Intervista sul PD, il Congresso e le Primarie per Orlando

Domenica, Andrea Orlando è stato chiaro dalla pagine de Il Messaggero: “Dobbiamo concentarci su un programma di uguaglianza e di forte redistribuzione del reddito. Questo è l’asse attorno a cui costruire le alleanze. Non possiamo più allearci con pezzi di destra”. L’elettorato deve percepire l’identità e il posizionamento politico del PD, in questa fase storica nella quale tanti cittadini italiani faticano a comprenderlo (o vogliamo fare finta di nulla?). Questo è anche il punto politico che ho posto con chiarezza nella mia intervista al Corriere di Bologna uscita domenica scorsa e che pubblico in questo post (i titoli dei giornali non si scelgono e un titolo gridato non cambia i contenuti). Penso di avere espresso una posizione legittima e di non avere fatto altro che sottolineare la percezione di tanti elettori delusi, non solo del Pd. Come ho detto, sono iscritto al Pd e continuerò a rimanere tale, impegnandomi affinché in questo congresso ci si confronti con lealtà sul merito e su posizioni politiche. Mi auguro che alle primarie del 30 aprile prossimo vengano in tanti e tante. Non dobbiamo bastare a noi stessi, infatti, ma convincere che dentro al nostro partito le posizioni politiche possono essere plurali, che c’e’ possibilità di dire quello che si pensa e di fare battaglie per il posizionamento politico del partito, in altre parole: un congresso vero.

INTERVISTA di Olivio Romanini 

BOLOGNA — «In questo momento per gli elettori votare Pd è come votare il centrodestra di Berlusconi e Salvini, si fa fatica a vedere le differenze». Matteo Lepore, per molti il capitan futuro della politica bolognese e destinato a succedere a Merola aveva detto che non avrebbe più parlato di politica ma evidentemente ha cambiato idea. Dice che non si candiderà a sindaco («non sarò della partita ») ma è difficile prenderlo in parola perché spiega anche che vuole costruire un movimento civico «perché i confini del Pd non bastano più».

Lei ha deciso di sostenere la candidatura di Andrea Orlando al congresso del Pd e di mollare Matteo Renzi. Con quali motivazioni?
«Perché incontrando migliaia di persone in campagna elettorale ho capito come i problemi sociali siano una priorità assoluta, l’assenza della politica stessa è diventata un problema sociale. Qui non stiamo più parlando degli ultimi, è il 90% della popolazione che si sente esclusa e che fatica ad andare a votare».

E Renzi l’ha delusa su questo?
«Io credo che il progetto iniziale sia stato tradito. Bisogna tornare tra la gente, in questo momento gli elettori fanno fatica a distinguere il Pd dal centrodestra, sia quello di Berlusconi che quello di Salvini, si fa fatica a vedere le differenze. Questo malessere è sfociato nel voto del referendum costituzionale e questo è il vero motivo per cui i Cinque Stelle, nonostante quello che succede a Roma, non perdono molti consensi».

E con Andrea Orlando cambierà tutto?
«Con il ritorno al proporzionale non sceglieremo il candidato premier, io credo che ci sia bisogno di ricreare le condizioni per un centrosinistra unito che possa governare il Paese. Penso che Orlando abbia maggiori probabilità di dialogare con il movimento di Pisapia e di unire diversi soggetti. Temo che un Pd a guida Renzi resti minoritario ed isolato».

Lei usa parole molto forti nei confronti del suo partito guidato da Renzi. Viene da immaginare, tirando le fila del suo ragionamento, che se come dicono i sondaggi Renzi vincerà ancora lei lascerà il Pd?
«No, non lo lascerò. Spero che ci possano essere punti di vista differenti. Avevo detto che non avrei più parlato di politica ma ho sentito il bisogno di dire la mia in questa fase e prima di questo congresso perché penso che sia finita l’epoca dell’uomo solo al comando e perché il Pd è l’ultimo baluardo per il rilancio di un’idea progressista ed inclusiva ».

Eppure lei sembra quasi avere un piede fuori dal Pd. «Queste cose le dico oggi ma fanno parte di un percorso. Io ho rivendicato autonomia dal mio partito sul referendum delle trivelle e anche sul Jobs Act. Io in campagna elettorale sono stato in giro a firmare per i referendum della Cgil, ed è stata una bella esperienza, sono stato nelle fabbriche e in piazza, il problema è che io ero solo e che con me c’erano solo i Cinque Stelle, il problema è che in certi luoghi non ci andiamo più».

Ammetterà che avendo votato il Jobs Act in Parlamento era un po’ difficile poi per il Pd andare nelle fabbriche a fare campagna contro la legge. In ogni caso, lei nell’ordine ha scelto Bersani, Renzi e ora Orlando, esattamente come il sindaco Merola. È lei che fa cambiare idea a lui o viceversa?
«Ci confrontiamo spesso io e Virginio e tutti e due pensiamo che Bologna venga prima del partito e pensiamo anche che ci sia l’esigenza di un impegno più civico».

Che fine ha fatto la rete di associazioni, persone e comitati che hanno accompagnato la sua campagna elettorale? «Con queste persone voglio creare un movimento civico per la città che sta nel centrosinistra ma che riesce a coinvolgere nuovi soggetti sociali, perché credo che i confini del Pd non bastino più».

È ancora un po’ presto ma un movimento civico sembra una buona arma per candidarsi a sindaco alle elezioni comunali tra quattro anni. Lei si candiderà per il dopo Merola?
«Io spero che dopo dieci anni di lavoro da assessore possa essere ricordato per il buon lavoro che ho fatto. Non credo che sarò della partita del 2021».

E pensare che tutti scommettono in una sfida alle primarie tra lei e Irene Priolo per il dopo Merola a Palazzo d’Accursio?«Chi accredita questo scenario ha in realtà paura della collaborazione tra me e Irene».



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