Village invernale al Guasto e Piazza Verdi

Guasto Village foto-2Pubblico di seguito la mia risposta alle domande di attualità in Consiglio Comunale sul tema Village invernale al Guasto e Piazza Verdi. <<Gentili Consiglieri, non sto spiegare a voi cos’è una fuga di notizie. Personalmente non ho rilasciato interviste ai giornali e non ho presentato in alcuna conferenza stampa il progetto che avete letto sul giornale (La Repubblica – al termine del post). Ho però fatto ciò che mi è stato chiesto dopo l’ultima Commissione, ho iniziato a coinvolgere tutti gli stakeholder della zona. Ho incontrato innanzitutto, assieme al Sindaco, il Prefetto, i rappresentanti dell’Università, i colleghi di Giunta con cui stiamo lavorando su questo progetto e abbiamo scelto di portare avanti un progetto per l’inverno vedendo l’effetto positivo che questa estate c’è stato, ovviamente con un bilanciamento tra punti di forza e debolezza. Ovviamente non abbiamo risolto tutti i problemi della Zona universitaria, ci sono state delle problematiche quindi non dico che l’estate scorsa abbiamo risolto tutto, ma ci sono stati passi avanti e criticità che non sono state risolte. Alla luce di questa esperienza abbiamo fatto l’incontro che vi ho detto, e ci siamo detti di proseguire con una proposta, avanziamo una progettualità e diamo un futuro al lavoro sulla zona universitaria anche utilizzando questi strumenti per aiutare le Forze dell’Ordine nel presidio del territorio, perché riuscire a occupar il territorio con iniziative interessanti aiuta anche le Forze dell’Ordine a utilizzare le proprie risorse su altri campi; non mi dilungo su questo perché non è il mio tema>>.

<<Il Prefetto e il Sindaco hanno rilasciato interviste, noi siamo intervenuti, l’assessore Gambarelli è intervenuta alla fine della rassegna estiva giudicando l’esperienza positiva, andiamo avanti, una serie di consiglieri comunali e cittadini sono intervenuti, tanti soggetti hanno detto proseguiamo per cui noi abbiamo lavorato quest’estate, anche in queste settimane, per costruire una progettualità che prima di rendere pubblica abbiamo pensato di presentare a tutta una serie di stakeholder, ma non abbiamo ancora finito, perché probabilmente il consigliere Piazza si riferiva a una persona che stavo incontrando esattamente un minuto dopo che lui ha incontrato nella buvette perché è venuto da me per ascoltare l’assessore che gli spiegava il progetto. E’ del tutto evidente che a forza di incontri a un certo punto le notizie escano, ho una riunione con il gruppo di maggioranza per raccontare questa cosa, se vorranno anche le minoranze sono disponibile a incontrare tutti.

Abbiamo fatto diversi incontri con la Sovrintendenza, il Teatro Comunale, oggi io, l’assessore Orioli e Gambarelli abbiamo un pranzo con i progettisti del progetto Rock. Ciò che è uscito sono ipotesi di lavoro, non lontane dalla realtà, sulle quali una volta che avremmo chiuso gli incontri, sentito il parere della Sovrintendenza, assumeremo una decisione definitiva. Questo lo dico perché quando si cerca di fare le cose bene la segretezza purtroppo a volte non è tutelabile fino in fondo. Ho cercato di non distribuire materiale, su Repubblica è uscita un’immagine che è un primo progetto che abbiamo visionato, tant’è che ci sono loghi e immagini che non corrispondono al vero, però evidentemente Repubblica ha saputo fare un’indagine molto accurata. Detto ciò se volete userò il mio tempo per entrare nel merito della proposta che andremo a fare, più che altro sugli obiettivi.

Innanzitutto parto dal contesto culturale, tutela dei beni e utilizzo dei container e strutture temporanee perché prima ho fatto un intervento sul CioccoShow dove ho parlato di un principio ed ovviamente stiamo cercando di essere coerenti. L’uso temporaneo dei container nei contesti urbani si sta facendo in tutto il mondo, laddove i fallimenti lasciano molti spazi vuoti, le città si autorganizzano per cercare di trovare soluzioni e in molti casi, nel mondo, sono stati utilizzati container come strumenti meno costosi, molto flessibili e adattabili. Uno dei primi progetti è quello di Shoreditch dove da tanti anni c’è una struttura che da temporanea è quasi diventata definitiva, di container che vengono utilizzati come spazi, negozi, attività culturali, somministrazione, campi da gioco e altro. Quindi per chiunque di voi visiti Londra consiglio il Boxpark di Shoreditch, uno degli esempi più interessanti di architettura contemporanea di uso dei container come strumento per creare economia, occupazione, spazi sportivi e culturali. Se poi rimanete qualche giorno a Londra vi consiglio di andare a Brixton e di visitare il Pop Up perché è il caso di uno degli utilizzi dei container anche sopraelevato per promuovere spazi artigianali, culturali, uno dei quartieri più interessanti che Londra ha. Queste cose si fanno anche in Italia, Ravenna di fronte alla darsena ha da questa estate realizzato un villaggio di container per costruire alcuni spazi. Recentemente il Mast ha utilizzato i container come punto informativo in Piazza Nettuno, come spesso mi ricorda l’assessore Gambarelli è molto più bello di quello che noi abbiamo visto utilizzare in zona universitaria.

Noi abbiamo lanciato una provocazione, una scommessa, abbiamo detto ‘proviamo a capire se nel nostro Paese è possibile l’uso temporaneo degli spazi anche in alcuni centri storici utilizzando strumenti flessibili e in qualche modo alternativi’. Penso a sperimentazioni, può andare bene o male ma non stiamo modificando la morfologia in modo definitivo del nostro centro storico, stiamo cercando di produrre cambiamenti, un piccolo shock che pensiamo essere positivo. Per questo motivo quando abbiamo incontrato il Teatro Comunale durante la Prima Commissione abbiamo sottoposto loro un progetto che per motivi di tempo e di urgenza di intervento, e di costi, non abbiamo sottoposto come abbiamo detto a una procedura di evidenza pubblica ma a una selezione in base alle regole, quindi sotto soglia, una procedura gestita dal Teatro Comunale. L’esperimento si conclude per noi a febbraio perché vogliamo capire se queste strutture, queste modalità possono essere utili anche per piazza Verdi. Noi intendiamo, sulla base anche di questa esperienza, fare un bando, la mia idea – ma ci confronteremo con Giunta e Consiglio comunale – è di farlo pluriennale, per avere un progetto di qualità, di individuare operatori che abbiano voglia di investire, di collaborare con il Teatro Comunale e tutti gli altri soggetti istituzionali e culturali, per fare un progetto di gestione dello spazio pubblico.

Saranno i container oggetto di quella soluzione? Non lo so. Ora li abbiamo utilizzati perché erano un compromesso di utilizzo più flessibile e accessibile. Mi piacciono i container? Non del tutto, però credo siano stati molto utili per aprire una porta che è sempre stata chiusa. Grazie a quella porta che abbiamo aperto siamo riusciti questa estate a gestite in modo diverso lo spazio pubblico, le relazioni e la sicurezza con risultati positivi, in alcuni casi con fallimenti, e per quanto riguarda l’inverno noi intendiamo rilanciare con un progetto di utilizzo di piazza Verdi che non sia dedicato alla somministrazione, quindi confermo quanto in parte il giornale ha riportato: non intendiamo affatto aprire un punto di somministrazione ma costruire innanzitutto un luogo di discussione e di confronto.

Ciò che sto dicendo a tutti, e l’ho fatto anche in Giunta quando abbiamo approvato la convenzione con la Fondazione Rusconi che finanzierà fino a 214.000 euro interventi di riqualificazione dello spazio pubblico e progetti in zona universitaria, è che noi vogliamo – sulla base dei principi che abbiamo inserito nel progetto europeo Rock – il più possibile condividere dei percorsi e produrre innovazione all’interno della zona universitaria. Piazza Verdi può essere luogo di discussione, e di questo ne ho parlato tre giorni fa con una ventina di rappresentanti delle associazioni studentesche, incontro promosso dal Prorettore Degli Esposti, che mi hanno posto anche molte questioni che sarebbe interessante un giorno affrontare in Commissione che riguardano più che altro la rappresentanza studentesca.

A loro ho detto che a noi piacerebbe usare spazi temporanei in piazza Verdi per aprire un cantiere di discussione su ciò che vogliamo fare della zona universitaria, la cosa nuova è che non discuteremo sempre delle solite cose, ma di come usare lo spazio pubblico, come promuovere una programmazione culturale condivisa e soprattutto su come risolvere alcuni problemi legati alla domanda e offerta della zona, L’idea è arrivare alla scrittura di un testo per un concorso internazionale di architettura che ci permetta di selezionare un progetto bello, interessante di valore, per la riqualificazione dell’area del Guasto e del Teatro Comunale, per quest’area abbiamo ottenuto dal Governo l’impegno di un investimento di 3 milioni di euro nel Patto che il Sindaco, il Presidente Bonaccini e il Presidente Gentiloni hanno sottoscritto a livello nazionale. Sulla zona universitaria in questi ultimi mesi abbiamo prodotto novità, sperimentazioni, valuteremo se sono positivi o meno: usi temporanei degli spazi che di solito vengono usati in contesti urbani più contemporanei, ma in fondo la zona universitaria cos’è se non un grande paradosso tra elementi storici, medievali, del ‘700 e la contemporaneità della città degli studenti?

Non credo che stiamo andando in una direzione poi così sbagliata se gli studenti stessi ci chiedono spazi in zona universitaria e di vivere in modo nuovo quella zona perché la considerano spesso una zona non accogliente, piuttosto che stare in certi luoghi fatti di muri. Credo che dobbiamo andare dove stanno gli studenti e i giovani e non prenderli e chiuderli in altre cose. Evidentemente dobbiamo creare un modo nuovo di vivere lo spazio pubblico, i container sono un tentativo che forse ci porterà su una riva diversa da quella dove siamo partiti.

Primo cambiamento che abbiamo prodotto è l’utilizzo, attraverso i container, per gli spazi in modo nuovo, il secondo riguarda la scelta della Fondazione Rusconi assieme a noi di investire 214.000 euro su alcuni spazi pubblici, piazza Rossini come ha annunciato il Sindaco, via Zamboni e il percorso verso il concorso internazionale di architettura e i 3 milioni di euro sul Guasto e Teatro Comunale. Cosa produrrà? Per noi un cambiamento innanzitutto sull’offerta commerciale e sui modelli di consumo della zona universitaria, dobbiamo avere qualità, responsabilità sociale e non invece investimenti solo sul sottocosto, alcol a tutti i costi o solo certi costi bassissimi che sfruttano un certo tipo di presenza. La zona universitaria è la vera cittadella della cultura che noi abbiamo, perché se lì abbiamo il cuore dell’università, il Teatro Comunale, l’Accademia, il progetto Zamboni che l’assessore Gambarelli ha promosso mostrando quanti immobili culturali ci sono in quella zona… in fondo la più grande densità culturale di Bologna l’abbiamo lì.

Dobbiamo quindi riuscire a sfruttare questo potenziale, e noi vorremmo nella prossima estate sfruttarla ancora di più perché i cittadini sono rimasti davvero sorpresi dall’uso del palco in piazza Verdi per la musica e da lì dobbiamo ripartire, per questo per l’uso dei container in piazza Verdi dico “no” somministrazione ma anzi spazio alla cultura, ai luoghi di discussione e confronto con i cittadini, progetto Rock, Università e associazioni che stanno facendo cose. Penso che una visione su cosa fare in zona universitaria ce l’abbiamo, soldi ne stiamo mettendo, gli stakeholder li stiamo convincendo, a volte c’è conflitto ma in fondo il conflitto è una cosa positiva perché per condividere gli spazi dobbiamo essere almeno in due, se non in tre o quattro, come ho detto agli studenti l’altro giorno quando li ho incontrati.

Quindi anziché occupare certi spazi o privatizzarli forse è meglio abitarli assieme e noi in zona universitaria stiamo facendo esattamente questo. Si discute, si litiga, lo so che ci sono associazioni di studenti a cui stiamo antipatici, però non per questo motivo dobbiamo abdicare da esserci in zona universitaria, non possiamo abbandonarla. Da quest’estate abbiamo scelto politicamente che l’Amministrazione comunale di Bologna non abbandona a sé stessa la zona universitaria, non fa passi indietro ma li fa avanti. Avere meno furgoni della Polizia Municipale in piazza Verdi ma più progetti culturali e sociali è un passo avanti, avere più luogo dove discutere con gli studenti, con i comitati della zona anche confliggendo, per me significa fare passai avanti. Così come avere il Teatro Comunale più impegnato con l’esterno e avere una responsabilità sociale seppure con alcune criticità. Non ho certo apprezzato certe uscite rispetto a ‘ciò che succede sul portico non ci riguarda’, ovvio che ci riguarda, ci riguarda eccome. Tutti quelli che lavorano nelle istituzioni devono avere responsabilità di ciò che avviene sotto il loro portico.

Sottolineo anche le recenti ordinanze che abbiamo fatto sulla zona universitaria perché rappresentano un cambiamento di approccio. E’ vero che in via Petroni in particolare abbiamo un’ordinanza permanente sugli orari, non ha risolto in modo decisivo le problematiche, lo sappiamo, i residenti però ci chiedono di non togliere il tetto degli orari e penso sia giusto. Ci chiedono anche di fare qualcosa di più, così come le associazioni di categoria, cioè di sanzionare quelle realtà che continuano a non rispettare le regole, ma non le regole di quella legalità che in epoche passate spesso qualcuno ha usato in modo demagogico, ma quelle del buon vivere civile e del rispetto della salute dei più giovani perché non possiamo essere contenti di avere migliaia di giovani sotto i 20 anni che vanno in via Petroni, che vengono in qualche modo anche sfruttati nelle loro modalità di consumo, non possiamo pensare che questa cosa sia positiva. Noi vogliamo la socialità ma non pensiamo che debba essere svenduta all’alcol a un euro. Questa cosa non è accettabile. Si devono rispettare le regole perché ha un senso e occorre avere responsabilità sociale, in via Petroni una sostituzione commerciale la dobbiamo promuovere altrimenti continueremo avere sempre la stessa via Petroni, per questo motivo la domenica il mercato dei fiori in piazza Aldrovandi, per questo motivo i container del Village con certe tipi di offerta, per questo motivi due giorni fa ho incontrato due rappresentanti del commercio in piazza Verdi che ci aiuteranno nella gestione delle attività del Winter Village, o come decideremo di chiamarlo, per qesto motivo la prossima settimana assieme alla Presidente Amorevole incontrerò il gestore del ristorante greco che oggi parla su Repubblica e per questo motivo, credo, dobbiamo tutti essere soddisfatti che certe realtà abbiano deciso di andarsene perché io sono assessore al commercio e promuovo chi fa commercio, però se facciamo uscire un bando che scade il 10 novembre per sostenere i commercianti che investono sulla qualità della città dobbiamo anche dirci che Bologna se vuole migliorare deve anche tirare una linea di demarcazione tra chi sfrutta invece la città. In alcuni casi abbiamo alcune forme di commercio abusivo, ma anche legale, che purtroppo se ne approfitta e questo è un elemento di discontinuità col passato che dobbiamo rimarcare e dovere.

Concludo dicendo che con la Questura, la Prefettura, la Sovrintendenza, l’Università stiamo portando avanti un progetto serio, che sta avendo riscontri, durerà anni l’azione che dobbiamo portare avanti sulla zona universitaria, la nostra scommessa è che si risolva entro questo mandato. Dobbiamo produrre un cambiamento sociale ed economico. Per noi i contenuti culturali sono importanti. Questo è il tema sul quale ci stiamo confrontando, rispetteremo le procedure e le regole, disponibili a ragionare con tutti chiaramente quello che non ci si più chiedere è di rimanere con le mani in mano e lasciare la situazione così com’è, perché non siamo intenzionati a farlo>>.

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La Repubblica di Bologna, 24 Ottobre 2017

Enrico Miele

Una grande terrazza all’aperto per permettere ai turisti di ammirare dall’alto la zona universitaria. E poi un info point, dove acquistare i biglietti per tutti gli eventi culturali della città, assieme a spazi per studenti e laboratori di quartiere. I container del Guasto Village “invadono” piazza Verdi e si preparano ad esordire nella loro prima stagione invernale con tré nuove strutture. La giunta Merola considera positivo l’esperimento di questa estate e punta al bis (ma senza la vendita di cibo e bevande). Ribattezzato Winter Village, il progetto sarà la versione riveduta e corretta del Guasto inaugurato questa estate, che nel frattempo andrà ancora avanti. I container di birre artigianali e pesce fresco, infatti, non andranno via ne da Largo Respighi, ne da via del Guasto, ma resteranno lì almeno fino a febbraio, quando dovrebbe essere pronto il bando comunale per assegnare gli spazi per i prossimi anni. Il progetto del Comune di Bologna, le cui immagini vengono pubblicate per la prima volta, è in queste ore sulla scriva- nia della Sovrintendenza, con la giunta che spera di partire coi lavori già la prossima settimana. Nell’attesa, non ci sarà una gara per “costruire” le strutture di piazza Verdi, perché l’allestimento del villaggio invernale sarà riaffidato all’associazione Peacock Lab, la cui convenzione verrà prorogata fino alla prossima primavera. Già in estate ci sono state polemiche per il finanziamento diretto del progetto, 60mila euro stanziati da Palazzo d’Accursio tramite il Teatro Comunale. Stavolta, invece, non ci sono m ballo fondi pubblici e le spese per spostare, e poi allestire, i container dovrebbero essere a carico del gestore. Nei container in Piazza Verdi – altra differenza cruciale non ci saranno angoli dedicati ai gourmet o aperitivi, ma solo eventi culturali e spazi d’incontro. Il fiore all’occhiello del pro getto, come si vede anche dal rendering, è soprattutto il belvedere sopra ai container pensato per attirare i turisti e curiosi in una zona ancora poco battuta dai visitatori stranieri. L’obiettivo, in scia con la rassegna Rock, è quello di una rapida rinascita di piazza Verdi in chiave anti-degrado, tanto che ci sarà anche un presidio di sicurezza attivo 24 ore. Se in estate, insomma, si è puntato sul commercio, stavolta si spinge più in direzione della cultura. Le attività del Winter Village, non a caso, saranno gestite direttamente da Comune, Università e Bologna Welcome, cercando di coinvolgere anche i locali intorno per evitare lamentele, mentre i container commerciali resteranno a Peacock (tramite il rinnovo della convenzione col Teatro Comunale ). Con questo primo tentativo si andrà avanti fino a febbraio, poi si tireranno le somme e si capirà se il Village potrà aprire no stop tutto l’anno.



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