Home sharing manifesto e non solo

Condividere un appartamento a Bologna può essere più semplice e giusto. Il Consiglio Comunale ha approvato ieri una proposta formulata da me e dall’Assessore al bilancio Davide Conte per applicare la nuova legge nazionale sugli affitti brevi (decreto 50 del 2017) relativa ai portali internet e ai siti di intermediazione immobiliare che incassano canoni e corrispettivi. Abbiamo modificato il Regolamento comunale dedicato all’imposta di soggiorno non per introdurre una nuova tassa (5% sul prezzo della camera), ma una nuova modalità di pagamento. L’obiettivo è duplice: riscuotere la tassa direttamente attraverso i portali, ridurre le incombenze per chi condivide un appartamento come attività non professionale e voglia essere in regola, come più volte richiesto da tante cittadine e cittadini bolognesi che svolgono questa attività. Il dispositivo entrerà effettivamente in funzione non appena i portali avranno adattato i propri siti per riscuotere la tassa, un passo che sono tenuti a compiere per legge (ad oggi AirBnB si rifiuta di riconoscere la legge italiana). A settembre è nostra intenzione promuovere gruppo di lavoro con i cittadini e le comunità che condividono le proprie case attraverso questa forma di hosting per sottoscrivere, a partire da Bologna, un manifesto dell’home sharing che ne riconosca i diritti e i doveri, promuovendo le buone pratiche.

Le grandi società multinazionali propietarie dei portali di home sharing sono oggi di fronte ad un bivio: intraprendere una relazione con i propri utenti unicamente in chiave di marketing oppure predisporre un reale coinvolgimento, resituendo valore a loro e alle comunità dove vivono. L’hanno chiamata economia della condivisione ma in realtà, finchè questi imprese di capitale continueranno a ignorare le legislazioni nazionali o comunitarie e a non riparare alle esternalità negative che producono verso persone e territori, di realmente condiviso rimarrà ben poco. Vale per i propietari di case, per gli autisti di Uber, così come per gli utenti di facebook, questi portatli condividono e fanno profitti grazie a qualcosa che noi individualmente mettiamo a disposizione, a volte gratuitamente a volte facendoci pagare ma a scapito del rispetto di diritti individuali, sociali, ambientali.

Nel caso dell’home sharing, ad esempio, non sono poche le città a livello globale che hanno accusato il dumping provocato dalla crescita esponenziale di Airbnb a discapito della disponibilità di case in affitto a basso costo per le famiglie. Così come, al di là del conflitto con i tassisti sul fronte della concorrenza, è del tutto evidente quanto una piattaforma come Uber si basi sullo sfruttamento del lavoro non tutelato, parcellizzato e a basso costo. Un bene per i consumatori nel breve periodo, un male peri lavoratori nel megio-lungo periodo, peccato che consumatori e lavoratori alla fine siamo sempre noi siamo. A ben guardare, lo stesso vale per aziende come Facebook o Google alle quali regaliamo letteralmente il nostro patrimonio di relazioni sociali, private, nonchè di immagini, permettendo profitti milionari, oltre che la creazione della più grande banca dati del mondo.

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Stando su Bologna e sull’home sharing, la nostra intenzione è di creare un percorso di coinvolgimento dal basso per definire regole nuove e protagonismo attorno al fenomeno dell’economia collaborativa. Crediamo nella necessità di una nuova soggettività delle comunità e degli individui, anche promuovendo progetti e imprese locali in grado di mantenere legata l’economia collaborativa ai territori restituendo valore.

Si apre una nuova stagione di attivismo e politiche. Sono sicuro ne parleremo ancora a lungo. E’ una questione prima di tutto democratica.

Ps
Nel mio ufficio ho appeso un nuovo poster, dedicato alla mostra di Adam Harvey ‘Think Privacy’. In parte provocazione, in parte educazione, Think Privacy è stata una campagna lunga un anno, lanciata nel 2016 a partire dal New Museum di New York per accrescere la consapevolezza attorno alle questioni emergenti in un’epoca di entusiasmo verso internet e i dati.



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