Chiarimento su TDays, turismo, commercio e analisi dei dati

bigstock_big_data.pngAlcuni giornali locali ieri e oggi davano la notizia di uno studio dell’Amministrazione comunale sui flussi dei TDays e gli umori delle persone. Confermo ma vorrei illustrare qui qual è il nostro obiettivo. Lo dico subito a scanso di equivoci, non certamente quello di smontare il weekend pedonale di via Rizzoli, Indipendenza e Ugo Bassi, nè di montare un grande fratello che spia le persone (sintesi giornalistica ahimè infelice e non veritiera, ma faccio mea culpa per non avere spiegato a dovere il nostro intento). Stiamo parlando di due studi che abbiamo assegnato. Il primo dedicato all’analisi delle opinioni sui social, il secondo invece rivolto alla quantificazione e descrizione dei flussi di persone. Entrambi fanno parte di un progetto molto più complesso, rispetto al quale i TDays sono di per sè semplicemente un campo di sperimentazione, realtivo all’uso strategico dei ‘DATI’ in ambito urbano. Da tempo, infatti, la nostra Amministrazione ha deciso di mettere al centro questo tema, come paradigma attorno al quale promuovere una riorganizzazione del modo di lavorare della Pubblica Amministrazione, da un lato, dall’altro per favorire decisioni politiche più sostenibili e lungimiranti; ragionare attorno a informazioni puntuali e delle analisi basate sui numeri, trasparenti e condivise; permettere alla cittadinanza di partecipare in modo più pieno; alle aziende interessate a risolvere problematiche d’interesse pubblico di proporre progetti più efficaci; alla scienza di promuovere progetti di ricerca e sviluppo. Nello specifico, come è noto sto lavorando all’applicazione del Decreto ‘Unesco’ al Centro Storico di Bologna, misura dedicata a regolamentarne il suo consumo eccessivo. Capire e monitarare i flussi e le dinamiche di turisti e consumatori, di giorno e di notte è molto rilevante, anche per non dibattere sulle ipotesi ma su dati reali. La stessa ragione che ci ha portati a sottoscrivere settimane fa una convenzione con Airbnb, in questo caso per capirne la reale presenza e l’impatto.

Un’anticipazione di questo lavoro si è già vista nello scorso mandato, nell’ambito della nostra Agenda digitale. Cito in particolare la pubblicazione costante dei dati in possesso dell’Amministrazione tramite il portale OpenData, dove potete trovare dataset aggiornati su molti argomenti interessanti, insieme alla prima sperimentazione del programma ‘Human Ecosystem’. Dal settembre 2015 per quattro mesi, quest’ultimo ha analizzando le manifestazioni della collaborazione e della partecipazione che nascono sui principali social network nella città di Bologna. L’obiettivo era quello di comprendere e studiare le relazioni, i tempi, i temi, i luoghi e le emozioni della città collaborativa online. Al termine è stato prodotto un report analitico sui mesi di osservazione e una installazione interattiva grazie alla quale cittadini, turisti, studenti e persone da ogni parte del mondo possono osservare la vita collaborativa della città. Un’esperienza utile, che ci ha insegnato molto sull’uso consapevole dei social e sulle dinamiche di partecipazione digitale.

Una città è come un organismo vivente. Si muove e respira. Ogni giorno la sua attività e le cose che l’attraversano producono milioni di informazioni che prese singolarmente ci offorno uno spaccato frammentato e parziale. Quante volte, leggiamo di statistiche annuali sui redditi in crescita o di percentuali che schizzano in su per il turismo? Unendo con un filo rosso più fonti e monitorando in modo differenti queste informazioni, possiamo estrarre cose più rilevanti per la nostra azione. Nel caso dei redditi, ad esempio, possiamo capire quanta diseguaglianza e quali fragilità sociali si nascondono nella comunità che osserviamo, così come per il turismo possiamo comprendere meglio quali zone di Bologna sono escluse dall’arrivo dei visitatori stranieri e perchè.

Ognuno di noi fornisce i propri dati personali alla Pubblica Amministrazione quando si registra all’anagrafe, va dal medico o iscrive i propri figli a scuola. Questi dati sono rigorosamente coperti da privacy e non possono essere usati se non per fini statistici. Le tradizionali statistiche. Ma fermiamoci un attimo a riflettere, quante informazioni sulla nostra vita privata rilasciamo più o meno consapevolmente, ogni minuto, alle aziende private che possiedono le piattaforme digitali attravero le quali postiamo foto, acquistiamo regali, espriamo sentimenti? Tante. Lo stesso vale per i nostri movimenti, da quando indossiamo uno smartphone dotato di GPS e servizi di geolocalizzazione. Fitness, diete, musei, concerti, i nostri stili di vita finiscono tutti in algoritmi che suggeriscono offerte commerciali e strategie di mercato. Informazioni che noi accettiamo di concedere per questi usi quando sottoscriviamo un contratto o apriamo un account, in alcuni casi come Facebook sia all’azienda sia a tutti gli amici e utenti che leggono quello che pubblichiamo sulla nostra bacheca.

Per quanto riguarda le compagnie telefoniche, le principali si sono dotate di settori dedicati all’analisi dei dati, in particolare legati la movimenti. Anche in questo caso si tratta di informaizoni rigorosamente anonime, rese tali da un sistema che cripta il segnale rilasciato dalle schede SIM. Pertanto, le compagnie sono in possesso di milioni di informazioni sui movimenti ai quali non possono associare nome e cognome di una persona, ma possono servire per proiezioni statistiche, analisi di mercato e consulenze verso terzi. Nel nostro caso ci siamo rivolti a Vodafone. La rete Vodafone si basa su una tecnologia digitale di ultima generazione 4G che, utilizzando il protocollo IP, consente l’applicazione di tecniche evolute di data mining e conseguentemente analisi più sofisticate dei dati, rispetto a quelle applicabili alle reti analogiche. Vodafone ha realizzato una base informativa e un modello sofisticato di analisi dati che consente di calcolare indicatori di sintesi sul numero e sugli spostamenti di visitatori in determinate aree di interesse. Un modello di analisi è stato applicato già in altri contesti e per tante altre pubbliche amministrazioni. Nel nostro caso i TDays rappresentano un bacino intressante di studio per capire come migliorare i servizi turistici e culturali, l’organizzazione del centro storico e molto altro.

In definitiva, tramite il proprio impegno in campo digitale il Comune di Bologna ha deciso da tempo di operare per portare i dati al centro della propria strategia, in modo aperto, democratico e responsabile. Ecco perchè investiamo sulla raccolta dei dati e la loro analisi. Per prima cosa, per promuovere una cultura digitale consapevole verso tutta la cittadinanza a partire da quella parte che non conosce o non ha dimestichezza con questa dimesione. In secondo luogo, per riportare i tanti dati resi disponibili dalle persone ‘consumatori’ ad una sfera ‘civica’, cioè per prendere decisioni volte al bene comune e non al profitto commerciale.

Dunque niente paura, i TDays sono al sicuro e anche la vostra identità è protetta.



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