Vivere in centro storico: una questione di redditi, casa e consumi

pr1955grandeTra le sfide dei prossimi anni, per Bologna, c’è anche quella dello ‘spopolamento’ del centro storico. Un fenomeno che colpisce molte grandi città, in Italia e nel mondo. Un argometo importante che tocca corde sociali e urbanistiche, economiche e politiche. In altre parole, l’idea di città che abbiamo ma soprattutto che siamo in grado di affermare. Nel gioco dobbiamo tenere presenti molteplici aspetti, non solamente ciò che emerge in superficie e che siamo abituati a notare come il turismo che cresce, le tag sui muri, piccoli fenomeni d’abusivismo. Ci sono forze più efficaci che spingono alla trasformazione e quasi tutte puntano dritto sulle condizioni di vita, di reddito e di opportunità delle persone. Fenomeni non nuovi ma aplificati dall’avvento della cosiddetta sharing economy, che ha già prodotto mutamenti nei rapporti di lavoro, nei valori immobiliari, negli stili di vita. Oppure l’onda lunga di decisioni urbanistiche che vengono da lontano, che a Bologna hanno congelato il centro storico e i quartieri a favore di uno sviluppo dell’edilizia residenziale nei comuni dell’area metropolitana. Non è usuale di questi tempi riuscire a dibattere attorno a temi d’interesse pubblico mettendo da parte ideologie e strumentalizzazioni. Ecco perchè mi ha fatto piacere che diverse testate abbiano ripreso (inaspettatamente) l’intervento che ho svolto nell’ultima seduta di Question time ad una domanda della Consigliera Comunale Simona Lembi (Pd) e che di seguito ripropongo. Una riflessione che in parte avevo già svolto e che sarà alla base di alcune nostre prossime scelte di regolamentazione e programmazione.

La domanda di Simona Lembi era relativa ai dati sul mercato del lavoro pubblicati recentemente dal Comune e presentati in conferenza stampa dal Sindaco. Elementi ben raccontati anche da Gianluigi Bovini in questi mesi, sulle pagine del la Repubblica di Bologna in una rubrica fissa dedicata ai numeri e ai cambiamenti demografici della città. Riflettere a partire dai dati, infatti, aiuta a liberarci da alcune narrazioni e inerzie rispetto a tante questioni, riportando al compito più importante per chi amministra (dopo l’ascolto dei cittadini): quello di generare politiche buone per la comunità a partire dallo studio della realtà e degli scenari futuri. Per questo ho colto l’occasione per parlare della vita in centro storico, di casa, di redditi, di consumi e non solo ‘movida sì – movida no’.

Se guardiamo complessivamente i dati legati al reddito e al lavoro, vediamo che Bologna è una città in crescita a livello nazionale, prima in Italia per occupazione femminile. Rimane però una forte mancanza di percezione diffusa di quelle che sono le reali fragilità della nostra comunità. Sono cambiate e probabilmente ai più sconosciute (attorno a questo abbiamo attivato le iniziate del progetto ‘Insieme per il lavoro’). A questo tema si sommano le questioni relative alla cosidetta oblsolescenza urbana, per dirla come si mangia, il suo consumo e impoverimento economico e sociale.

Come mantenere un centro storico vivibile, a vocazione residenziale E ridurre le diseguaglianze?

Abbiamo 50.000 residenti, molte case popolari, il campus universitario principale e un tema reddituale. In gioco c’è la possibilità di avere case in affitto per le famiglie, per i ceti medi o medio bassi, il rapporto con i giovani studenti, con i lavoratori dei settori più innovativi e cognitivi, l’accesso ai servizi.

Per affrontare tutto ciò a mio avviso servono alcune scelte metropolitane e un piano di gestione del centro storico (anche se non è un centro storico riconosciuto dall’UNESCO). Non più un’espansione della città verso l’area metropolitana e infrastrutture che innescano nuovo consumo di suolo, ma la densità all’interno del capoluogo (recupero aree militari e industriali dismesse). In altri termini: famiglie e ceti medi e medio bassi che trovano case all’interno del tessuto urbano a prezzi accessibili, con servizi di vicinato e servizi pubblici ben distribuiti. Per fare ciò occorre aprire un nuovo dibattito pubblico e avviare un cantiere di lavoro politico con soluzioni in parte immediate per le problemtiche più urgenti (degrado, sicurezza, rumore, spaccio), in parte di medio lungo; per citarne alcune: casa, commercio di vicinato e servizi, spazi per la cultura e il diverimento accessibili h24, regolamentazione della sharing economy e del turismo.

Alcune settimane fa sono intervenuto in Comissione Attività Produttive aprendo questo percorso di riflessione: https://matteolepore.it/2017/04/02/cosa-consuma-il-centro-storico-di-bologna/, che credo sia rilevante e non ascrivibile all’ordinario. Parliamone per decidere e dare un futuro alla nostra città.

 

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