Le parole di Carla

indexPubblico sul blog l’intervento di Carla, storica iscritta del Circolo PD San Rufillo a Bologna. In questo Congresso, per la prima volta dopo oltre cinquanta anni di militanza, ha deciso di non dire quale candidato alla segreteria avrebbe sostenuto pur partecipando al voto e rimanendo iscritta. Carla ha messo per iscritto le sue ragioni e sabato mattina si è presentata al Congresso del circolo per leggerle. La sua voce tremava, tanto che si è dovuta sedere per svolgere il suo intervento. Le parole di Carla prima di tutto vanno lette per questo, per la passione e la sofferenza che le hanno prodotte, per l’appello che lancia. Ci ricordano quello che i nostri padri costituenti hanno scritto nell’articolo 49 della Carta Costituzionale, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale e dopo la lotta di liberazione nazionale: ‘tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale’. Le parole di Carla sono una lezione per tutti noi che ci spendiamo ogni giorni in quella causa così bistrattata che si chiama Politica, per i politologi e i commentatori, ma soprattutto per i cinici e i tanti ‘ladri di senso’ che avvelenano il nostro tempo. Un monito per chi si accontenta delle sale vuote nei processi di partecipazione.

La morte della politica è ormai diventata un problema sociale. In particolare la sua incapacità di organizzare le persone per il bene comune. Guardiamo alle cose che succedono nel mondo. Mi preoccupa soprattutto il fatto che da quando la politica è morta i politici sono tornati ad essere quelli che inseguono la paura e urlano più forte, invece che risolvere i conflitti e costruire le condizioni per una nuova speranza. Dai campi profughi di Beirut, alle fabbriche del Wisconsin, dai villaggi del nord Inghilterra pro Brexit, ai quartieri delle città italiane, è il pensiero ‘democrazia uguale riscatto’ ad avere perso di credibilità. Per il cambiamento si guarda altrove, alle armi, ai muri, alla segregazione. Il voto ai ‘democratici’ perde di significato per la vita reale delle persone. La storia ci insegna che sono questi i momenti nei quali non è il popolo a prevalere, ma la dittatura di chi ha già potere. Certo, sono i ‘democratici del passato’ ad averla affossata con le loro lobby e la loro corruzione, ma la politica deve rinascere! Quelli che parlavano di un 99% calpestati da un 1% avevano ragione, ma quale alternativa abbiamo saputo costruire per cambiare questo stato di cose?! Se abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli, dobbiamo tramutare tutta la nostra rabbia, la nostra paura e la nostra frustrazione in un impegno nuovo per il bene comune. Io sono convinto che questa sia la direzione, anche se ancora non abbiamo capito come. Non ci sono correnti o mozioni che possono rispondere a queste domande, ma solo il nostro coraggio di riprendere il cammino. ‘Le parole di Carla’ non possono essere derubricate ancora una volta perchè rappresentano il pensiero di tanti nascosti nel silenzio.

Le parole di Carla

Cari compagni e amici, buongiorno,

il mio intervento non è a sostegno di nessuno dei tre candidati. Voi  sapete come,  io, in tutti questi anni, abbia fatto volontariato per questo Partito, mettendoci sempre la faccia e qualcosa di più. Ma questa volta, mi sono rifiutata di farlo. Questa mia decisione, non nasce così a caso, nasce dal malessere che questo Partito ha creato nella base.

1°  Nei Circoli non si discute più. Non si fa più alcuna iniziativa per parlare dei problemi che riguardano la vita civile della gente, che riguardano le nuove generazioni, che riguardano i problemi del lavoro, ecc.

Il PD non è più un partito inclusivo: mi spiego meglio, è un partito di correnti che parlano ognuna per conto suo, senza mai confrontarsi fra di loro, per poi poter pianificare la politica da fare verso l’opinione pubblica, anche a sostegno delle scelte di governo. Ritengo anche, che sia ora di rivedere  le regole. Non mi sembra, che le attuali regole invitino alla unità del partito. Come possiamo pensare, che dopo questo congresso (che chiamare  questo congresso con partecipazione della base, mi sembra un eufemismo) non ci siano più divisioni ? Già ci sono 3 candidati ed ognuno va per conto suo, i vari gruppi che appoggiano i candidati, non si parlano. Facevano così prima, continueranno a fare così. Per questo io non mi schiero con nessuno, io voterò, so benissimo per chi voterò, ma non lo dico ne ora e ne dopo. Sapete perché? Perché io voglio poter parlare con tutti. Il mio pensiero è aperto a tutti e non vorrei più trovarmi nelle condizioni che se nel circolo si fa una iniziativa ed invito degli iscritti (addirittura persone che facevano parte del direttivo del circolo) sentirmi dire “mi spiace, ma io non vengo perché non sono d’accordo con il personaggio che fa l’iniziativa”.  Voi capite che fare volontariato in queste condizioni è estremamente difficile. Ai banchetti partecipano solo se la loro area è interessata. Io e mio marito abbiamo cercato in questi anni di tenere vivo il circolo almeno nella gestione, ma c’è molta indifferenza. Secondo me, il circolo di base deve avere una sua vita politica di collegamento con i cittadini. Non può essere lasciato allo sbaraglio.

Coloro che hanno rinnovato la tessera del PD, sono disorientati ed arrabbiati per tutto ciò che è accaduto in questi ultimi mesi. Perché non c’è stato un coinvolgimento della base politica del partito. Sono state fatte scelte dall’alto. E le scelte fatte dall’alto, senza l’impegno politico di base, con iniziative in merito per far capire meglio, alla popolazione, la loro utilità, si rischia di creare scontento e confusione. Di quanto ho detto, ne ho avuto una conferma dalle telefonate che ho fatto, nell’ultima decade di febbraio,  a tutti coloro che ancora non avevano rinnovato la tessera, invitandoli a farlo entro il 28 di febbraio, per poter avere il diritto a partecipare al congresso. Alcuni hanno aderito con perplessità, ma la maggioranza non lo ha fatto. Vorrei sottolineare che alla fondazione del PD nel 2008 questo circolo segnò oltre 2400 adesioni  per il 2016 sono 263.

Occorreva, secondo me, fare una attenta analisi del voto referendario. Perché la maggioranza della popolazione non ha capito il perché si votava. Non era un voto per il governo. Era un voto per snellire il nostro sistema costituzionale. Invece è diventato un giudizio sul governo.  Perché le disuguaglianze sono aumentate,  la disoccupazione giovanile, pur con un lieve miglioramento, è ancora altissima, gli investimenti sono ancora scarsi, il governo ha fatto alcune scelte in questa direzione ma non sono state recepite. Ma bisognerebbe anche dire, che sarebbe ora che quel 10% che detiene il capitale, cominciasse ad investire per aumentare il lavoro, invece di chiedere sempre ulteriori detrazioni di carattere fiscale e contributivo.

Ritornando all’analisi, se fosse stata fatta, avrebbe permesso al partito di arrivare al congresso con un piano politico più organico, con un progetto  per il futuro più definito  e chiaro, sia per il paese che per la politica da fare in Europa.

La mia storia politica vien dal PCI e premetto che non mi è piaciuto il modo di ridicolizzare la bandiera rossa. Vorrei ricordare che se oggi viviamo in un regime democratico è anche grazie alle battaglie politiche che si sono fatte in Italia con la bandiera rossa. E non mi sento per niente una reduce. Sono una donna che si è sempre battuta per affermare i diritti per tutti, la giustizia, la libertà e la pace nel mondo. E vorrei un po’ più di rispetto.  Fino a prova contraria la bandiera del PD à composta da tre colori – verde per la repubblica – bianca per il cattolici progressisti – rossa per comunisti italiani – il ramoscello di ulivo per la pace nel mondo.

Comunque, nonostante la mia amarezza, sono del PD, voterò un candidato, se la scelta che farò sarà condivisa dalla maggioranza, ne sono contenta. Se non sarà così mi adeguerò come sempre, battendomi all’interno del partito per affermare il mio pensiero. Vorrei che queste mie riflessioni fossero allegate ad ogni mozione.

Grazie.

Carla Mazzetti

Circolo PD San Ruffillo Bologna, 1 aprile 2017.


One Comment on “Le parole di Carla”

  1. Nicolino Civitella ha detto:

    Condivido appieno le riflessioni di Carla, dettate, peraltro, da una passione che rimanda profumi ancora freschi di storia e la cui intensità ancora riscalda le menti e i cuori. Esse sono sostanzialmente riconducibili a due aspetti fondamentali per la vita di un partito: 1. quello di promuovere al massimo la partecipazione attiva della base sui temi più stringenti che concorrono a delineare la politica del partito medesimo; 2. quello di favorire, all’interno delle strutture, una circolazione orizzontale delle idee, ossia una circolazione che, garantendo la legittimità dei diversi punti di vista, eviti da un lato la deleteria creazione di compartimenti stagno (al momento largamente riscontrabili, come denuncia con sofferenza la nostra Carla), e dall’altro rimanga sempre aperta alla opportunità di sintesi feconde.
    Riguardo a questo secondo aspetto, solo una miope e ingiustificabile acredine può dettare condotte non convergenti. Per evitarle basterebbe semplicemente rendersene conto.
    Sul primo, invece, quello della partecipazione, credo che le questioni da porre siano molto più complicate e per nulla riconducibili alla sfera delle reazioni di natura psicologica. Quel primo punto, infatti, chiama in causa, secondo il mio punto di vista, le profonde trasformazioni che stanno investendo la nostra vita sociale indotte sia dalla globalizzazione sia dalle nuove tecnologie. Entrambi questi fattori stanno demolendo sotto i nostri occhi quel mondo stabile che ci offriva orizzonti di certezza e che ormai sta ahimè scivolando alle nostre spalle.
    In questo contesto i tradizionali legami che si costituivano nel mondo del lavoro, sulla base di convergenti interessi materiali direttamente percepibili, e che davano luogo alla costituzione di un soggetto sociale ben strutturato e capace di porsi come portatore di istanze che radicavano saldamente la propria rappresentanza politica, ebbene quei legami si stanno dissolvendo. E la disaffezione alla politica, con la conseguente ridotta partecipazione alla vita di partito, va oggi parallela a tale dissolvimento. Questo è un tema di fondo. E oggi la cultura politica e un partito di sinistra dovrebbero porlo, prima di ogni altra cosa, al centro della propria riflessione per i molteplici risvolti che esso implica (non ultimo il crescente accentuarsi della deresponsabilizzazione dell’individuo come soggetto sociale). Solo a partire da queste fondamenta è possibile porre argini alla crescente disaffezione alla politica e riattivare i canali della partecipazione.
    Nicolino Civitella


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