Matteo Lepore Manifesto Mobile def

Di Internazionale, birre, pipì e sfruttamenti vari

da | Lug 23, 2016 | Commercio

Internazionale_Logo_Sito1

Capita di venire citati da un blogger che pubblica per Internazionale.it. L’argomento è interessante ed è anche molto ‘bolognese’ (paradossi di Internazionale o grandeur di Bologna?!). Di ordinanze, di pipì e di birre in strada se ne parla da diversi decenni a Bologna, qualcuno potrebbe affermare da oltre 900 anni. Partire da qui, però, ci porterebbe troppo lontano, mentre voglio iniziare da un dato solido. Il blogger in questione mi tira in ballo, allude a varie storie ma fa anche delle affermazioni circostanziate: “i colossi dell’alimentare vogliono avere campo libero fin sotto le due torri (letteralmente: una piccola Coop è a pochi metri dal simbolo della città), e la giunta cittadina colpisce gli esercizi dei bangladesi nelle loro due caratteristiche peculiari: le birre fresche e l’orario serale prolungato“. Da maggio fino a ottobre 2016, infatti, l’Amministrazione ha emesso un’ordinanza anti alcol e vetro che limita gli orari di negozi e laboratori artigianali (locali senza licenza di somministrzione) alle 21 qualora vendano alcolici e vieta loro la refrigerazione degli stessi. Il limite delle 21 decade qualora il negozio opti per la rinuncia alla vendita di alcol. L’informazione che probabilmente manca al blogger è che tale ordinanza vale anche per i supermercati o minimarket della grande distribuzione organizzata. Tanto che proprio una nota marca della ‘gdo’ ha impugnato la nostra ordinanza chiedendo una sospensiva al TAR. Nei prossimi giorni, si attende il pronunciamento del giudice che potrebbe sospendere il provvedimento immediatamente o rimandare più avanti per un pronunciamento sul merito. Partiamo da qui. Perchè l’articolo a firma Wolf Bukowski pubblicato da Internazionale è molto romantico, tutt’altro che Pulp, ma una cosa è certa: è male informato. La nostra ordinanza non favorisce la grande distribuzione, affatto. Tanto è vero che il ricorso è stato presentato da una grande marca, preoccupata per la limitazione al proprio orario. Chiarito questo, passiamo al resto.

Le ragioni che hanno motivato l’ordinanza del 2016, dedicandola a tutto il Centro storico, alla Bolognina e in alcune strade di Borgo Panigale, le avevo già esposte nel mio blog. Ordinanza che nel 2015 era già stata emessa per la sola Bolognina e Zona Universitaria senza il divieto a bere in contenitori di vetro mentre si è in strada. Gli effetti dell’ordinanza ci sono stati, anche se da sola non basta. Da precisare ancora una volta, che non è vietato per le persone bere in strada a Bologna, ma solo l’uso del vetro.

A seguito delle ordinanze 2015 e 2016 (sempre della durata maggio-ottobre) in Bolognina diversi negozi di alimentari hanno rinunciato a vendere alcolici nel periodo estivo, limitando così un fenomeno preciso. Prima dell’ordinanza si assisteva a ripetuti raduni di consumatori cronici di alcolici che sostavano a qualsiasi ora del giorno e della sera. Urla, spaccio, risse, resti di bottiglie rotte e altro. In Centro, invece, le problematiche erano e permangono più complesse. La questione più seria è la ricerca di un equilibrio nella convivenza tra residenti e studenti, più in generale del rispetto del senso civico e del ‘bene comune’. Il problema non è tanto se sia giusto o meno vendere o comprare una birretta, sedersi a terra, chiaccherare con gli amici. Negli anni, il problema è diventato: migliaia di persone ogni sera bevono in strada, lasciano cocci dappertutto, urlano e fanno i loro bisogni ovunque. Questo ben prima che arrivasse la Giunta Merola. In questi 5 anni, delle cose sono state fatte: nuovi bagni pubblici, progetti di rigenerazione di strade, piazze e mercati, patti di collaborazione per la gestione condivisa di aree, il coinvolgimento attivo dei gestori dei locali, rimozione dei cassonetti e raccolta differenziata, progetti e iniziative di concerto con l’Università, manifestazioni estive, interventi anti abusivi e spacciatori ecc. Tutto questo è bastato? Non basta affatto, anzi bisogna fare di più e meglio. Anche perchè gli interessi ci sono eccome, spesso e volentieri sono contrapposti e molteplici.

A volte, ho come l’impressione che a Bologna qualcuno pensi che per governare avendo consenso basti lasciare tutto com’è, non fare nulla. Che vada bene così e, forse, per molto tempo è andata proprio così. Diciamocelo, interrompere l’inerzia biologica di una città può causare trambusto. Certo, non si sarebbe arrivati alle eccessive ‘densificazioni’ problematiche in alcune zone se qualcuno prima di noi fosse intervenuto per tempo. Oppure non ci ritroveremmo con pubblici esercizi con licenza di somministrazione i quali, una volta pagati gli oneri per i cambi d’uso, realizzati due bagni e pagato le tasse dovute, si ritrovano affiancati da laboratori artgianali che senza avere fatto nulla di tutto ciò esercitano un’attività similare; si badi bene, sempre più spesso in modo abusivo a prescindere dall’ordinanza di cui parliamo. L’ordinanza è solo un deterrente ulteriore. Perchè se non hai la licenza per somministrare da bere e lo fai, sei comunque nel torto e il meccanismo della refrigerazione vietata nei mesi estivi non ha fatto altro che mettere la lente d’ingrandimento sorpa un fenomeno. Dal 2013 ho il compito di gestire l’Assessorato al Commercio, anni dopo le liberalizzazioni di Bersani. Leggi tanto importanti quanto incomprese, prova ne sia che approvati i decreti ci si è dimenticati di gestire l’impatto sulle città. Lasciare al ‘mercato’ la questione delle licenze e degli orari senza forti contrappesi a livello locale era pura utopia. Infatti eccoci qua. Piangere sul latte versato però ora non serve.

Nei prossimi giorni sapremo se la nostra ordinanza, come l’anno scorso già è avvenuto, supererà il giudizio del TAR. Qualora dovesse essere sospesa, non demorderemo comunque nell’identificare nuove strade per affrontare i problemi che ci eravamo preposti di risolvere. Tanto, lo sappiamo, ogni provvedimento o mancato provvedimento nel nostro paese viene toccato da un esposto, una denuncia, un pronunciamento di qualche avvocato o tribunale. Più la zona è grigia a livello legislativo, più ciò tende ad accadere. Nonostante questo, alla la via giudiziaria io continuo a preferire il dialogo, come proposi in passato ai locali che poi decisero opportunamente di costituire il Consorzio Enjoy in zona Universitaria,mettendosi assieme. I gestori di negozi di alimentari e laboratori artigianali che intendono continuare a vendere alcolici in strada sono pronti a farlo? Facciamo un passo avanti insieme? Servono proposte concrete e non demagogia. L’ordinanza nei mesi estivi non è perfetta, come ogni provvedimento. Parliamone, ma non nascondiamo i problemi.

P.s.

A proposito di Polash…

Le comunità straniere (o chi le vuole rappresentare) sono pronte a partecipare a un tavolo che abbia come obbiettivo la transizione ad attività imprenditoriali ‘alcol free’, il contrasto a fenomeni di sfruttamento lavorativo e all’abusivismo? Vogliamo parlare di percorsi di inclusione vera e non di segregazione? eccone uno. Siamo pronti, come città, ad accettare consapevolmente questa sfida o vogliamo continuare a vivere da separati in casa, facendo finta che gli uni e gli altri non esistano?

P.p.s.

Mi scuso se in questo post non ho argomentato per quale motivo sia opportuno multare chi fa pipì contro un muro o raccontato quanto Bologna sia in questo esatto momento una città piena di vita e possibilità di bere una birra fesca.