17883931_999000520234587_5922209809555822870_nSono passate 48 ore dagli sgomberi di Làbas e Crash, avvenuti questo martedì a Bologna. Intervengo ora pubblicamente, nonostante in privato abbia risposto alle tante persone che mi hanno scritto. Prendo la parola per dire quello che penso, chiarire alcuni aspetti che mi hanno coinvolto e avanzare una proposta. Credo sia doveroso partire dalla risposta al Sindaco Merola pubblicata sul profilo Facebook di Làbas ieri pomeriggio. Confermo ciò che viene riferito. Nei giorni scorsi ho effettivamente incontrato un esponente di Làbas (saranno loro a giudicare quanto rappresentativo) proponendo di ragionare insieme attorno ad un progetto di ampio respiro per la città, una proposta. L’ho fatto senza sapere dello sgombero che da lì a poco sarebbe avvenuto (confermo anche questo) consapevole però che non ci sarebbe stata alcuna possibilità di trattativa ulteriore con la Cassa Depositi e Prestiti, dunque, per stabilizzare Làbas in quel luogo. Cosa che ho riferito al mio interlocutore. Ma il punto principale non era quello, almeno non solo.

In questa sede rilancio quella proposta, così come l’ho raccontata a lui. Lo faccio rivolgendomi a tutta la città, consapevole della sfida che abbiamo di fronte. Bologna ha tra le mani una grande opportunità, unica in Italia per dimensioni e stato di attuazione, rappresentata dalle aree militari dismesse. Tra queste la più bella e avvincente, a mio parere, è la Staveco. Un’area di circa 90 mila metri, circa 47 mila edificati, destinata prevalentemente a usi sociali (85%) proprio in virtù degli accordi sottoscritti dal Comune. Un ingresso alla Collina a due passi dal centro storico, che a settembre passerà dalla proprietà del Demanio al Fondo Invimit; fondo già interpellato dal Sindaco e disponibile ad un percorso. Io stesso ho svolto due sopralluoghi insieme a un gruppo di tecnici e alla mia collega all’urbanistica Valentina Orioli. Invimit dovrà avviare le pratiche per la riprogettazione dell’area dopo il ritiro da parte dell’Università da un’ipotesi emersa nello scorso mandato. Insieme al Comune e alla città, dovrà impostare gli usi definitivi per un progetto di grande rilievo, a mio parere da dedicare al futuro di Bologna cioè ai giovani e all’ambiente. Nel frattempo ecco quindi che abbiamo un’occasione unica e difficile allo stesso tempo: aprire i portoni di quella Caserma, darle nuova vita insieme. Rigenerarne la parte più immediatamente vicina ai viali, riadattarne i contenitori per usi temporanei dedicandoli alla comunità. Dibattiamone pubblicamente, ma partiamo.

C’è uno spazio da conquistare per Làbas alla Staveco e per altre realtà del quartiere. Possiamo aprire un laboratorio di partecipazione o, come piace dire a noi, di ‘immaginazione civica’. Possiamo salvaguardare il prezioso patrimonio politico e sociale di Làbas, rispettandone l’autonomia e conservandone il radicamento. Perché è vero, a Bologna Làbas ha saputo generare sul campo e con onesta caparbietà una sana esperienza di cura del bene comune. Per questo, lo sgombero di martedì ci ha fatto male e, lasciatemelo dire, ha interrotto bruscamente quello che probabilmente a molti non piace: un dialogo.

Per questo sono qui, di nuovo con la stessa idea di qualche giorno fa, custodita gelosamente nonostante i calcinacci e le pietre piovute addosso, nonostante uno sgombero di cui non sapevo nulla e che continuo a considerare un grandissimo errore.

Quello che penso degli spazi e della socialità l’ho scritto ancora una volta pochi giorni fa in una lettera aperta dedicata al mio partito. ‘Dove e quando la nostra generazione ha vissuto e toccato con mano il valore dell’uguaglianza? dove la vivranno i nostri figli? Abbiamo archiviato in fretta le forme e il pensiero politico del ‘900, senza costruire risposte altrettanto valide a queste domande, come ad altre. L’umanità intera è attraversata da crisi profonde che aprono questioni di giustizia sociale e partecipazione democratica: le migrazioni, i disastri ambientali, le tecnologie e l’atomizzazione del mondo del lavoro, i conflitti per la terra e le risorse naturali. Calate a livello locale, queste non sono barzellette, ma drammi della vita quotidiana di ognuno di noi che richiamano il Partito Democratico a non subire, a non rincorrere la demagogia, il populismo, l’intolleranza. Organizzare le persone per il bene comune, farlo sul campo, difenderle quando sono violate nei loro diritti individuali e collettivi, promuovere una nuova cultura della solidarietà, della partecipazione, della mutualità è un nostro dovere. Significa redistribuire potere innanzitutto. Tutelare le persone più deboli e garantire la sicurezza usando a pieno e in modo democratico la forza delle istituzioni. Allo stesso tempo vuole dire garantire spazi al dissenso e al conflitto, alla creatività urbana e a forme di autorganizzazione che si facciano carico delle fragilità sociali, nel rispetto dei diritti e dei doveri di ogni cittadino e cittadina. Il nostro Partito non può lasciare da parte queste questioni, non può stare a guardare‘.

Coerentemente con queste parole ho agito con xm24 e con Làbas, come in altre occasioni. Magari fallirò, non sarò compreso, ma non mollerò e in cuor mio saprò di averci provato finché avrò titolo e fiducia per farlo.

In conclusione di questo post, voglio riportare qui uno stralcio di quanto mi ha scritto Giulia. Una ragazza che in queste ore mi ha inviato un lungo messaggio subito dopo gli sgomberi: ‘sono tornata a Bologna perché amo questa città più di me stessa, mi sono sempre sentita più bolognese che italiana. Per favore non distruggete tutto. Non lasciate che distruggano tutto. Siate – sii- il baluardo della cultura a Bologna. Per favore’.

Cara Giulia, ci siamo conosciuti alle feste dell’Unità poi le nostre strade si sono divise per molti anni geograficamente e politicamente. Hai ragione da vendere quando mi scrivi di una cosa che ci hanno insegnato i nostri vecchi: Bologna è fatta di gente che si riunisce spontaneamente e aiuta gli altri, gli aiuta dal basso, creando spazi, aprendo luoghi.

Ps

Leggo oggi sul Corriere di Bologna di un intervento dell’Architetto Mario Cucinella. Condivido le sue parole e il suo spirito. Ne abbiamo parlato anche recentemente e insieme ci siamo proposti di lavorare per la città in questa direzione.