Riflessioni sul Congresso del PD di Bologna

idee-mondoDove eravamo rimasti? Alcuni mesi fa alla vigilia del Congresso Nazionale del Partito Democratico ho rilasciato un’intervista. Ragionavo attorno alla difficoltà degli elettori nel distinguere il Partito Democratico dal Centrodestra, oltre alla volontà di lavorare ad un movimento civico per Bologna, in grado di coinvolgere soggetti nuovi, ‘perché – affermavo –  i confini del PD non bastano più’. Archiviato il Congresso Nazionale, diciamolo a bassa voce, erano opinioni condivise da tanti cittadini che ancora mi fermano per strada, sdoganate da molte analisi successive al naufragare della riforma elettorale in Parlamento e la sconfitta del PD alle elezioni amministrative. Per coerenza ripartirei da qui, dopo mesi di silenzio sulle vicende politiche, per avanzare alcune riflessioni questa volta dedicate al prossimo congresso del Partito Democratico di Bologna. Proposte per chi si candida e per chi parteciperà, attorno alle quali penso valga la pena ricercare la costruizione di un progetto unitario (la maggiore unità possibile) senza capri espriatori, aperto e coinvolgente, in grado di andare oltre le mozioni nazionali. Un progetto che ci impegni tutti ad una svolta radicale.

Starei sulla palla, cioè sul merito, come in questi giorni ha giustamente scritto qualcuno. Senza troppi giri di campo pongo alcune questioni (ognuna degna di maggiori approfondimenti) spero utili al dibattito.

La prima è un richiamo che riguarda le prossime elezioni del 2021 a Sindaco di Bologna. Un appuntamento senza dubbio di straordinario rilievo, verso il quale inviterei tutti a ragionare con rispetto dei cittadini e maggiore onestà intellettuale. Prima di pensare al nome e alle macchinazioni conseguenti da qui a quando sarà, sarei infatti per condividere con affetto e franchezza un punto. Alla luce dell’orizzonte politico nazionale, nessuno potrebbe affermare con certezza se e come il Partito Democratico tra quattro anni esisterà ancora; nel caso, quanto sarà competitivo anche a Bologna. Una comunità che non fosse in grado di tornare presto ad agire come tale, pensando la politica come ad un percorso collettivo e solidale, rischierebbe di perdere definitivamente quel poco che resta della casa comune. Tra noi, quindi, sgombriamo il campo dall’argomento degli accordi sottobanco per le candidature del 2021, perché in gioco non c’è il destino di uno solo ma quello di una collettività. Il punto adesso è la rigenerazione del PD, del suo gruppo dirigente, della sua comunità. Questo è il mio parere.

La seconda è una richiesta a tutti quelli che si candideranno alla guida del Partito Democratico di Bologna. Ritengo sarebbe apprezzato da tanti militanti e sostenitori sentirvi affermare che intendete sostenere e collaborare lealmente con tutte le amministrazioni comunali della città metropolitana di Bologna fino allo scadere naturale del loro mandato. Un impegno che deve riguardare il capoluogo e più in generale tutte le giunte di centrosinitra, che ogni giorno lavorano per affrontare problemi e offrire un futuro ai propri territori. Serve ricostruire una capacità di lavoro comune tra partito e amministratori, oltre ad un profilo di autonomia del partito nei confronti dell’amministrazione. Un principio giusto, quest’ultimo, che se vissuto all’interno di una comunità politica radicata e organizzata in modo democratico, rappresenterebbe un valore aggiunto e non al contrario un’autostrada per battaglie puramente personali.

Il terzo argomento che credo sia giusto toccare, da più parti sollevato, riguarda il rapporto tra politica e economia, dilungandomi maggiormente su alcune questioni che stiamo affrontando. Non solo concordo sul fatto che la politica a tutti i livelli debba essere autonoma dai mondi economici, ma ritengo sia arrivato il momento di trovare il coraggio per andare oltre. La politica per non essere subalterna deve proporre una propria visione e agire di conseguenza. Inoltre, è necessario coltivare a Bologna un maggiore pluralismo del sistema locale: nelle politiche di promozione economica, nelle società partecipate, nel rapporto tra istituzioni, partiti, economia e mondo del lavoro. Si tratta di mettere alla prova nuove competenze, profili, idee, non si può dare l’idea che si peschi sempre nello stesso bacino. Bologna è cambiata, si è aperta al mondo e se vogliamo vincere le sfide del futuro dobbiamo sentire questa urgenza. Non possiamo tardare.

Il nostro territorio ha bisogno di una forte spinta all’innovazione nel modello di politiche di sviluppo e di una visione più responsabile nel rapporto tra economia e comunità. Serve maggiore sostegno a chi compete su mercati internazionali e a chi opera nella prossimità, occorre una maggiore tutela proattiva dei diritti sociali e ambientali. Un’idea di città può fare tanto in questa direzione, ma molto di più può essere realizzato se alle spalle vivono una visione politica e un progetto elaborati e condivisi.

Nelle ultime settimane Comune e Curia di Bologna, insieme al mondo delle imprese e dei sindacati, hanno avviato un programma unico a livello nazionale. Si chiama ‘Insieme per il lavoro’ ed è la prima politica di livello metropolitano dedicata alla promozione dell’occupazione e dell’impresa in chiave circolare. In totale sono 14 milioni di euro di investimenti che da settembre fino al 2021 saranno messi in campo per creare opportunità di inserimento lavorativo, promozione della cultura tecnica e imprenditorialità. Accanto alle politiche per la casa e il welfare, questo percorso inedito di collaborazione sono sicuro indicherà la strada a livello nazionale per costruire dal basso nuove forme di sostegno alle persone in difficoltà. Parliamone.

Il Presidente Bonaccini ha recentemente annunciato la volontà della Regione di ottenere maggiore autonomia fiscale per svolgere politiche territoriali più robuste in questi settori. Bologna ha molte cose da dire a riguardo, rappresentando per la Regione una piattaforma di relazioni, infrastrutture, presidi produttivi e scientifici tra i più importanti in Italia. Bologna metropolitana è forte ma ha di fronte a sè un rischio, essere debole nel mercato globale laddove l’attrattività di capitali significa anche esporsi a forti dosi di speculazione finanziaria e non solo. Vogliamo svendere il nostro territorio, desertificarne il tessuto industriale, aprire le nostre società partecipate e le aziende private a fondi d’investimento non ben indetificati? oppure vogliamo combattere coerentemente con la storia che ci contraddistingue individuando progetti e soluzioni radicati in questa comunità, capaci di navigare in mare aperto e trattenere qui competenze e valore? Parliamone.

Infine, questa estate verrà pubblicato il primo bando per la gestione della Destinazione Turistica Metropolitana. Un bando da oltre 5 milioni di euro che accompagnerà la promozione della comunità da un milione di abitanti, un unico paesaggio culturale e naturale chiamato Bologna. La Destinazione Metropolitana cambierà il modo di pensare e raccontare la nostra terra, di curare il territorio, di valorizzarne le potenzialità. Il turismo sta già mutando il rapporto tra Bologna e il resto della Regione in molti campi. Il mondo sta venendo a Bologna e la città ha bisogno di essere riorganizzata in modo strutturale per adattarsi a questa prospettiva. Vogliamo subire questa trasformazione o esserne protagonisti? Parliamone.

Il quarto punto, conseguente al terzo, riguarda la missione fondamentale di un partito che si definisca democratico. Dove e quando la nostra generazione ha vissuto e toccato con mano il valore dell’uguaglianza? dove la vivranno i nostri figli? Abbiamo archiviato in fretta le forme e il pensiero politico del ‘900, senza costruire risposte altrettanto valide a queste domande, come ad altre. L’umanità intera è attraversata da crisi profonde che aprono questioni di giustizia sociale e partecipazione democratica: le migrazioni, i disastri ambientali, le tecnologie e l’atomizzazione del mondo del lavoro, i conflitti per la terra e le risorse naturali. Calate a livello locale, queste non sono barzellette ma drammi della vita quotidiana di oguno di noi che richiamano il Partito Democratico a non subire, a non rincorrere la demagogia, il populismo, l’intolleranza. Organizzare le persone per il bene comune, farlo sul campo, difenderle quando sono violate nei loro diritti individuali e collettivi, promuovere una nuova cultura della solidarietà, della partecipazione, della mutualità è un nostro dovere. Significa redistribuire potere innanzitutto. Tutelare le persone più deboli e garantire la sicurezza usando a pieno e in modo democratico la forza delle istituzioni. Allo stesso tempo vuole dire garantire spazi al dissenso e al conflitto, alla creatività urbana e a forme di autorganizzazione che si facciano carico delle fragilità sociali, nel rispetto dei diritti e dei doveri di ogni cittadino e cittadina. Il nostro Partito non può lasciare da parte queste questioni, non può stare a guardare.

La quinta e ultima riflessione che pongo riguarda la necessità di aprire una Costituente per Bologna. Compito del PD locale e della sua prossima segreteria penso sia quello di svolgere, con umiltà e onestà, una riflessione vera attorno alla volontà di stare nel Centrosinitra (dobbiamo) e stimolare per tempo l’apertura di un cantiere permanente da dedicare al futuro della nostra comunità. Solo così e per tempo può essere ricostruita una coalizione vera e non posticcia. Il PD può decidere se esserne parte o meno. A Lecce e a Padova, ad esempio, alle ultime elezioni amministrative sono stati premiati due progetti civici innovativi e plurali che hanno saputo mobilitare i cittadini verso una coalizione di centrosinistra. Due esperienze che ho seguito con interesse, diverse tra loro, alle quali tanti amici e compagni hanno preso parte con entusiasmo insieme a molte persone prima lontane e sfiduciate. Superiamo la bagarre tra le correnti interne e dedichiamoci anima e corpo a questo obiettivo. Serve una guida del PD con un profilo adatto a questo percorso, capace di parlare fuori e coinvolgere.

In conclusione, dobbiamo riportare l’orologio alle elezioni Regionali del 2014, quando venne a votare solo il 37,8% degli emiliani, per comprendere dove si sia allargata in modo insanabile la crepa tra i democratici e il proprio popolo. Quando in Emilia-Romagna i tuoi elettori piuttosto che votare l’alternativa, non vengono a votare, ti stanno dicendo una cosa molto chiara: il problema sei tu e sei tu che devi cambiare, devi riportare la proposta e il profilo del Partito Democratico e del Centrosinistra sul cammino caratterizzato da valori di solidarietà, di giustizia sociale, di protezione dei più deboli che nel frattempo sono aumentati. Ecco perchè serve un cambiamento, ecco perché l’impegno nella politica di tante e tanti è più che mai necessario.

Alzare la mano per dire queste cose o per costruire nuove soluzioni a queste domande non solo è possibile ma è obbligatorio. E’ responsabilità sociale prima ancora che politica. Che lo si faccia in un congresso di partito è il tentativo di riportare la politica a svolgere il suo ruolo. Nel PD di Bologna, erede del PCI e della storia dei cattolici popolari, nella città di Dozza, Zangheri, Prodi, Andreatta e Dossetti, così come di tante altre intelligenze politiche, civiche, ambientaliste, imprenditoriali, scientifiche o militanti, dobbiamo coltivare la speranza e rompere gli indugi.


One Comment on “Riflessioni sul Congresso del PD di Bologna”

  1. […] e che continuo a considerare un grandissimo errore. Quello che penso degli spazi e della socialità l’ho scritto ancora una volta pochi giorni fa in una lettera aperta dedicata al mio partito. ‘Dove e quando la nostra generazione ha vissuto e toccato con mano il valore […]


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