Un laboratorio per l’immaginazione in Piazza Maggiore

sketch

Giovedì, presso l’Auditorium Enzo Biagi di Salaborsa, si è tenuta la Conferenza internazionale “Un laboratorio aperto per l’immaginazione in piazza Maggiore”. Un appuntamento per presentare il progetto promosso dal Comune di Bologna e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna con 3 milioni di euro. L’evento è stato organizzato da Urban Center e Università di Bologna, insieme a Fondazione Cineteca e Sala Borsa, partner del progetto. A marzo 2016 in occasione del trigesimo della morte di Umberto Eco, il Sindaco aveva annunciato l’apertura di un ‘Centro per l’innovazione delle modalità e dei modelli di fruizione dei contenuti e dei beni culturali’ per dare seguito all’idea originaria del professore che aveva pensato alla realizzazione di un ‘Portico Telematico’ in Sala Borsa a fine anni ’90. Allora Internet era agli esordi, oggi la Biblioteca ospita una piazza coperta a lui intitolata. A partire da questi spazi, Bologna si doterà di uno dei luoghi collaborativi più grandi d’Europa in Piazza Maggiore, tra Sala Borsa, Urban Center Bologna, Palazzo d’Accursio e nei sottopassi che si collegano al futuro cinema Modernissimo (di cui qui avevo già parlato).

Come progettare un laboratorio aperto dedicato ai cittadini e alla collaborazione civica? Quali tecnologie mettere a disposizione? Come coinvolgere imprese, giovani e popolazioni deboli?

L’obiettivo è creare un laboratorio aperto per immaginare nuovi modelli di collaborazione, aumentare le relazioni tra il crescente flusso di cittadini, turisti e il patrimonio storico pubblico e dare impulso a tutti gli spazi culturali e creativi. Uno spazio dove accedere in modo innovativo a dati e tecnologie, dove formare i giovani alle nuove competenze, adattabile a seconda dei contesti e dei bisogni, a servizio dei cittadini, delle scuole e delle imprese. La prima sfida del laboratorio aperto sarà la sperimentazione di applicazioni tecnologiche alla fruizione di beni e contenuti culturali, ma è qualcosa di più. In questo mandato ci siamo dati come priorità la vivibilità dei quartieri bolognesi a partire dalla cura dei beni comuni.

Dalla collaborazione e partecipazione dei cittadini verso i quali l’Amministrazione deve offrire strumenti, competenze, spazi e informazioni. Una strategia che iniziamo a comporre e descrivere in questo documento chiamato ‘Piano per l’innovazione urbana http://www.comune.bologna.it/pianoinnovazioneurbana/’, ma che poggia su un assunto fondamentale: non ci può essere reale partecipazione democratica se chi amministra non è disponibile a ‘cedere potere’, redistribuire le opportunità, lavorare costantemente per il dialogo e la condivisione. Io la penso così e lavoro per questo. Non è facile, non tutti sono d’accordo.

img_8104

Il tutto è iniziato 5 anni fa con l’avvio dei TDays quando migliaia di persone si sono riversata nelle strade e nelle piazze pedonali. Da allora internet ha iniziato a riempirsi di un nuovo racconto di Bologna, composto dalle foto e dai commenti dei visitatori, tanti stranieri. E così ci siamo interrogati sul potenziale di questo enorme partimonio di contenuti e sulle tante occasioni che questo distretto offre. Dal potenziale dei musei ai momenti aggregativi come il Cinema in Piazza. Quali tecnologie, quali applicazioni, quali servizi, quali progetti imprenditoriali possono nascere da questo connubio inedito e straordinario? Il laboratorio ce lo dirà, grazie anche al coinvolgimento di Università e imprese. Tutto ciò ci servirà anche per ripensare il nostro modo di organizzare il sistema museale e culturale nel suo complesso, a partire dai modelli di fruizione e produzione, così come ci ha ricordato ieri l’Assessore alla Cultura Bruna Gambarelli.

La conferenza internazionale ha visto la partecipazione di esperti che si sono confrontati su attrattività culturale, rigenerazione urbana, processi collaborativi, indicatori chiave e sostenibilità economica di queste politiche, attraverso esperienze nazionali e internazionali, per stimolare riflessioni di replicabilità sul territorio bolognese. In apertura abbiamo raccontato le tappe di questo percorso che ci vedrà utilizzare le risorse regionali ed eruope (FESR Asse 6) per ristrutturare e rendere più accessibili gli spazi indicati, fornirli di tecnologie e arredi, oltre che sostenere la gestione per i primi 3 anni. L’Amministrazione si impegna poi a mantenere aperto il laboratorio per complessivi 7 anni. Le attività e i lavori partiranno parallelamente già nel 2017. I cantieri avranno la durata di un anno mentre il laboratorio inizierà nei prossimi mesi. Fondamentale sarà la collaborazione con l’Università con la quale condividiamo un progetto gemello sulla Zona Universitaria chiamato ROCK e finanziato dalla Comunità Europea con due milioni e mezzo di euro.

Il layout degli spazi e i flussi del Laboratorio aperto.

flussi1



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...