Riapriamo Làbas, il giorno dopo

image.jpgIeri a Bologna c’è stata una grande e pacifica manifestazione. Il giorno dopo credo sia giusto guardare con rispetto a quanto è avvenuto. In particolare penso che le istituzioni rappresentative e la politica debbano sentirsi impegnate nel dare una risposta alla grande domanda di partecipazione che è stata sollevata, per una partecipazione di tipo nuovo e più inclusiva. Migliaia di persone libere e diverse tra loro hanno sfilato chiedendo di riaprire Làbas, uno spazio sociale di quartiere creato da un collettivo politico nel 2012 attraverso un’occupazione e sgomberato l’8 agosto 2017. Proprio da questo blog, a 48 ore da quello sgombero, ero intervenuto per avanzare una proposta avendo definito quella scelta ‘un grandissimo errore’, che aveva ‘interrotto bruscamente quello che proababilmente a molti non piace: un dialogo’. Per salvaguardare un prezioso patrimonio politico e sociale, rispettandone l’autonomia e conservandone il radicamentoavevo indicato ‘uno spazio da conquistare alla Staveco per Làbas e per altre realtà del quartiere’.

Nelle settimane successive quel dialogo è ripreso fino ad arrivare a uno scambio di lettere tra Làbas e il Sindaco Merola alla volta di venerdì 8 settembre, con le quali le parti hanno condiviso di avviare un confronto che, entro due mesi, consenta di individuare una soluzione ponte prima della transizione definitiva alla Staveco. Si è inoltre condiviso che il tutto avvenga in modo trasparente e tramite gli strumenti normativi a disposizione dell’Amministrazione, a partire dall’individuazione di un’associazione capofila del progetto Làbas. Possiamo dire si sia trattato a tutti gli effetti di un passagio fondamentale in un percorso di transizione che ancora ci accompagnerà per lungo tempo. Un passaggio politico, di riconoscimento e di impegno reciproco, che ha contribuito decisamente a trasformare il clima nel quale si sarebbe svolta la manifestazione di sabato.

I movimenti e le istituzioni sono cose distinte, così come i partiti. Da assessore e figura politica ritengo che nel mio ruolo sarebbe sbagliato chiedere, ad esempio al mio partito, di essere il partito dei movimenti. I movimenti da sempre attraversano la società per quello che sono: ci devono criticare, devono spingere la frontiera del confronto democratico un passo più avanti. I partiti invece, debbono servire i cittadini. Le loro politiche devono rivolgersi a tutti e non solo a una parte. Ecco perchè una comunità politica deve mantenere dentro di sè la capacità di gestire e affrontare il conflitto. Non ci si può limitare a svolgere il proprio compito soltanto quando si viene richiamati a fare rispettare l’ordine costituito, ma è necessario spingersi oltre, adattando e allargando la dimensione democratica della politica ogni qual volta essa venga sfidata in modo positivo per affermare un diritto reale, denunciare un’ingiustizia, proporre un’idea.

Faceva caldo ed erano in tanti anche allora, dieci volte di più, nel luglio del 2001 a Genova. Le istituzioni decisero di reprimere duramente i movimenti, in modo così duro tanto che varie corti di giustizia nazionali ed europee hanno ritenuto di condannare il nostro paese e un certo numero di suoi rappresentanti. Una ferita aperta per la mia generazione, ma soprattutto la parola fine a un processo di critica e messa in discussione di un ordine mondiale che pochi anni dopo sarebbe crollato su se stesso rovinosamente, più volte e su più fronti. Spesso mi capita di rileggere i libri e le riviste di allora conservate ancora in casa, e di pensare quanto tempo abbia sprecato l’umanità negli ultimi vent’anni perseguendo guerre, dando spazio senza freno a nuovi e più spietati algoritmi finanziari, consumando la politica delle comunità in nome di una libertà globale poi mai arrivata. Ne portiamo tuttora i segni, non avendo posto argini sufficenti ai cambiamenti climatici, agli stravolgimenti demografici e migratori, alla perdita di peso della dignità del lavoro. Le ecicliche papali e i documenti delle Nazioni Unite ce ne parlano a profusione.

Le città rappresentano oggi il terreno sul quale riproporre in modo nuovo quella sfida, perchè sono le aree urbane la frontiera lungo la quale si ammassano povertà, diseguaglianze, consumi energetici e inquinamento. Ma è sempre nelle città, questo è ancora più vero e diffuso nella nostra Italia, che si raccolgono le persone nella comunità trovando nuove vie per organizzare la cura del bene comune. Alla fine dell’800 nelle nostre terre e non solo, cosa ha rappresentato la nascita del mutuo soccorso e della cooperazione, se non il tentativo riuscito di ricucire un tessuto sociale violentato dalla rivoluzione industriale e dai cambiamenti epocali dei decenni a seguire? Ebbene, io penso come tanti altri che oggi sia compito delle esperienze urbane, delle città e dei municipi, ricostruire in forme nuove la salvaguardia del bene comune e la forza politica che ne deve conseguire. Sono la comunità delle relazioni e la libertà nei legami il nuovo ‘Liber Paradisus’. Nostro è il compito di convincere le persone a vivere insieme e ad organizzarsi per dare spazio a questo sogno. Principalmente per questi motivi, credo che di fronte a noi nei prossimi mesi non avremo semplicemente da trovare casa a un centro sociale sgomberato, ma da mettere in gioco una visione di città e di politica popolare per i prossimi anni.

E mentre qualcuno da tempo si affanna a seminare trappole lungo il cammino, ragionando solo in termini di regole e legalità, tutti coloro i quali vorranno camminare per arrivare alla meta di una nuova politica sono sicuro saranno già passati oltre. Non sarà più quello il problema se sapremo trasformare i bisogni in percorsi partecipati e gli spazi in opportunità aperte a tutti, in una città dove ci sono ancora spazi abbandonati da recuperare e un terzo settore già molto attivo e diffuso. Nelle prossime settimane, attraverso l’Ufficio Immaginazione civica ci muoveremo in questo senso.

Da domani si riparte.


One Comment on “Riapriamo Làbas, il giorno dopo”

  1. […] attitudes, understanding the added value coming from such initiatives. As Matteo Lepore recently stated: “while somebody has been busy for a long time placing traps along the way, thinking only in […]


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