto mi riguarda, ho fiducia che sapremo edificare nuovamente qualcosa di importante se sapremo collaborare nella giusta direzione. La torre dei container tra qualche settimana non ci sarà più, ma al suo posto avremo la possibilità di sperimentare altri usi temporanei e un progetto definitivo finanziabile con  3 milioni di euro (già stanziati) attraverso un concorso di architettura per un nuovo Teatro Comunale.

Un progetto che allarghi i confini del Teatro sulle vie intorno, protegga il portico e offra nuove opportunità produttive e organizzative per l’arte e la musica.

Nel ‘700, scriveva Lorenzo da Ponte nelle sue memorie: ‘a Bologna qualsiasi impresario di musica avrebbe potuto realizzare i suoi porgetti’ (Da Ponte scrisse per vari musicisti libretti che ottennero grande successo, ma tre sono i libretti che gli diedero l’immortalità, quelli scritti per Mozart: Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte).

——

Ps

Nota: com’è finita a Capodanno in Piazza Verdi dopo settimane di timori e allarmi per il Winter Village? con i complimenti dei cittadini e dei comitati della zona, che hanno riconosciuto la bontà della scelta e la gestione dell’area in una serata così particolare. Ovviamente, come avevo detto più volte, in Piazza Verdi non ci sarebbe stato nessuno evento e così è stato.


13 commenti on “Piazza Verdi e la maledizione dei Bentivoglio”

  1. […] via Piazza Verdi e la maledizione dei Bentivoglio — MATTEO LEPORE […]

  2. tullio ha detto:

    Brutto è brutto,anzi di più! Mi meraviglio che la Soprintendenza lo abbia passato… e per fortuna è a breve periodo! Un consiglio: visto che non avete idee ma dovete fare per dare un senso alla vostra presenza, cercate di capire che il riempire una piazza bella come piazza Verdi non è sensato. Se volete renderla controllata senza utilizzare le forze dell’ordine, fate chiudere alcuni dei tanti bar, baretti, baruzzi e fate in modo che la sera siano aperte altre attività diverse dal cibare i passanti che ormai sono gonfi come oche d’allevamento! Librerie notturne, cinema, gallerie d’arte… ma che ci vuole?

  3. Matteo ha detto:

    Se fosse così semplice non sarebbe una zona problematica da decenni. Si è innescato un processo nuovo, bisogna perseverare e produrre cambiamenti negli usi. Le attività che svolgeremo in piazza porteranno persone nuove e diverse. Questo servirà a cambiare anche l’offerta di basso livello dei bar. Più cultura ma aperta a tutti.

  4. tullio ha detto:

    Ma il costruire in mezzo alla piazza dei contenitori bruti o meno brutti che siano è una idea malsana… da provincia.
    Ma queste attività fino a che ora saranno attive la sera?

  5. Matteo ha detto:

    Philippe Daverio oggi su La Repubblica non li definisce affatto da Provincia anzi

  6. tullio ha detto:

    Non vuol dire che abbia ragione solo perchè è Daverio!… richiedo gentilmente: ma queste attività fino a che ora saranno attive la sera?

  7. tullio ha detto:

    Già dire che se il signor Daverio ha ragione a prescindere è provinciale, comunque se le attività saranno chiuse prima delle ore 01 di notte, non servirà a nulla: vuol dire che la piazza tornerà a essere come è ora dopo la chiusura delle “attività” da voi proposte.
    Non avete coraggio, fare questa operazione è molto provinciale, parola di artista!

  8. Matteo ha detto:

    Ci saranno attività anche di sera, così come il punto informativo turismo all’interno sarà aperto.

  9. Matteo ha detto:

    Caro Tullio, allora tra un mese quando la rimuoveremo e pubblicheremo un bando per avere proposte sulla piazza, avanza un’idea.

  10. tullio ha detto:

    La ringrazio della chiaccherata ma mi astengo a regalare idee a questo progetto a mio avviso morto sul nascere. La piazza vuota è la cosa migliore: le sembra possibile che non posso più vedere uno spazio aperto della piazza, ma subire container a rotazione mensile?

  11. Matteo ha detto:

    Container a rotazione mensile non ci devono essere . La piazza sarà vuota per alcuni mesi fini a metà primavera. Poi ci saranno dei progetti di gestione che individueremo. Tra parentesi, la piazza non è vuota ma piena di cose che la fanno vivere, spesso anche gravi problemi. Fare finta che sia un salotto è sbagliato. O va bene tutto così com’è in Piazza Verdi?

  12. Matteo ha detto:

    In ogni caso grazie per la chiaccherata anche da parte mia.

  13. tullio ha detto:

    Buongiorno, un salotto lo volete fare diventare voi . La piazza deve rimanere vuota da involucri: bisogna riempire gli spazi che già esistono di attività diverse.. forse non mi aveva compreso bene. Ma lei ha fatto studi inerenti all’urbanistica?.. dovrebbe conoscere, se li ha fatti,il significato e la percezione del vuoto architettonico e del suo equilibrio inconscio


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