Al fianco di Michele il fotografo

indexQuando ti spaccano la vetrina, entrano nel tuo negozio e ti rubano tutto è problema per tanti non solo per te. A Bologna la comunità, le persone, le istituzioni devono rispondere e starti vicino. Nessuno deve rimanere solo, sentirsi ‘mollato’. E’ quanto è accaduto a Michele in Bolognina come a tanti altri.  E’ lui che ci ha chiesto di reagire. E noi abbiamo risposto, mettendo da parte le nostre divisioni. Per questo, stamattina insieme a Manes Bernardini e Daniele Ara ci siamo ritrovati nel suo negozio per lanciare un’inizativa di solidarietà e raccolta fondi per le strade della Bolognina a partire da via Zampieri. La via dove alcune settimane fa il fotografo Michele Bettini ha subito un grave danno. Ora vogliamo chiamiare a raccolta tutti quelli che vogliono dare una mano e ritrovarci in un’iniziativa di raccolta fondi insieme a febbraio, per poi proseguire. Tutto il ricavato sarà devoluto a progetti per le strade e il commercio di vicinato della zona. Bologna è viva e ha tante potenzialità dalle quali ripartire. Anche la nostra rabbia, il nostro impegno, il nostro orgoglio. Nei prossimi giorni renderemo nota la data dell’iniziativa e le modalità di adesione.

A seguito della nostra proposta sono stati pubblicati alcuni articoli sui giornali e servizi televisivi tra i quali questo servizio di ETV https://www.facebook.com/etvrete7/videos/1326645100740624/?pnref=story

Costruire la bellezza (Il corriere di Bologna 29/12/2016)
di Marco Marozzi
I soldi adesso ci sono. Bologna deve costruire, bene e velocemente, la sua Piccola Bellezza. Unire le periferie che circolano non solo ai suoi margini: raccontano le difficoltà diffuse del vivere in comunità e insieme le possibilità, le volontà da cogliere. 158 milioni ottenuti dal governo non sono (solo) denari da investire, sono coscienze collettive da sollevare. Per creare «frammenti di città felici». Lo diceva Italo Calvino, lo ha ripreso Renzo Piano; lo sentono donne e uomini nella loro quotidiana ricerca di vite e luoghi migliori. Per la prima volta, con un investimento di tali dimensioni, si inietta sangue nella Città Metropolitana, un organismo che alla gente comune è suonato invenzione politicoburocratica. Si ragiona di un corpo unico. C’è da superare una situazione a macchia di leopardo, dentro e fuori le metaforiche mura. Periferie non sono distese uniche, ma spesso enclave di degrado disseminato. L’orrido parcheggio del Giuruolo è un chilometro più vicino al centro del Parco dei Giardini, insediamento di ceto medio. Alla Barca le case popolari dividono chi le ha acquistate e ristrutturate dagli affittuari immigrati della porta accanto. Periferia è convivenza forzata che va tramutata in occasione di nuova vita. È la sfida a cui, al di là delle convenienze politiche (prendere le distanze da padre-padrone Merola, distinguersi da un centrodestra esangue), speriamo si dedichino davvero l’assessore Matteo Lepore e l’oppositore Manes Bernardini nel progetto lanciato insieme ieri per la Bolognina. Ricerca di pensieri comuni, al di là di solidarietà pro-immigrati o di sbandieramenti pro-sicurezza, entrambi paralizzanti. Lavoro duro, quotidiano, collettivo, investimento produttivo: questo sono le periferie. Buchi neri da riempire. Il Giuriolo se diventa veramente un luogo per il restauro cinematografico, con capacità e assunzioni ad hoc, può essere un segnale anche per altre terre di nessuno, come le palestre Pizzoli, verso Zanardi, dove il Nettuno trovò rifugio dai bombardamenti, ora entrate nel piano finanziato da risorse europee. Bar, locali, come in via Serra, centri sociali, associazioni volontarie hanno creato piccole bellezze dal degrado, n compito — ben oltre una assessora allo scopo — è ricomporre una città. Le cancrene devono diventare volano. Senza illusioni, da quanti secoli al Pilastro aspettano una caserma dei carabinieri? Indirizzando i privati con scelte urbanistiche, culturali, sociali. È fertilizzazione, è lavoro di comunità. Ora finalmente con i soldi a disposizione.

…e questo scambio di vedute con Luca Bottura sul Corriere di Bologna

Lepore contro Lepore – Figurine di Luca Bottura
(Il corriere di Bologna 29/12/2016)

L’assessore Lepore parteciperà a una raccolta fondi contro l’assessore . Ho aspettato 48 ore per vedere se la notizia veniva smentita, invece è proprio così. I fatti: giorni Ja in Boiognina ignoti /orzano to saracinesca di un fotografo e rubano materiale per 5.000 euro. I’ evento contrasta con la narrazione da j piccola Versailles che il Comune fa della zona, ma mica significa che siamo precipitati in Colombia. Certo, la Boiognina è sporca (Íåãà pulisce poco e negli orari sbagliati), sconta un controllo del territorio piuttosto casuale (la presenza delle forze dell’ordine è più che sporadica), azzoppata da imponenti errori urbanistici (tutto il complesso della stazione), gol imparabili (la trilogia Navile), istoriata da incompiute di ogni genere (il tunnel di via Gobettì), i cui muri grondano minacce e rivendicazioni sociali ad minchiam (ma il Comune ha tolto fondi a chi cancellava). Però il punto è che se qualcuno viola un negozio in pieno giorno e nessuno da l’allarme, siamo tutti un po’ compiici. Ed è un peccato, perché se qualcosa tiene unito il vecchio quartiere operaio rimasto senza operai è un tessuto fatto di solidarietà, di associazioni, di persone comuni che rendono più accettabile tutto ciò che non funziona, le piccole violenze diffuse, lo spaccio pervasive che stritola i negozi di vicinato perché la gente preferisce andare alla Coop e passa la paura. Cosa farebbe un politico vecchio stile di fronte a un’escalation del genere? Si rivolgerebbe a loro, ai cittadini della Boiognina, serrando le file: è vero — direbbe, o scriverebbe sui social — non stiamo facendo abbastanza. Però faremo questo, questo e quest’altro. E non faremo quest’altro ancora perché purtroppo non ci sono soldi, ma stanno arrivando. Ci lavoriamo. Nel frattempo non abbiate paura a denunciare, a segnalare. Magari quel politico vecchio stile convocherebbe pure qualche signore in divisa e direbbe, m conferenza stampa, che lo Stato c’è. Che non possiamo e non dobbiamo diventare omertosi. Lancerebbe campagne per saldare il tessuto sociale di cui sopra. Cos’ha fatto? Ha aderito con entusiasmo a una cena convocata dal suo oppositore Manes Bernardini per raccogliere fondi contro il degrado in Boiognina e forse (forse) per ripagare il danno al fotografo. A febbraio. Ora, a parte che con una cena si raccolgono i fondi per ricomprargli un cavalietto su Amazon, ma è l’operazione che gronda surrealtà. Due uomini delle istituzioni (uno che governa, l’altro che deve tentare di condizionarlo) impegnati a veicolare una sorta di elemosina civile verso un tizio per il cui bene dovrebbero e potrebbero operare concretamente. Voglio dire: è possibile, talvolta auspicabile, che i comitati — alcuni dei quali rappresentano la malattia senile della democrazia, ma non sempre — si sbattano per arrivare dove le istituzioni arrancano. Anche per colpe non loro. Ma che lo faccia la politica vera, di fatto in polemica con se stessa, è roba da braccia che cascano. E ho detto braccia. Credo che lo sappia anche il presidente del Quartiere, Ara, uno che si sporca le mani tutti i giorni per rendere la Bolognina un posto migliore. E non meritava di essere confuso nella goffa rimpatriata di Lepore e Bernardini, che chiedono a chi paga le tasse uno sforzo ulteriore, in soldoni, per ovviare a magagne che dipendono (anche) da loro. Un po’ come se durante un volo intercontinentale uscisse dalla cabina un tizio vestito da pilota chiedendo se qualcuno dei passeggeri sa guidare quel bestione. Magari per una piccola mancia.

La risposta di Lepore e Ara

Caro Bottura, ci fa piacere la sua voglia di contribuire a tenere alta l’attenzione sulla Bolognina. Qui la città vive una trasformazione importante. Una zona dove vivono circa trentamila persone, un quartiere in continua ebollizione, accompagnato da fragilità, conflitti e insicurezze ma anche da un’idea di Bologna futura. In questi ultimi anni, un fatto che accade in Bolognina viene amplificato e spesso diventa palestra di discussione della città e della politica. Ebbene, proprio per favorire una discussione diversa, sottraendo il tema sicurezza dal teatrino quotidiano, un assessore comunale, un consigliere di opposizione e il presidente del Quartiere hanno condiviso un messaggio a partire da un’iniziativa proposta da un negoziante. Per dire che certi temi non vanno strumentalizzati, che tutti vogliamo bene alla nostra città, che quando ti spaccano la vetrina non sei solo. Per richiamare la comunità a ragionare della solidarietà verso chi è colpito da fenomeni malavitosi. Per unirci attorno a progetti di qualificazione urbana e sociale. La comunità che si attiva insieme alle istituzioni è una garanzia di forza e di consapevolezza. Non dovrebbe sfuggire ad un osservatore stimolante e curioso come Lei, che reagire una volta tanto senza fare appello alla semplice repressione, ma cercando di unire le energie, sia un salto di qualità importante, isolando chi pensa che la Bolognina guarisca solo con la militarizzazione, le ronde, oppure con una semplice idea romantica del quartiere operaio che cambia integrandosi con il mondo, senza attivarsi perché nulla cambi davvero. In mezzo a tanti scenari illusori, ci sono la presenza sulla strada e il lavoro quotidiano per portare a termine le trasformazioni urbanistiche (i lavori del sottopasso Gobetti stanno ripartendo), l’illuminazione pubblica appena cambiata, la cura del quartiere e la socialità, i nuovi chioschi che aprono al Mercato Albani. C’è ancora molto da fare è vero. Va incrementata la lotta contro il vandalismo grafico e lo spaccio; con Acer possiamo gestire meglio alcune situazioni e liberare spazi di socialità. Il commercio è poi una grande sfida, un mondo che ci chiede più sicurezza e che, allo stesso tempo, ha bisogno di rinnovarsi. Ai commercianti abbiamo offerto in questi anni la nostra presenza e il nostro supporto, stimolandoli a cambiare e a lavorare con la comunità e non da soli. Come stiamo facendo nelle vie Albani, Serra e Tiarini, ad esempio. Non è un caso che l’iniziativa di cui parliamo parta da lì. Si lavora e si cambia insieme in Bolognina, dal basso, confrontandosi, confliggendo, ma rispettando le tante e preziose diversità. Per concludere, la sicurezza per noi non è un tema da contenzioso politico elettorale (tra le altre cose paga poco, la Lega non ha neanche un consigliere di quartiere al Navile) e il bene comune si cura con l’intervento pubblico e con il civismo, due azioni complementari. A noi, come persone delle istituzioni, spetta però un compito ancora maggiore: esserci su quel marciapiede, in quei negozi, tra quelle persone. Ecco quanto è accaduto e accadrà ancora. Raccolga le sue braccia Bottura, non le lasci cadere. Due mani in più ci servono da queste parti.
Luca Bottura
Ringrazio l’Assessore Lepore e il Presidente Ara per la pacatezza e la ricchezza della risposta. Oso rispettosamente pensare che ii mio pezzo parlasse d’altro – sostanzialmente di ruoli in commedia — ma quell’altro l’ho appunto già scritto e non trascinerei oitre la discussione. Come si dice: avremo occasione. Buon anno a voi e a chi abita la Bolognina. Ne abbiamo tutti bisogno.


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